Pubblichiamo, clandestinamente, per la prima volta in italiano, tre poesie di Roberto Piva tratte dal suo primo libro, Paranoia (1963). Sul sito del Groupe Surréaliste en Clandestinité è possibile scaricare gratuitamente il PDF della nostra pubblicazione. In alternativa, l’opuscolo può essere trovato, per caso o in alcuni luoghi scelti dai nostri membri, presso le sedi delle nostre sezioni: Parigi per la sezione francese, Napoli per la sezione italiana, Madrid per la sezione spagnola e San Paolo per la sezione brasiliana. Per maggiori informazioni, consultare il BULLETIN INTERNATIONAL DU GROUPE SURREALISTE EN CLANDESTINITE.
Introduzione a Roberto Piva
Roberto Piva (San Paolo, 1937 – San Paolo, 2010) è stato un poeta brasiliano. Paranoia, la sua prima raccolta di poesie (1963), è citata in La Brèche, rivista surrealista diretta da André Breton, come il «primo libro di poesia delirante pubblicato in lingua brasiliana
Introduzione a Paranoia, di Roberto Piva
Le poesie di Paranoia che presentiamo costituiscono un esempio della poesia di Roberto Piva del primo periodo. Non solo perché Panaoia è il suo primo libro – probabilmente il più importante, anche in virtù del riconoscimento internazionale – ma anche perché si differenziano nettamente dalla successiva “poesia sciamanica”, iniziata dopo gli anni ‘90, quando il poeta dichiarerà: “sono il poeta NELLA città / non DELLA città”.
In Paranoia ci confrontiamo con un’ideologia urbana. Per questo, e per molte altre influenze e ispirazioni, qualcuno (di cui non ricordiamo il nome e di cui poco ci interessa ricordarcene) ha citato, a tal proposito, Le Paysan de Paris di Aragon. La scrittura di Piva è un flusso alimentato soprattutto dalla lettura dei poeti Beat, che raggiunsero Piva a partire dagli anni ‘60 (una zia di Piva, residente negli Stati Uniti, gli inviava libri della City Light Publishing). È lecito affermare che le poesie di Paranoia sono come «esseri viventi», secondo le parole del poeta beat Michael McClure: testi dotati di un’esistenza autonoma, individuale e autosufficiente.
Questa prospettiva permette di apprezzare appieno la grandezza di questa pionieristica pubblicazione, in cui Piva si appropria della poesia brasiliana moderna, seguendo l’esempio di Mário de Andrade e Jorge de Lima. La sua poesia è «allucinatoria» e «delirante», verbosa e onirica, con toni avanguardisti o meno, arricchita da tocchi del metodo paranoico-critico di Salvador Dalì (come ha affermato lo stesso Piva). Tuttavia, essa nasce ready-made dalle mani del giovane dandy di San Paolo e conserva ancora oggi una sorprendente attualità, in perfetta sintonia con la vita delle grandi metropoli.
In Paranoia, le poesie si presentano come esseri urbani: i loro versi – per usare l’espressione di Henri Michaux – sono carichi di «semplici parole-trampolino da cui balzano su e giù corpi spirituali e mistici». Non siamo certi che Michaux abbia pronunciato esattamente queste parole, ma in ultima analisi i poeti, come osservava Pier Paolo Pasolini, rubano ad altri poeti. È essenziale farlo con una morale che trascenda il bene e il male. E, dopotutto, come Piva non si stancava mai di ricordare, «la poesia è l’orgia più affascinante a portata di mano dell’uomo» (Breton).
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Definizione del surrealista in clandestinità
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Un surrealista clandestino è:
a) Un anarchico spagnolo che partecipa al primo congresso della Terza Internazionale.
b) Un operaio in cassa integrazione.
c) Un soldato che diserta.
d) Un palestinese nei territori occupati da Israele.
e) Un ebreo a Monaco nel 1933.
f) Un Kabyle in Algeria.
g) Un membro del Black Panther Party a Soweto durante l’apartheid.
h) Un Viêt-cong in Texas.
i) Una donna a Ciudad Juarez.
