Lost Lunar oltre la sua fascinazione | 2/2 | Mina Loy

a cura di

Francesco Ciuffoli

10–15 minuti

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in copertina foto di Man Ray, “Mina Loy”, 1920 [restaurata e rielaborata con l’utilizzo di IA]


Lost Lunar oltre la sua fascinazione | Mina Loy
Una lettura + Estratti

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Proseguendo così all’interno dell’opera completa di Mina Loy, non si può che tornare nuovamente a Nietzsche. Una relazione mortale contraddistingue la poesia dell’autrice inglese e la filosofia del pensatore tedesco, entrambe queste visioni si basano infatti sull’uso di una «forza che ha per oggetto un’altra forza», una tale per cui «è con un’altra specie di vita che entra in lotta la vita». E proprio per questo che poi, volendo ben dire, ci ritroviamo oggi nei seguenti testi a affermare e confermare nuovamente che «la forza che si fa obbedire [qui] non nega l’altra o ciò che essa non è, bensì afferma la propria differenza e ne gioisce». Lo ricordiamo, questo è il punto fondamentale del percorso letterario dell’autrice: la differenza come valore (e quindi anche come senso) che si genera solo attraverso i contrasti, contrasti estremamente attivi ma non per questo risolutivi oppure sintetici (tanto nel testo quanto nella vita).

Risultante da un processo di opposizione e contraddizione, ciò che viene fuori dalla gaia macchina letteraria di Loy è così l’apertura di una spaccatura tra un referente e un altro (spesso diametralmente opposti) e che conduce però all’esposizione-totale, all’affermazione cioè di entrambi i termini nel loro massimo grado come vita e morte, contemporaneamente. La contraddizione di cui parliamo è allora la contraddizione che si riflette anche nell’opposizione nietzschiana di Apollo e Dionisio, di sogno e ebrezza, di taglio e rottura. Se infatti da una parte Apollo determina la costruzione del sogno, dell’immagine plastica, della bella apparenza; Dionisio, dall’altra, non può che portare con sé il naufragio dell’indeterminatezza, della dissoluzione del sogno, della riproduzione di un dolore umano, strabordante della sua tragedia. E in questo processo che Loy seguendo Nietzsche giunge anche a affermare nei suoi testi una piena libertà sia nei connotati di un piacere quanto di una follia superiore a ogni sentimento precedente e non meno schizofrenica di una non-vita, quotidiana e apparente.

Il senso, sempre parziale e frammentario, di un fenomeno, della sua pluralità può solo avanzare, dichiararsi, affermandosi aggressivamente, anche attraverso un’aggressività indissolubilmente legata ad un’esistenza attiva, l’aggressività quindi di un’affermazione. All’ideale della conoscenza, alla scoperta del vero, Loy come Nietzsche sostituisce l’interpretazione e la valutazione: l’una fissa il «senso», sempre parziale e frammentario, di un fenomeno; l’altra determina il «valo­re» gerarchico del senso, e totalizza i frammenti senza at­tenuare né sopprimere la loro pluralità. Più precisamen­te infine potremmo dire che il verso come l’aforisma è al tempo stesso qui l’arte di interpretare quanto la cosa stessa da interpretare; non a caso viene detto che l’interprete è il fisiologo o il medico, quello che considera i fenomeni come dei sintomi e parla per aforismi.



da The lost luna Baedeker (Rina edizioni, 2022)


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DI CADAVERI E GENI
(1919-1930)


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ALL’INFERNO


Per sgomberare le strade della primavera
dai rifiuti dei nostri progenitori
e seppellire gli archivi del subconscio
sotto aiuole vergini

Davvero—

La nostra persona è una porta nascosta per l'infinito
Strozzata dai rottami della tradizione

Dee e ganimedi
Carezzano la santità dell'Adolescenza
Nello strale del sole.


* * *


APOLOGIA DEL GENIO


Ostracizzati da Dio—
I guardiani delle rovine della civiltà
puntano i propri fari sulle nostre tracce

Lebbrosi di luna
malati di magia
veniamo tra voi
innocenti
delle nostre luminose ferite

inconsapevoli
di come splenda perturbante
il nostro spirito
sulle passioni dell'Uomo
finché non ci voltano addosso le glabre facce da idioti
come un culo denudato in sberleffi aborigeni

Siamo i pagliacci sacri
che si nutrono di vento e stelle
e delle polverose pasture della miseria

Le nostre volontà si modellano
sopra bizzarre discipline
al di là delle vostre leggi

Potete partorirci
o sposarci
le possibilità della vostra carne
non sono il nostro destino—

La corazza dell'anima
ancora splende—
E siamo ignari
quando confondete
un'effimera
usura con la possessione

Nelle spoglie caverne dell'Increato
forgiamo il crepuscolo del Caos
a quell'imperiosa gioielleria dell'Universo
—la Bellezza—

Mentre ai vostri occhi
Un fragile raccolto
di sempreverdi criminalmente mistici
si oppone alla falce del censore.


