Louise Glück | Vita nova

a cura di

Francesco Ciuffoli

4–6 minuti

|

,

Alcuni estratti da Vita nova (ilSaggiatore, 2025)
traduzione a cura di Massimo Bacigalupo


Aubade

Il mondo era molto grande. Poi
il mondo era piccolo. Oh
molto piccolo, piccolo quanto basta
per stare in un cervello.

Non aveva colore, era tutto
spazio interiore: niente
entrava o usciva. Ma il tempo
ci si è infiltrato dentro lo stesso, era questa
la dimensione tragica.

In quegli anni prendevo il tempo molto sul serio,
se ricordo bene.

Una stanza con una sedia, una finestra.
Una finestra piccola, piena di forme prodotte dalla luce.
Nel suo vuoto il mondo

era sempre integro, non
un frammento di qualcosa, con
l’io al centro.



*

Formaggio

Il mondo
un tempo era integro visto che
è andato in pezzi. Quando è andato in pezzi,
abbiamo capito che cosa era.

Non si è mai risanato.
Ma nelle incrinature profonde apparvero mondi minora:
era una bella cosa che li avessero prodotti gli umani;
gli umani sanno di che cosa hanno bisogno,
meglio di qualsiasi dio.

Su Huron Avenue diventarono
un isolato di negozi; diventarono
Pescheria, Formaggio. Qualsiasi cosa
fossero o vendessero, erano
simili per funzione: erano
visioni di sicurezza. Come
un luogo di riposo. I negozianti
erano come genitori; sembrava
che vi vivessero. Di solito,
più cari dei genitori.

Affluenti
che sfociano in un gran fiume: io avevo
molte vite. Nel mondo provvisorio,
mi fermavo dalla frutta,
cassette di ciliegie, clementine,
sotto i fiori Hallie.

Avevo molte vite. Sfociavano
in un fiume, il fiume
che sfociava in un grande oceano. Se l’io
diventa invisibile, è scomparso?

Invigorivo. Vivevo
non completamente sola, sola
ma non completamente, circondata
da una ressa di sconosciuti.

Ecco cosa è il mare:
esistiamo in segreto.

Ho avuto altre vite prima, steli
di un mazzo di fiori: divenivano
una cosa sola, legati da un nastro al centro, un nastro
visibile sotto la mano. Sopra la mano,
il futuro che si ramifica, steli
che finiscono in fiori. E il pugno serrato –
quello è l’io nel presente.



*

Amore terreno

Li hanno tenuti insieme
le convenzioni del tempo.
Era un periodo
(molto lungo) quando
il cuore, una volta donato liberamente,
era costretto, come atto formale,
a rinunciare alla libertà: una consacrazione
insieme toccante e fatalmente fallimentare.

Quanto a noi:
fortunatamente non ci attenevamo
a questi requisiti,
come mi sono detta
quando la mia vita si spezzò.
Così tutto quello che era stato nostro tanto a lungo
fu, più o meno,
volontario, vivo.
E solo molto più tardi
ho cominciato a pensare altrimenti.

Siamo tutti umani –
ci proteggiamo
come meglio possiamo,
anche fino a negare
l’evidenza, fino
all’autoinganno. Come nella
consacrazione cui accennavo.

Eppure, all’interno di questo inganno,
ci sono stati momenti di verità felicità.
Così penso che ripeterei
esattamente gli stessi errori.
E non mi sembra
indispensabile sapere
se questa felicità sia o no
fondata sull’illusione:
ha la sua realtà.
E sia come sia, finirà.



*

Castiglia

Fiori d’arancio piovono in Castiglia
Bambini elemosinano spiccioli

Incontrai il mio amore sotto un arancio
o era un’acacia
o non era il mio amore?

L’ho letto, poi l’ho sognato:
può il risveglio riprendersi quello che mi è successo?
Campane di San Miguel
rintoccano in lontananza
e i suoi capelli biondo-bianchi nell’ombra

l’ho sognato,
vuol dire che non è successo?
Deve succedere nel mondo per essere reale?

Ho sognato tutto, la storia
è diventata la mia storia:

lui era coricato vicino a me,
con la mano sfioravo la pelle della sua spalla
Mezzogiorno, poi l’imbrunire:
in lontananza, il rumore di un treno

Ma non era il mondo:
nel mondo, una cosa succede definitivamente, in assoluto,
la mente non può annullarla.

Castiglia: suore che passeggiano a coppie nel giardino scuro.
Oltre le mura dei Santi Angeli
Bambini elemosinano spiccioli

Quando mi sono svegliata stavo piangendo,
questo non è una realtà?

Incontrai il mio amore sotto un arancio:
Ho dimenticato
solamente i fatti, non le implicazioni –
c’erano bambini da qualche parte, piangevano, elemosinavano
            spiccioli

Ho sognato tutto, mi sono data
completamente e per sempre

E il treno ci riportò
prima a Madrid
poi nei Paesi Baschi

Louise Glück è nata a New York City nel 1943. È autrice di numerose raccolte di poesie, tra cui Winter Recipes from the Collective (2021); Faithful and Virtuous Night (2014), che ha vinto il National Book Award; Poems: 1962-2012 (2012), vincitore del Los Angeles Times Book Prize; e The Wild Iris (1992), che ha vinto il Premio Pulitzer; e Ararat (1990), che ha vinto il Rebekah Johnson Bobbitt National Prize for Poetry della Library of Congress. Nel 2020, Glück ha ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura. Tra gli altri riconoscimenti ricevuti figurano il New Yorker’s Book Award in Poetry, il Wallace Stevens Award dell’Academy of American Poets, il William Carlos Williams Award della Poetry Society of America e il National Book Critics Circle Award. Ha inoltre ricevuto borse di studio dalla Fondazione Guggenheim, dalla Fondazione Rockefeller e dal National Endowment for the Arts. Membro dell’American Academy and Institute of Arts and Letters, Glück è stata eletta Cancelliere dell’Academy of American Poets nel 1999 e nominata 12° Poeta Laureato Consulente per la Poesia della Biblioteca del Congresso nel 2003. Glück ha insegnato inglese e scrittura creativa al Williams College, alla Yale University, alla Boston University, alla University of Iowa e al Goddard College. Attualmente vive a Cambridge, Massachusetts.


Massimo Bacigalupo (Rapallo, 1947) è un regista, saggista e critico letterario italiano. È stato professore ospite di università inglesi, statunitensi, giapponesi, indiane, e ha insegnato a lungo Letteratura americana e Tecnica della traduzione presso la facoltà di Lingue dell’Università di Genova.



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