j) Un arco a sesto acuto o un muqarnas in una chiesa, lo zero in una cifra dell’equazione matematica che dimostra l’inconsistenza della prova ontologica dell’esistenza di Dio, i versi di un ghazal di Hafez recitati durante un pellegrinaggio alla Mecca.
k) Quetzalcoatl nel letto di Hernán Cortés, nei sogni di Hernán Cortés, negli incubi di Hernán Cortés, nelle preghiere di Hernán Cortés, nel sangue di Hernán Cortés, nello sperma di Hernán Cortés, nelle malattie di Hernán Cortés, nella progenie di Hernán Cortés, nei vermi che consumano le spoglie di Hernán Cortés, nei fiori sulla tomba di Hernán Cortés, nelle statue decapitate di Hernán Cortés, nel nome Hernán Cortés.
l) Un quadro di Malevič in una chiesa ortodossa.
m) Uno studente al primo anno di università che vive in un monolocale delle dimensioni di una cella monastica, o uno che vive insieme ad altre dieci persone in un appartamento haussmanniano, nel quale la cucina ha la stessa funzione dei cortili di ricreazione delle prigioni; o, ancora, uno studente che spende la maggior parte della CAF per comprare l’opera completa del suo scrittore preferito e che, per mangiare, ruba al supermercato, o si fa invitare a cena, o si presenta a tutti i vernissages delle gallerie d’arte del settimo arrondissement (anche se il caviale gli è indigesto, la lotta di classe è il suo ricettario); o, ancora, uno studente che ruba l’opera completa del suo scrittore preferito, ne ricopia i passaggi prediletti in un quaderno che, all’occorrenza, funge anche da ricettario, agenda telefonica e dizionario, e si addormenta col libro tra le mani come se fosse un breviario, o una pistola da usare nel caso in cui la Gestapo dovesse irrompere nel suo appartamento; o, ancora, uno studente di medicina che, durante il suo praticantato, la prima volta che assiste a un’operazione al cuore, ripassa i fondamentali leggendo le Rime di Petrarca o i Sonetti di Shakespeare; o ancora, uno studente di lettere che, dopo aver letto Rimbaud, smette di studiare la letteratura e parte per l’Africa, per incontrare il fantasma di Ernesto Guevara in Congo durante un’azione di guerriglia a Kinshasa, o quello di Arthur Rimbaud ad Harar, che scrive il verso di una nuova poesia tracciandolo sulla ghiaia di un cortile ombreggiato con la punta del fucile che avrebbe venduto al fantasma di Ernesto Guevara di ritorno nella sua bara.
n) Thomas Sankara quando ridipinge di rosso la Casa Bianca a Washington.
o) Patrice Lumumba quando ridipinge di nero la Casa Bianca a Washington.
p) Max Roach e Abbey Lincoln che, dopo aver appreso della morte di Patrice Lumumba, sbarcano al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite urlando “Stati Uniti assassini!”.
q) Charlie Parker che sostituisce l’orchestra sinfonica del Festspielhaus di Bayreuth con il suo quartetto.
r) Un botanico di Harlem che legge per la prima volta Black Flower di Ted Joans e che, in preda all’euforia, corre in strada a perdifiato bussando alla porta di ognuno dei suoi vicini urlando:
«Dei fiori neri sono spuntati in tutte le capitali,
in tutte le città degli Stati Uniti.
Questi fiori neri sono pericolosi,
terribilmente pericolosi per il Sogno americano.
I fiori neri fanno del Sogno americano
un incubo che avanza.
Non si sfugge ai fiori neri.
Tendono la mano soltanto ai bianchi rivoluzionari.
Il bianco scelto come amico deve essere pronto a impugnare le armi,
per aiutare i fiori neri a distruggere il sistema americano.
Il sistema americano è il più diabolico dei sistemi imperialisti su questa terra.
Il suo scopo finale è la distruzione del mondo.
Ma i fiori neri hanno ormai raggiunto la forza di venticinque milioni.
