Da Ragazz* Laser (ZONA, 2025)
Confidando nell’accuratezze delle parole usate riportiamo di seguito la nota di Sara Ventroni all’edizione di questo libro per presentare alcuni estratti di Ragazz* Laser di Marzia D’Amico, silloge vincitrice sezione inediti del Premio Nazionale Elio Pagliarani 2024 – IX Edizione.
“Agire con la forza del linguaggio”
Nel film di Mainetti, Freaks out, Matilde è una ragazzina-fenomeno dotata di una carica elettrica così potente da accendere lampadine con la bocca. Non diversamente da Matilde, il/la ragazz* freak di Marzia D’Amico tiene le palpebre chiuse perché teme il proprio potere: i suoi occhi-laser possono infatti disintegrare il mondo con lo sguardo; epperò lascia aperta la bocca per parlare, disarticolando la visione (tra spaziature di bianco, trattini e segni d’interiezione) o ricomponendola (con agglutinazioni e neologismi) in una partitura vocale che esorta chi legge a farsi interprete di questo dilemma: è bene usare il proprio potere per annientare l’avversario oppure si può trovare una via diversa dalla distruzione? Nel poemetto di D’Amico il male appare nell’evocazione dei fatti di Genova del 2001, della questione palestinese, delle molestie, o nella presenza di una Bestia sconosciuta che la incalza da dentro, che «divora il tempo come servitrice del Nulla», senza darle tregua. È, quella di Marzia D’Amico, una scrittura pensata per l’esecuzione a voce, e richiede a chi legge un’attenzione partecipata: non tanto a contemplare il disincanto quanto ad agire, forse moralmente, fosse anche solo con la forza del linguaggio.
Sara Ventroni
Da Ragazz* Laser (ZONA, 2025)
1.
Dice che lo canta lei,
ora che ha le parole migliori per farlo.
Non lascia ripeterselo una seconda
volta; prende il marchingegno ma
le parole esitano a fluire:
nessun «poema
fiume».
Tornano
vivi ---- i ---- morti
a visitarle il sonno
e anche la veglia. Riprende
a ricordare i giochi
dell’estate con una cinepresa
d’altri tempi, che non le sono
appartenuti mai.
La ragazza laser avevo gli occhi chiusi
(per non far male a nessuno)
e la bocca A P E R T A per provare
a dire ( la verità ).
Fa incursione
un basso continuo,
un suono
antipatico & maschio
come il vecchio guarda-auto
del quartiere.
Torna anche
la stortura
e si districa
il nodo
autoinflittosi con
(rigore e maestria)
rigore & maestria
appresi
in lunghi tempi
ma da poco.
Pensa alla sua amica che viene
dalla Polonia
e ha incontrato
nel caldo
e fa
mobilitare
figure
dalle pagine dei libri
come burattini animati
pronti per trovare
una loro
c o n s i s t e n z a.
Si sente uguale,
bidimensionale e con ambizione:
ma gli occhi li tiene chiusi
per non bruciare il mondo
o per paura che il mondo
la bruci.
S T R E G A !
! S T R E G A
Cosa mescoli in quel tuo
ammasso di figure quelle
pietruzze che non tieni
a vista ma talvolta ti rigiri
tra le dita, le estrai ogni
giorno dal centro
del petto.
Le tieni più vicine al cuore dei tuoi cari.
Strega! Pensa
non è che una cosa che
sente (da quando era bambina) &
non è (che?) una cosa
da maschi, però, quel gioco di
scoprirsi & rivelarsi non
cattiveria
ma
il riappropriarsi
di un tempo necessario.
Passano ore a guardarsi
Riflesse diverse
nella carne & nei capelli.
Già
le pesa
allora
l’esistenza
e si tocca sordida la pancia
e si staglia gonfia la figura
della BAMBINA LASER
non ancora occhialuta.
È solo una questione di
sen si bi li tà, si dice;
c’è bisogno di toccare
il fondo
con mano
per risalire in vincita.
**
4.
