Da cledon (declic, 2025)
Perché è forse nell’osservazione e nella restituzione semplice dei significati (per ciò che già sono) che si nasconde una nuova e più popolare modalità di fare poesia, nonché teoria. Non fraintendiamoci, qui non si tratta ovviamente di un gioco al ribasso quanto piuttosto in un vero e proprio esercizio di cattura e esposizione delle immagini che, nel corso di una vita (in un processo di interpretazione sensoriale dell’esperienza stessa), ci vengono incontro e a cui la riflessione, nonché l’interpretazione di chi scrive può e deve anche accompagnarne un’altra (quella del lettore forse), senza necessità di occuparne tutto lo spazio (virtuale) del senso, nonché della sua plausibile interpretazione. Al pari quindi di quello che potremmo definire figurativamente un indirizzo alla gustav klimt o alla paul klee, Paola Silvia Dolci con il suo nuovo libro, cledon (declic, 2025), riporta su carta quello che, pur seguendo le modalità tipiche della poesia en prose, sembra a tutti gli effetti uno sceneggiato teatrale dove al contempo notiamo, in seno alle sue tipiche modalità – attraverso cui la narrazione e i dialoghi stessi vorticano e si evolvono (a volte anche perdendosi e poi recuperandosi in un secondo momento) –, una certa verve che forse non casualmente sembra ricondurre il più ampio valore di quest’opera verso un certo di tipo di Poetry & plays as theory (da William Blake a Sarah Kane).
Da questo punto di vista, non è quindi un caso osservare anche come all’interno dell’opera di Dolci la riflessione dei suoi personaggi, attraverso i momenti (scanditi dalle sezioni) e i vari dialoghi, acquisti anche i tratti di una certa modalità maieutica di fare teoria, attraverso appunto il discorso, la ripetizione. Ciò va ovviamente notato alla luce di un continuo incontro e scambio tra personaggi umani, fin troppo umani come Merlotta e quelli più mitici o simbolico-concettuali come Daimon, Saturno Schermo, Antropo. In questo flusso di coscienze reali e mitiche si innesca così la possibilità della riflessione sulla vita, nonché sulla stessa scrittura come racconto delle «favole» e dei «desideri che ci animano», ciò che può e non può per l’appunto essere «fotografato», riprodotto altrimenti. Qui volendo infatti c’è tutto, tutto ciò che ci può almeno rimandare, citando un recente pezzo di Marco Giovenale, a una «poesia che, se [ed] è vera poesia, è sempre di ricerca […] civile […] realistica […] astratta […] invedibile […] sempre qualcosa che arriva al cuore», perché è ciò che ci viene anche mostrato dal mondo; da quell’Altro da noi a cui la poesia come relazione è cecamente fedele. Perché è forse questo il vero punto di Dolci (del Daimon), una poesia che riesca a far comunicare tutte le componenti più varie e differenti di quell’esperienza estatica della vita, ciò che rimane tra diverse e molteplici voci della folla e insiste (come Cledon).
Da cledon (declic, 2025)
Una selezione di testi, i quali offriranno solo uno dei diversi indirizzi lettura e intrepretazione
Merlotta Non dormire.
Devo ancora raccontare tutto.
Daimon Sta arrivando il terremoto.
Io l’ho già vissuto, e so cosa crollerà, e dove si apriranno le crepe nella terra. Esco all’aperto, dalla struttura, scuola, stabile, casa, mentre aspetto. Cerco un posto in cui stare, ho paura di ricordare male.
Vedo che mi ha seguita mia figlia, dovevano tenerla dentro, sotto un tavolo, tra gli stipiti. Perché l’hanno lasciata andare?
[…]
Saturno Cledon, la voce della folla.
Raccontiamo con le favole i desideri che animano, creiamo il futuro. I musei sono completamente immersivi, non ci sono quadri o sculture, ma solo opere d’arte di realtà aumentata. Tu sei la mia intelligenza artificiale, e io sono la tua intelligenza naturale. In un’epoca in cui tutto viene riprodotto con le immagini, a me interessa quello che non può essere fotografato. Indagare i mondi alternativi che abbiamo nella testa, e sono invisibili, espandere la coscienza.
[…]
Merlotta A Étretat, costa d’Alabastro affacciata sulla Manica, il cane ha aspettato in macchina. C’erano il gigante, la donna e il lupo. L’elefante, le falesie, e un giretto nelle campagne.
Uscire dalle fragili conchiglie.