* * *


BAEDEKER LUNARE


Un Lucifero argentato
serve
cornucopie di cocaina

A sonnambuli
dai fianchi adolescenti
drappeggiati
in caricature di drappeggi

Geni in livrea
preparano
l'Oblio
per parvenu postumi

Viali di delirio
illuminati
dalle anime candelabro
di incensieri
dalle tombe dei Faraoni

conducono
a un'apocalisse mercuriale
Odiose oasi
di fosforo corrugato———

i bianco-cornea lucernari
distretti di luce abbacinante
di bramosie lunari

———Segnali stelettrici
"Alati spettacoli della Via Lattea"
"Circo dello Zodiaco"

Cicloni
di polvere estatica
di cenere turbinante
crociati
da allucinate cittadelle
di vetro frantumato
in crateri sfollati

Un gregge di sogni
perlustra la Necropoli

Dalle spiagge
di oceani ogivali
nell'Oriente ossidato

Odalische dagli occhi di onice
e ornitologi
osservano
il volo
di Eros obsolescente

e l'"Immortalità"
marcisce...
nel museo della luna

"Ciclope notturno"
"Concubina di cristallo"
———————————
Butterata di personificazioni
la fossile fanciulla dei cieli
cresce e cala———


* * *


JAZZ DELLA VEDOVA


La carne bianca sconquassata dall'anima negra
Chicago! Chicago!

Un lamento inintelligibile
si aggira tra un groviglio di pallidi serpenti

fino all'estasi letargica di passi
che si trascinano verso un traguardo primitivo

Il bianco abbandona la sua recita di saggezza
i neri hanno la luna negli occhi

Ossessionati da fiati
in oasi di grazia

teneri virgulti
sono spezzati dagli oboi

e gigolò in tiro
si aggirano furtivi tra lamentevoli tabù.

Una corona elettrica
schianta i commerci clandestini della pista.

ritagliate sagome
si dissolvono
nelle sfacciate secche della dissonanza
mimi girovaganti

di un invadente Eros
adolescente

I bruni angeli-bruti
in guanti umani
barriscono attraverso una mostruosa crescita di tronchi di metallo

e musiche diaboliche
sbriciolano il vagabondare estatico
di fronte un delirante stormo di colombe.

Cravan
colossale assente
la tua ombra sostituta
rotola alla memoria incandescente

della sopravvissuta d'amore
in questo sati lussureggiante

disseccata dalle fiamme del suono
l'urna vedovile

trattiene impotente
il tuo riso assassinato

Marito
quanto segretamente mi hai tradito con la morte

mentre questo jazz allettante
spira il suo alito tropicale

tra gli echi della carne
l'unione
di carezza razziali

Il serafino e l'asino
in questo infallibile esperanto
terreno
conversano
di delizie sempreverdi

mentre il mio desiderio
si ritrae
nella distanza dei morti

brama
il silenzio opaco
dello spazio spopolato.


* * *


LUNGO LA TERZA


I.

«Saresti dovuto scomparire anni fa»—

così scompari
lungo la Terza
condividi l'incurante anonimato

dei mescidati corpi-d'ombra
animati dalla frustazione

i cui silenzi hanno unico potere
la respirazione
che precede il profilo corroso e abbronzato
dei loro altri odori

attraverso l'aria mostruosa
di questo naviglio a luci-rosse.

Qua e là
saturnine
insegne al neon
mettono a fuoco
una fattezza
sopra l'incolore opacità
delle proprie fisionomie abbattute.

Della loro ricercatezza
il Tempo, sarto bizantino,
a fasi alterne,
fa pagliacci con vestiti scolpiti
dall'umidità imprimendo
sugli irredimibili manichini
una lugubre spogliazione
da mummie
svoltolate.

II.

I privilegi della povertà,
vedere———

Come un fungo elettrico sbocciato
dal suo stesso splendore
di intrecciata gioielleria
riflessa sul selciato,

come il reliquiario di una portantina,
uscita da una leggenda, qui abbandonato,

di fronte un Cinema da due soldi,

un botteghino inzuccherato
imprigionare una splendente
Dea, nel suo abbozzo di torre,
con claustrofobia rituale.

I privilegi della povertà,
vedere———

Effimera nella polvere,
la brillantezza
di una valigia ingombra
di erme luminose;

amorevolmente nell'anonimato
scomparire
con il miraggio
del loro passaggio.


* * *


EFEMERA


L'Eterno si mantiene su metamorfosi in sequenza,
e così la Bellezza tuttavia

la metamorfosi sorprende!

