Arianna Vartolo | Derma

Foto di Mattia Tarantino

a cura di

Mattia Tarantino

4–7 minuti

|

da Derma (Arcipelago Itaca, 2025)
introduzione di Mattia Tarantino


I


Un diario della fame, o tecniche di riparazione. Appunti, di sicuro, per evocare un serpente. Questo serpente è il linguaggio, e qualcosa lo chiama. Questo qualcosa è il linguaggio, e chiama il serpente. 


II


Il corpo come oscillazione o come trasparenza. Tutto il visibile è un punto di presa del potere. «La visibilità è una trappola», una mano che ci afferra e ci rovescia, oppure un cunicolo, una grata che si sfonda se passiamo. Qualunque cosa cammini tra i cunicoli stiamo certi che ci evita. Ci fissa, certo, ci richiama. All’improvviso si allontana.


III


Poi una notte bianca, e siamo il Lunare, adesso, la Postura dell’Attesa. Siamo l’innamorato, i jolly di una trasparenza rigata, invisibili a strisce, a pezzi. È il dominio della lotta, questo, un corpo a corpo. 


IV


La grazia, un dominio contro-natura. È un altro regime, questo, il regime dei Beati, delle dita passate sulla schiena, come un ultimo saluto o certe prove per le mappe: cerca il segno, cerca i gradi, guarda cosa striscia, è quasi giorno. 


V


Tutto il mondo è la sagoma di un corpo. La pelle, l’unica geografia possibile. Come tutte le geografie è un sapere di guerra. I popoli che camminano tra le dita, quelli appesi tra l’uno e l’altro labbro, oppure certe bestie, un’imboscata attorno all’ombelico. 


VI


Messico, mosche, lievito madre. I punti cardinali, le coordinate per un’altra Porta. Bussano, mordono, ci interrogano. Non sappiamo rispondere e lasciamo ci sbranino. 


VII


Assomigliamo al Pasto. Al grasso attorno all’osso. Più tardi siamo un buco e certi volti che vi affiorano. Avevamo vent’anni e non avevano ancora inventato gli specchi.


VIII


Tecnologie di riparazione. Metti il tè sul fuoco, tira le tende, qualcuno parla, più vicino. Ascolta, il mondo è questo. Il mondo, mica noi. 


IX


Assomigliamo piuttosto al Messico, allora, a certi bambini che i poeti ci raccontano dipinti d’azzurro, seduti ai bordi della strada, le gambe a penzoloni, chiedono qualcosa sul cammino. Assomigliamo alle loro domande, a un’altra lingua. 


X


Un’altra lingua: il corpo è pronto. Un’altra lingua come un tatuaggio della voce, attenti al sole. Un mondo ancora ed ecco che ritorna il serpente, buon segno, ancora una parola, o un amuleto.


Derma
(Arcipelago Itaca, 2025)


Per il suo essere fibroso e stratificato, il derma esamine di un animale ha bisogno di subire passaggi profondi di trasformazione, prima di divenire – da membrana nutriente quale era in vita precedente – nuovo corpo. Corpo ex novo per ricominciare. Cominciare a scrivere.


Immergere

La prima fase prevede il lavaggio: per rimuovere le scorie del trapasso, la carcassa ha bisogno di essere immersa in calce spenta e acqua. Il passaggio permette di liberarla da ciò che la decomposizione lascia residuo dietro di sé. Un rito liquido di purificazione.


Ieri ho sentito più volte ripetuta la parola
Padre. Ho pensato per un attimo
a quello che per ipotesi – non remota
quanto la conferma – dovrebbe essere
il mio. Ieri ho sentito più volte
ripetuta la parola padre. Ho provato
per un attimo a pesarne la figura – farne
giuntura essenziale al dispetto della forma
fessa che ne spaccava i contorni
in quei giorni che mai è stato presenza.
Ieri ho sentito più volte
ripetuta la parola padre. Ho provato per un attimo a scriverla
non maiuscola non corsiva – senza segni distintivi
che ne dicessero una qualche vaga rilevanza.
Ieri ho provato (anche solo, tolto tutto) per un attimo
a pensare a mio padre:
non me ne sono ricordata il volto.


Scarnificare

Il lavaggio precedente ha ridotto l’originario turgore. Una volta poi rasato il derma, da esso va rimossa la carne rimasta ancora in eccesso: scarnificarlo, dunque, con una novacula (rasoio, lama)- arnese tagliente a forma di falce di luna. Falce crescente per una fase nuova.


Dormo con una ferita
aperta, a istruzione
di un oltre in ascolto. D’altronde
il sangue segna inizi
e termini noti; dà
e toglie a dovere, restituendo
- sempre – al sacro.


Sfregare

Dopo averla purificata e ridotto all’essenziale, la pelle passa attraverso la successiva operazione: usando pietra pomice o altro materiale adatto all’abrasione, va sfregata – levigata in tutta la sua estensione. A renderne ulteriore supporto, superficie vergine di trasformazione. 

Continuano a sanguinarti le gengive eppure
- ti dici – eppure io uso
Parodontax come dentifricio. Riporta
la confezione aiuta la prevenzione del suddetto deflusso eppure
- ti dici – eppure ancora non si arresta.
Intanto in testa ti torna Kynodontas
il film di Lanthimos1 che tanto hai amato nel duemilasedici:
c’era una persona a te accanto, ne registravi ogni forma gesto
postura. Era curare con l’attenzione: non timore
della perdita ma bisogno di quel che dura.

Continui a sfregare ai lati e sputi
saliva e sangue sul bianco smaltato del lavabo; lo sai non si dovrebbe
ritrarre la mucosa boccale a lasciare
scoperti i processi alveolari dei mascellari,
la radice il nervo i vasi. Giusto il dente rimane
souvenir di occasionale nostalgia:
di un ricordo lasciato
esposto / al rosso dell’emorragia.

Seccare

A un ultimo passaggio, poi, il derma esangue deve arrivare: fondamentale nel suo consentire alle fibre originarie di disporsi in modo tale da impedire all’inchiostro futuro di trapassare. Seccare la pelle richiede estrema attenzione: l’eccessiva tensione, infatti, potrebbe provocare strappi e lacerazioni laddove, da vivo, il corpo presenti antiche lesioni. Accortezza, dunque. Ché l’intera fase e delicata e non priva di rischi. Rinforzarlo o ripararlo, lì dove il danno – la ferita – non sia già divenuta “occhio”. Nel punto in cui l’eccessiva tensione non abbia reso la pelle talmente sottile da poterci guardare oltre.

E rimane il sangue – una rete
a colare senza rompersi – ancora.
Ritorna il mese della sete
è finito
2 in un ricordo che sempre

dirà il bianco di questa parete.
E le luci: rimaste accese.


Ultima ratio

A volte sistemo le cose
davanti allo specchio, forse a cercare
forme di moltiplicazione; a tentare il conto
di ciò che sempre rimane
in sospeso e sempre
sbagliare. Non c’è tempo speso
che dica quanto sia
importante il riflettere su tale misura
non lineare; il capire quando sia
ultima quella ratio cui si cede
- cui si crede ogni volta di arrivare.


E allora sì, il corpo sarà pronto



Note



1 Lett. canino. Film di Yorgos Lanthimos (2009).
2 Citazione da Sleeping in Carthage, testo contenuto nell’opera White Stains (1898) di Aleister Crowley.





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