in copertina foto di Sofia Caso
ho trascinato me senza prevedere | Sofia Caso
Estratti + Inediti
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Si potrebbe qui parlare di certi legami letterari, delle influenze che toccano e investono la poesia di Caso, eppure sembra che ci sia bisogno ogni tanto di lasciarsi andare, di farsi insomma trascinare (anche), senza prevedere. A tal proposito si propone oggi un’ampia selezione di versi, un collage di vari testi di Sofia sia editi che inediti. buona lettura.
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da Anfibietà (La poesia che si fa città, vol.II, Zacinto, 2024)
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scolorire.
o forse l’inerzia di un pomeriggio.
dovrei corrispondere l’estate: riscaldare.
senza cauterizzare. senza desolare la fantasia
sdentata nel mio congenito
rimandare. ma mi desola
l’egoismo serrato al midollo: soffoca il velle
di non spogliarsi mai di questa bestemmiata
pelle.
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scava il suo varco. con le unghie
bussi.
un applauso fermo alla prima battuta. fuori
si accendono vite belle, ti illumina il loro cartellone
pubblicitario: un rosone contemporaneo
sulla testa del duomo.
la tua testa dice
l’ossessione.
il mutismo vendemmia
parole
che non si aprono, una testa
che non dice.
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senti che il tempo non appartiene. siede.
mangia. chiedevi magia
al sonno, non ti sapevi ancora.
dalle lenzuola una mano – la tua?
hai ripetuto troppo il gesto – ritorna
all’orario sullo schermo. ritorna il comodino,
il ricordo.
pensi all’ennesima buonanotte sprecata.
all’intimità intera, a quel cuore – il tuo?
hai odiato troppo la pelle.
e non appartieni, finché la tua mancanza
rimane trattenuta in te stessa, nella tua sveglia
usuraia.
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da alcuni testi inediti
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il sole non resiste sotto i portici,
ma le muffe, il verde delle assenze.
una voce impreca ed è la mia
prece, e parla da questa distanza
che mi esaurisce. non mi protendo.
arrugginisco.
stanchezza stanchezza che educhi
zodiachi infortunati, parchi
di bellezza.
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le notti di finagosto ammazzano
senza tragicità si annuncia
la prossima grandinata. sulla gradinata
giovani
foglie morte.
poi settembre fracassa a calci il panorama
lassù sui cornicioni della stagione vende
la sua pubertà.
un arco di altalena capovolge l’aspetto.
il primo giorno nel mese promette.
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condannata a rincorrere avrei voluto ballare!
con la leggerezza di uno strapiombo. eppure
la risata stona d’accordo a questa giostra
di neuroni che piombano coriandolati
dietro agli imbecilli passati. e io (che di piombo)
corro
corrosa
condannata a non avere
mani digiune. unghie che decidono
di sapere quando è il momento
+ + +
il tragitto non finisce a questa teoria
di cassonetti dell’immondizia immergo
il tentativo d’evasione dalla mia scorza. rannicchiarsi
è un teorema di precisione: evitamento di sé.
ho trascinato pestando i piedi per
stanare il rumore dei miei passi. mi seguono
di continuo.
il viaggio finisce per il piccione che non sa
sbattere le ali più mestamente di questo pezzo di pane.
un gabbiano lo divora. vivere
è un teorema di puntualità: raggiungimento di sé.
ho trascinato me senza prevedere
che mentre io aderisco nessuno camminerà
al posto mio.
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Sofia Caso (Chieti, 1999) è dottoranda in Italianistica presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Si occupa di comunicazione e scrittura di contenuti per la software company Maiella. Nel 2024 ha esordito con tre poesie nell’antologia “Ogni sguardo su Milano” (Chiare Voci Edizioni); nello stesso anno la sua silloge “Anfibietà” è pubblicata nel secondo volume de “La poesia che si fa città” (Zacinto Edizioni).









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