Lavorare in uno spazio in cui quegli elementi minimi di realtà che sono i testi vengono presentati per tagli obbliga a riflettere sulla natura del prodotto finale. Esiste insomma un montaggio dei libri, di cui fa parte (ma senza ridurcisi) anche l’organizzazione macrotestuale – e quindi in qualche modo narrativa – delle raccolte: l’antologia, la selezione, la presentazione e tutte le operazioni simili non sono che altri tentativi di narrazione sulla base del “già scritto”, con le proprie teste e le proprie code, con la messa in risalto di soli e specifici oggetti. Così come ultimare e presentare un film è un’opera di montaggio, vale lo stesso per le opere letterarie. Credo possa essere parte del motivo per cui è utile riflettere sul perché Thermae abbia per sottotitolo «un film di Giulio Marzaioli»: varrà senz’altro per il suo essere un’opera squisitamente narrativa – cioè con una progressione di tempo ed eventi -, oltre che per l’effettiva progressione cronologica delle fotografie incluse nel testo – montabili quindi come frame di una registrazione -, ma non è tutto. Thermae è un film perchè , riprendendo una categoria di Giovannetti, è un’installazione. Vive – così come le pellicole e forse come il reale che riprendono e sicuramente come la nostra storiografia – delle sue manipolazioni, dei tagli che gli vengono imposti, delle note di regia che contiene e dei loop contenuti al suo interno e che permettono di riprovare costantemente un montaggio diverso, almeno finché la materia resisterà, manterrà il suo senso. Questo è uno dei montaggi possibili, effettivamente un trailer.
Il ritratto in copertina è di Dino Ignani.
da Thermae ([dia•foria, 2023)
Da tre anni non misurava la pressione. Avrebbe fatto meglio.
La giornata inizia alle nove. Si ritrovano nella veranda per colazione. Sono tutti ben vestiti. Sono tutti magri. La colazione viene servita su tavolini in ferro battuto dipinti di bianco. Su ogni tavolino una composizione di rose, anch’esse bianche. L’odore di zolfo supera l’aroma del tè, ma non c’è da preoccuparsene.
Se non fosse stato per l’incidente.
Dopo la prima colazione, si avviano verso gli spogliatoi, cabine bianche di legno. Ne escono fasciati in accappatoi, bianchi.

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Suo marito probabilmente non la raggiungerà. È
in ottima salute.
È un vero peccato.
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La pausa postprandiale viene frammentata dagli spruzzi dei getti d’acqua, sospesi durante il pranzo.
I getti provengono dalla bocca di statue raffiguranti putti disseminate lungo il perimetro della piscina. Spesso gli ospiti si intrattengono ascoltando la ritmica generata dalle gocce che cadono sulla superficie acquosa.
L’ambiente sonoro che si viene a creare costituisce una partitura condivisa a frequenza variabile che indurrà alcuni a riflettere, altri a rientrare dentro la struttura.
Quello che più gli manca è la possibilità del deterioramento, l’incognita della perdita. Non c’è neanche il rischio di ammalarsi.
Per lei è di grande consolazione sapere che non può accadere niente.
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Va tutto bene. Va sempre meglio.
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Dopo aver consumato l’aperitivo nel giardino, si è fermata. Dietro di lei un’altra ospite è a sua volta immobile.
Dal punto di osservazione di lui la seconda donna copre del tutto la visione della prima. Tutto ciò potrebbe apparire sconcertante, considerato che la scena rimane invariata per un lungo periodo di tempo, ma a lui, che pure rimane a sua volta fermo ad osservare, la circostanza sembra ininfluente. Tuttavia, non si muove per non cambiare il punto di osservazione, fin quando una delle due donne non riprende a salire le scale.
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Non si possono lamentare.
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[…] Pare che comunque nessuno abbia diretta conoscenza di tali circostanze.
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Giulio Marzaioli (1972) vive a Roma. Tra le pubblicazioni, in versi e prosa: In re ipsa, Anterem Edizioni (premio Montano); Quadranti, Oedipus Editore; Trittici, Edizioni d’if (premio Mazzaurati Russo); Quattro fasi, La Camera Verde; Arco rovescio, Benway Series. Alcuni testi scritti per il teatro sono raccolti in Appunti del non vero, Editrice Zona. Ha inoltre pubblicato i volumi fotografici Cavare marmo e La concia, per le edizioni de La Camera Verde. Numerosi i contributi su riviste e spazi web, è presente in antologie e opere collettive e suoi testi sono tradotti in Francia, Stati Uniti, Germania, Spagna, Svezia. Conta diverse collaborazioni con artisti di diversa estrazione “linguistica”, in prevalenza fotografi e videomaker. Tra gli ideatori e organizzatori di «Ex.it», evento permanente dedicato a “materiali fuori contesto” scrittura, musica e arte contemporanea, è attualmente co-curatore del progetto editoriale Benway Series. Thermae (anticipato nel 2016 in una diversa redazione su Descrizione del mondo) è attualmente finalista per il premio Montano.









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