Possono guidare, possono stare all’avanguardia dell’attacco
Che fermerà
l’AmeriKKKa».
s) Un bibliotecario ad Alessandria.
t) Sócrates quando arriva in Italia per studiare Gramsci.
u) Un medico che chiama il suo primo figlio Franz Fanon.
v) Un urbanista che chiama il suo primo figlio Ivan Chtcheglov.
w) Guy Debord quando mangia il cadavere squisito di André Breton e, dopo una lunga ed estenuante intossicazione alimentare, si suicida con un colpo di rivoltella al cuore.
x) Roberto Piva che rivela la sua vera identità togliendosi le differenti maschere che ha adottato nel corso dei secoli: quella innamorata di Dante, quella con la chierica di François Villon, quella sporca di sangue di Caravaggio, quella contratta dallo spasmo di Sade, quella vendicativa di Maldoror, quella sotto anfetamine di Allen Ginsberg, quella profetica di Malcolm X, quella tumefatta di Pier Paolo Pasolini, quella desiderante di Gilles Deleuze, quella senile della Rivoluzione.
y) La tua immagine riflessa nello specchio.
z) Noi, Surrealisti Clandestini, siamo tutto questo e molto altro ancora: siamo così numerosi che non sareste in grado di riconoscerci tutt*.
POESIA RISSA, ROBERTO PIVA
Sono stanco di troppe cose
Non diventerò un sobborgo
Non sarò una valvola sonora
Non sarò pace
Voglio la distruzione di tutto ciò che è fragile:
cristiani fabbriche palazzi
giudici padroni operai
una notte distrutta avvolge i due sessi
la mia anima forsennata balla senza freni
lo sparo di un Mauser trafigge i timpani di
due millepiedi
l’universo è sputato fuori dal culo sanguinante
di un Dio-Cagna
le viscere si commuovono
avevo bisogno di dimenticare di esistere
le falene trafiggono il cielo cementato
mi trincero nell’arcobaleno
Ah, tornare ancora una volta alla finestra
perdere lo sguardo sui tetti come
se fossero l’Universo
il girasole di Oscar Wilde tramonta sui tetti
un giorno dovrò partire lontano
il mondo all’esterno corre troppo in fretta per me
San Paolo e la Russia non possono fermarsi
quando andavo a scuola, Dio si era tappato le orecchie per me?
la morte mi guarda dal muro con gli occhi marci
di Modigliani
vorrei dar fuoco ai peli del cazzo di Modigliani
la mia folle anima indica la luna
ho visto professori e i loro discreti calcoli occupare
Il mondo dello spirito
ho visto bambini vomitare nei termosifoni
ho visto penne dementi orti coperchi dei cessi
apro gli occhi le nuvole si fanno più dure
porto il mondo all’orecchio come un enorme orecchino
la follia è uno specchio nel mattino di uccelli senza fiato.
POEMA PORRADA, ROBERTO PIVA
Eu estou farto de muita coisa
não me transformarei em subúrbio
não serei uma válvula sonora
não serei paz
eu quero a destruição de tudo que é frágil:
cristãos fábricas palácios
juízes patrões e operários
uma noite destruída cobre os dois sexos
minha alma sapateia feito louca
um tiro de Máuser atravessa o tímpano de
duas centopéias
o universo é cuspido pelo cu sangrento
de um Deus-Cadela
as vísceras se comovem
eu preciso dissipar o encanto do meu velho
esqueleto
eu preciso esquecer que existo
mariposas perfuram o céu de cimento
eu me entrincheiro no Arco-Íris
Ah voltar de novo à janela
perder o olhar nos telhados como
se fossem o Universo
o girassol de Oscar Wilde
entardece sobre os tetos
eu preciso partir um dia para muito longe
o mundo exterior tem pressa demais para mim
São Paulo e a Rússia não podem parar
quando eu ia ao colégio Deus tapava os ouvidos para mim?
a morte olha-me da parede pelos olhos apodrecidos
de Modigliani
eu gostaria de incendiar os pentelhos de Modigliani
minha alma louca aponta para a Lua
vi os professores e seus cálculos discretos ocupando
o mundo do espírito
vi criancinhas vomitando nos radiadores
vi canetas dementes hortas tampas de privada
abro os olhos as nuvens tornam-se mais duras
trago o mundo na orelha como um brinco imenso
a loucura é um espelho na manhã de pássaros sem Fôlego.








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