**
Saturno Una delle forme più antiche di arte divinatoria è la cledonomanzia. Il Cledon è una voce nella folla. Ci sono parole o frasi udite apparentemente per caso, magari pronunciate da uno sconosciuto, ma il loro tempismo eccezionale consegna un messaggio dal profondo significato personale all’ascoltatore.
[…]
Merlotta Ti penso ogni notte,
scrivo il tuo nome sulla mia pelle e sui muri,
ogni notte. Guardo gli occhi azzurri di tua moglie,
e penso che sia bella
e che sia giusto che tu la ami.
Vorrei mancarti e che me lo scrivessi.
Vorrei dormire con te.
Avere meno paura.
Io voglio essere l’unica donna
che possa renderti felice.
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Daimon Live Fast, Die Young.
Suoni di una vecchia biblioteca.
Qual è il materiale giusto con cui riempire il vuoto. Solve et coagula. Distruggi e ricostruisci.
Nietzsche dice che il serpente che non può cambiare pelle deve morire.
[…]
Daimon Devi decidere dove andare. La casa in cui vivi sta per crollare. Uno sciame di piccoli insetti feroci è entrato nel cuore, e l’ha svuotato. Continuo a perdere anche scacchi. Ho sempre perso, ma da quando non mi alleno più, impiego meno tempo nel farmi sconfiggere.
Più crescevo e più diventavo un volto qualunque.
Merlotta Tramite maledizioni e benedizioni creo le impressioni che descrivono il futuro delle persone che conosco. Cledon. Ci sarà da montare la sequenza delle immagini.
Daimon “Continuavo a ripetermi, una buona volta dovrò pur riuscire.” “Poi mi infilai in tasca, come al solito, carta e matita, e uscii.”
[…]
Saturno Costruire una falsa rappresentazione della realtà. Il flusso inarrestabile di un ambiente effimero. Generare, moltiplicare, distruggere, sterminare, costruire, abbattere.
Daimon Ricorrere alla vivavoce di un uomo.
Merlotta “Molte persone possono sentire una mano più leggera dell’altra.”
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Daimon Io sono il condannato a morte, che stringe il libro sotto il braccio. Merlotta, insieme Cosa saresti disposta a fare pur di essere amata?
[…]
Lachesi Il corpo non è più un posto sicuro un porto sicuro, arriva un uragano e sfonda una parte della nostra casa.
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Atropo I fatti cessano di esistere perché vengono ignorati. Un’illusione condivisa da tutti diventa realtà.
Valgono di più le menzogne che non possono essere smentite, delle verità inverosimili.
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Lachesi Senso critico: i sogni come ce li eravamo immaginati, non sono realizzabili.
Atropo Le cose esistono a patto che la comunità in cui avvengono sia d’accordo con la loro esistenza. Bisogna consegnare agli assenti la prova della propria esistenza. Lo sguardo altrui diventa condizione necessaria per sentirsi. La rappresentazione ha preso il posto del vissuto.
[…]
Lachesi Il demone, Daimon, Merlotta e Saturno Schermo, sono le baccanti di questo Cledon. Merlotta dice, sono un uccellino, sono la terra di nessuno.
[…]
Prima pagina saturnina. Insieme Noi non possiamo rinunciare a nulla, e solamente scambiamo una cosa con l’altra, un surrogato. Ogni simbolo sintomo è un compromesso.
[…]
Saturno Le esperienze vissute nelle fasi precedenti hanno portato gli spettatori a identificarsi con te, e con il tuo destino. Ora, quello che accade a te, accade anche a loro.
Merlotta La storia continua ripetersi, come se non fosse mai occorsa.
Saturno Crescere, imparare, fare ogni sforzo per diventare un individuo, e poi morire.
Paola Silvia Dolci è autrice, ingegnera civile e giornalista pubblicista. Collabora con diverse riviste letterarie e testate nazionali. È direttrice responsabile ed editrice della rivista indipendente di poesia e cultura Niederngasse. Ha pubblicato: Bagarre (Lietocolle, 2007); NuàdeCocò (Manni, 2011); Amiral Bragueton (Italic Pequod, 2013); I processi di ingrandimento delle immagini (Oèdipus, 2017); bestiario metamorfosi (Gattomerlino Superstripes, 2019); Portolano (Mattioli 1885, 2019); Diario del sonno (Le Lettere, 2021), da cui è stata tratta una riduzione teatrale; un libro segreto sotto pseudonimo (2021); Dinosauri Psicopompi (Anterem, 2022); abstine substrine (pièdimosca, 2023); Dimineata e o incizie / La mattina è un’incisione (Cosmopoli, 2024).








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