Devo trovare la mia OSSE-SSIONE, si dice,
riprende le redini del discorso da dove lo aveva
abbandonato e senza senso
di colpa
prosegue non curante della polvere che si è
insinuata tra i segni.
Le prende un capogiro
alla bocca
dello stomaco
:
mangia e non avrò più fame, bevimi e la mia gola non sarà più secca;
prendi questo mio cuore
allacciato al tuo e molleggia
dolcemente.
Ma questo è tutto un vivere
per morire
presto. Ah, le rimembranze
delle vite passate si palesano
con scintillanti armature
di calcio osseo, dalla salute invidiabile.
L’odore di zolfo
le ripercussioni dell’amianto
ingoiate nel pianto molesto
di un bambino che avrà sì e no 4 anni
o forse meno che sarebbe potuto
essere il tuo se fossi capace
sarebbe stato il tuo fossi in grado
tientelo è tutto tuo T I E N I T E L O strettostretto
fino a che non dorme ninnanannaninnaoh
questo bimbo a chi lo do che io non lo voglio
e però me lo prendo se mi dicono che è fatto di ME
se mi dicono
la legge dice che è espressione
del tuo desiderio che non conosci
se mi ripetono ancora una volta
ma che sei con quel grembo asfittico
ma chi sei con quel ventre asettico
ma chi ti vuole ma chi ti pensa
ma cosa è Stato ma per chi è pensato ma chi mi pensa a me
col mio grembo asfittico
col mio ventre asettico
con la mia voglia e il mio desiderio non riproduttivo
improduttivo
un colloquio esercitativo, mai replicativo
sempre conoscitivo ed esplicativo (talvolta)
ma chi me la toglie di dosso sta voglia di togliermi
di mano sto bimbo – africano a distanza che è il massimo
che posso che mi sento meglio col mio fardello
che mi sento imborghesita ma a modo bello.
Come comprare un albero di avocado
su internet
per tutelare il mondo dai miei vizi;
come un mal di pancia che non riconosco
una protezione mancata, un vestirselo addosso questo bel
fottersene
fottersene forte e tanto dei geni che fanno la scia
come quelle chimiche degli aerei come la schiuma
del cappuccino al bar
**
7.
Le parole arrivano a toccarla
fuor di metafora
sì ‒ si domanda
e se Elettra si facesse
ANTIGONE?
(non c’era pubblico più disattento)
Se siamo materia naturale
ma la nostra densità è fluida
come possiamo essere
ontologicamente
due
duali ––– affermativi. Sì. Si domanda.
Del rancido rancio da anziani
pappette e polpette
Del dire e non fare
del corpo inneggiato DOLORANTE
ASSENTE
S P A V E N T O S O
nella sua improvvisa e imprimante fragilità
esposta alle intemperie
al centro vertiginoso
alla centrifuga in corso d’opera
L’OPUS – homo homini LUPUS
LA MALATTIA
nervi fragili muscoli deboli
gambe molli respiro corto
braccia stanche occhi
a mezz’asta : una bandiera
a
lutto
resta tutto il giorno a letto
occhi chiusi per non soffrire il mondo non impartire
sofferenza
a tramare modi d’esistenza
Marzia D’Amico è ricercatrice, poeta, e traduttrice. Ha pubblicato Ragazz* Laser (Zona, 2025, risultante della vittoria della sezione inediti del Premio Pagliarani 2024) e il manufatto poetico Liricologismo (Zacinto, 2023). Oltre alla monografia Figlie del Sé. L’epica rivoluzionaria di Amelia Rosselli e Patrizia Vicinelli (Mimesis, 2023) e agli articoli scientifici, poesie in lingua italiana e inglese sono presenti su diverse riviste cartacee e online, nazionali e internazionali, e ha partecipato a diversi festival di performance poetica internazionali tra Inghilterra, Italia e Romania. Ha tradotto e traduce in diverse lingue, prevalentemente italiano e inglese, diversi contributi sono presenti su riviste cartacee e online. Cura mensilmente la rubrica Autopoetica per Argonline e, con due compagne, la newsletter transfemminista: Ghinea. Su internet si trova come @atamarzia.








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