Giù all'ombra
dell'acciaio boschivo
della sopraelevata

un'aerea, sconosciuta
forma onirica
di movimento sdoppiato,

dalle lunghe ali, un'incredibile
mosca-demonietto

si libra

trascinando
un velo orizzontale;

arranca, si affretta,
si accuccia;

gli apici delle sue ginocchia, come una blatta.
Di dimensione umana
un'imago ingrandita
trascina nel suo duplice progresso
una nostalgia senza nome attraverso la fanghiglia,
enigma misto a cupezza.

Come sempre, un brillio di innocente leggiadria
ad aprirle gli occhi;
per sussurrare di possibilità invisibili
nel non-colore del non-conosciuto.

Attraverso molteplici paracarri
metto a fuoco
la creatura di fittizia
fantasima,
questa bizzarria del traffico:

non è
l'abusivo insetto
che
una bambina—

—una tenda di mussola bianca,
legata al suo pullover,
le volteggia accanto,
pilota un'ideale zavorra

scarrozza un greve
pargolo

sopra una fragile,
traballante
carrozzina di bambola.

L'ala che si dispiega
gonfia alle sue palle
una meraviglia di finestre,
ricopre, come fa l'anima,
la povertà
col sogno.

Pensate
questa metamorfosi:

il ratto dell'infanzia
nel Regno delle fate.


* * *


CHIFFON VELOURS


È avvizzita.

I suoi tratti, declinanti
sull'orlo di un grido
che oltraggia l'età,

fuggono la morte in strane direzioni
trattenuti da una ragnatela di rughe.

Il luogo dei seni svaniti
indicato da una spilla da balia.

Rigida
riposa contro l'angolo
dei grandi magazzini.

Suo proprio dare forma
all'ultima trovata della moda,

modello unico
dell'abbandono.

Abbigliata in stracci memoriali
scarsi perfino a uno scheletro.

Adorna di un'improvvisa
fioritura di cotone
metà della sua gonna nera brilla
come uno specchio lordo;
riflette il canale di scolo—
una iarda di chiffon velours.


* * *


FOTOGRAFIA DOPO IL POGROM


Disposte dalla rabbia
le macerie umane

le finto-eterne statue degli uccisi
fino alla putrefazione.

Gettata su una pila di cadaveri,
una donna,
il suo corpo prestato alla compiuta bellezza
dall'assassinio,

guadagna il sorriso assoluto
della rinuncia di sé:

la pausa marmorea che precede il rifugio degli estinti
la desolazione della Morte
cancella la paura,

l'inattesa
compostezza

la pace senza scopo
che sigilla i volti
dei cadaveri—

i morti sono vergini.


* * *


UNA VECCHIA


Il passato si è decomposto
gli eventi si fanno incerti
il futuro è di nessun uso

il presente dolore.

Neppure il dolore ha più la precisione
con cui colpiva nel tempo della gioventù.

Piuttosto è una falena
che erode gli organi interni
appesa o in caduta libera
dentro un armadio sgombro

Lo specchio ti Tormentaa
oppure l'impossibile
è possibile alla senilità
permette all'un tempo vivace
snella silhouette di sé
di mantenere una vasta riserva
di eccessivo riserbo
per l'Enfio estraneo che sarà
esorcizzato solo dalla morte

Il dilatarsi del tempo ha completamente cancellato
la tua lunga realtà.

Mina Loy
12 luglio
1984


* * *

SCAVI E ACUTEZZE
(1914-1925)


* * *


AFORISMI SUL FUTURISMO


MUORI nel Passato
Vivi nel Futuro.

LA velocità delle velocità si afferma alla partenza.

NELLO spremere il materiale per estrarne l'essenza, la materia viene deformata.

E nell'urto contro sé stessa è scagliata oltre la sinossi della visione.

LA linea retta e il cerchio sono i genitori del disegno, la forma la base dell'arte; non c'è limite alla loro coerente variabilità.

AMA l'orrido in modo da trovarne il cuore sublime.

APRI le braccia agli sconfitti, per riabilitarli.

PREFERISCI osservare quel passato in cui i tuoi occhi erano già schiusi.

MA il Futuro è oscuro solo dall'esterno.
Saltaci dentro—ed ESPLODE di Luce.

DIMENTICA di vivere nelle case, possa tu vivere in te stesso—

CHÉ la gente più gretta abita le case più grandi.

MA la persona più gretta, in potenza, è grande quanto l'Universo.

COSA puoi saperne di espansione, se ti limiti al compromesso?

A OGGI ogni grand'uomo ha ottenuto la grandezza mantenendo miseri gli altri.

MA in Futuro, ispirando la gente a espandersi al massimo delle proprie capacità., un grand'uomo dovrà apparire in proporzione tremendo—un Dio.

