in copertina foto di Emanuele + Mimì, anche detto Er cane
poesie come Méta-Matics | Emanuele Kraushaar
Estratti
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All’epoca quando ho letto tennis di Emanuele, mi è sembrato di star attraversando nuovamente una retrospettiva su un’artista francese, Jean Tinguely, visitata alcuni mesi prima. Leggendo, potremmo dire che ho cioè quasi-sognato di ritrovarmi in un altro posto, lontano, di nuovo perfettamente alieno al tempo e al contesto a cui uno, io o chiunque, può essere abituato. Perché davanti a tennis bisogna perdere tutti i riferimenti utili, farsi guidare in una maniera quasi innocente dal macchinare perpetuo, in apparenza caotico, di questi testi. Qui infatti non ci si muove con una direzione precisa, eppure è evidente: tutti gli ingranaggi svolgono la propria funzione. Svincolato assolutamente da quel vociferare convulso, pieno di spettri, che è la poesia contemporanea italiana, non è quindi strano presentare oggi questi testi con le parole sicuramente più azzeccate di un altro libretto, quello cioè di una retrospettiva su un’artista francese, visitata alcuni mesi fa, e che ho conservato fino a oggi.
“La macchina è innanzitutto lo strumento che mi consente di essere poetico. Se la rispetti, se ti metti in gioco con la macchina, allora forse puoi davvero dare vita a una macchina gioiosa – e con gioiosa intendo libera”.
“Venite e create il vostro dipinto con spirito, furia o eleganza, con i Méta-Matics di Tinguely, le sculture che dipingono! […] Utilizzando piccoli motori meccanici, i congegni realizzavano disegni astratti su carta con pennarelli colorati”.
[citazioni dai testi a cura di Chiara Lupi, Pirelli HangarBicocca, 2024]
Vengono così proposte in ordine volutamente caotico, alcune poesie
da tennis (edizioni sartoria utopia, 2024)
+ + +
ogni volta che guardo una formica
che balla su una foglia
a fine agosto (anche se non è fine agosto sul calendario)
mi chiedo come si possa essere atei
c’è un gran dio delle formiche
nascosto da qualche parte in giardino
e quando inizio a rovistare tra le piante e i rovi
— dopo che bagno le ortensie
ho rimesso a posto i tubi
un calabrone mi ha sfiorato i capelli
dopo che ti ho pensato per due minuti e mezzo
tu stesa sotto un sole caldo da qualche parte a sud
in una spiaggia dove non ci sono né donne né uomini
solo manichini che ti parlano e ti dono sempre la stessa parola
e questa parole io non la so —
di solito mi pungo con una spina
+ + +
una volta mi hai chiesto di scendere al piano di sotto dove c’eri tu
io ho fatto solo uno scalino
poi ti ho scritto un messaggio
ho visto che su Instagram c’era sempre
la stessa vecchia foto
tornerei a piedi scalzi negli anni Novanta
per chiamarti da una cabina telefonica
di un capolinea di una città che è identica a Roma
ma non è Roma perché il colore del cielo è diverso
nessuno se ne accorgerebbe
solo io che ti telefono e sento rispondere
il mio battito il mio respiro il mio niente
+ + +
vantaggi caotici
mio
silenzio di parco acquatico
notturno
tu mostri indifferenza
io non mostro
io sono molto elaborato
scrivo delle poesie anche
tu prendi l’autobus
e scopri una spalla
anche tra i sudati
tuo
nella morsa di questi freddi
soffochi
le cose non fatte insieme
con i capelli bianchi
della tua assenza
sei una manta nella vasca da bagno
nullo
amore che esisti proprio perché
non esisti
che disarmi
frammenti e muraglie
e pulisci con la tua scopa di sangue
anche le stanze più vuote
all’instante sei
una manciata di secondi
+ + +
sposta anche i sassi più piccoli
della spiaggia e li mette come vuole
non importa se stai camminando scalzo
ti vuole in cima alla montagna innevata
spezzato in due con un vento gelido sulla testa
e il ghiaccio sotto ai piedi
la tempesta che vortica negli occhi e mette una casetta piccola
lontana che quasi non riesci a vede
e sta in bilico sull’orizzonte e brilla con luccichio obliquo
che non puoi proprio fermare
ti sveglia dal sonno come una statua e ti rimette
in un altro sogno che è sempre una realtà
che sputa fuori dalla tua mente
ti mette maratoneta
piccolo centesimo che rotola sul marciapiede
ti mette minuscola nuvola
nebbia che dissipa ogni luce
dove tu non stai
all’incrocio di una vita
trafficata da piccoli fantasmi e pugnali
+ + +
arrivo tardi sulla punta più alta della lingua
inciampando in un’infanzia che non sembra mia
tipo vermicciattolo o forse pupazzo
rosa come Uan di Bim Bum Bam
cerco qualcosa come tutti
trovo una felicità da cartone animato
da gemello Derrick che salta altissimo
da Fungo e Funghetta
coppia che se la spassa in Calle Bucarelli
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Emanuele Kraushaar è nato nel 1977 a Roma. Ha pubblicato le raccolte di racconti Tic (Atì, 2005) e Maria De Filippi (Alet, 2011). Ha collaborato alla sceneggiatura del film Lontano lontano al cinema nel 2019. Con l’artista Enrico Pantani ha realizzato i libri illustrati Er cane (Tic, 2019) e Mimì e il pupazzo di neve (Tic, 2020). Negli ultimi anni sono usciti Adino e i mirabolanti viaggi dell’Astrodoccia (Kobo Originals, 2021), La società degli uomini-barbagianni (Tlon, 2022) e Ottavo cielo (APRI, 2023).
tennis è stato stampato nel mese di febbraio 2024, in 110 copie così suddivise: 100 copie numerate da 1 a 100; 10 copie numerate da I a X. Le poesie, qui selezionate, provengono specificatamente da Copia n.44.









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