L'AMORE per gli altri è apprezzamento di sé stessi.

POSSA il tuo egoismo essere enorme da comprendere l'umanità nella tua autoindulgenza.

IL Futuro è illimitato—il passato una pista di reazione insidiose.

LA VITA è limitata solo dai nostri pregiudizi. Distruggili, e smetterai di essere alla mercé di te stesso.

IL TEMPO è la dispersione dell'intensità.

IL Futurista può vivere mille anni in una sola poesia.

PUÒ comprimere ogni principio estetico in un solo verso.

LA mente è un mago vincolato dall'assimilazione; lascialo libero e la più piccola idea concepita liberamente basterà a negare la saggezza di tutti i predecessori.

GUARDANDO al passato arrivi al «Si», ma prima di poter agire sei già arrivato al «NO».

IL Futurista deve saltare di affermazione in affermazione, ignorando le negazioni intermittenti—deve scattare da una pietra d'inciampo a una di esplorazioni creative; senza scivolare nel torbido torrente dei fatti risaputi.

NON ci sono appigli nell'assoluto, cui un uomo possa agganciare la sua fede.

OGGI è la crisi nella coscienza.

LA COSCIENZA non può accettare o rigettare spontaneamente nuove forme, come proposte dal genio creativo; è la nuova forma, a prescindere da quanto grande sia il lasso di tempo in cui resta una mera provocazione—che modella la coscienza all'ampiezza necessaria a contenerla.

LA COSCIENZA non ha culmine.

LASCIA fluire l'Universo nella tua coscienza, non c'è limite alla sua capacità, nulla che non possa ri-creare.

ALLENTA la tua capacità d'assorbimento e cogli gli elementi della Vita-Tutta.

LA MISERIA sta nella disintegrazione della Gioia;
l'Intelletto, dell'Intuizione;
l'Accettazione, dell'Ispirazione.

CESSA di costruire la tua personalità con gli escrementi di menti irrilevanti.

NON essere uno zero nel proprio ambiente,
Ma colorare il proprio ambiente delle proprie preferenze.

NON accettare l'esperienza al suo grado zero.

MA aggiustare l'azione alla peculiarità della propria volontà.

QUESTI i fondamentali tentativi verso l'indipendenza.

L'UOMO è schiavo solo della sua pigrizia mentale.

NON puoi restringere la capacità della mente.

DI CONSEGUENZA non ti trovi solo in umiliante schiavitù alla tua coscienza sensoriale—

MA anche alle re-azioni meccaniche del subconscio, cumulo di rifiuti della consuetudine di specie—

E credendoti libero—la tua più piccola concezione è colorata dalla tinta di superstizioni retrograde.

QUI le maggesi di spazialità mentale di cui il Futurismo farà bonifica—

FACENDO spazio per qualsiasi cosa tu sia abbastanza coraggioso, abbastanza bello da estrarre dal sé compiuto.

PER farti arrossire gridiamo le oscenità, strilliamo le bestemmie, che tu, debole, sussurri da solo al buio.

VUOTI tranne che della tua vergogna.

COSÌ questi suoni si dissolveranno nella loro innata insensatezza.

COSÌ evolverà la lingua del Futuro.

ATTRAVERSO la derisione per l'Umanità come appare—

PER arrivare al rispetto dell'uomo come dovrà essere

ACCETTA la tremenda verità del Futurismo
Abbandona tutti quei
—Gingilli.—


* * *


Mina Loy (Mina Gertrude Löwy – 1882, Londra – 1966, Aspen, Colorado) è stata scrittrice, pittrice, scultrice, attrice. A quindici anni lascia l’Inghilterra e viaggia da Monaco a Parigi, dove entra in contatto con Gertrude Stein, Marcel Duchamp, Apollinaire, Cocteuau; poi a Firenze con i futuristi italiani, Filippo Marinetti e Giovanni Papini, e dove nel 1914 scrivere il suo Manifesto femminista. Nel 1916 si trasferisce a New York, lì frequenta il giro dei poeti modernisti della rivista “Others” e instaura amicizie e scambi con molti intellettuali, tra cui Djuna Barnes, Marianne Moore, James Joyce, T.S.Eliot, Ezra Pound e Peggy Guggenheim. Nel 1917 incontra Arthur Cravan, che sposa l’anno dopo a Città del Messico. Pochi mesi più tardi Cravan scompare in circostanze misteriore. Da questo momento per Loy inizia un lungo vagabondaggio in Europa. Torna a New York nel 1936. Nel 1956 si trasferisce in Colorado, dove muore dieci anni dopo. Nel 1982 la sua opera poetica integrale, in gran parte inedita, viene pubblicata con il titolo.



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