Dario Goffredo | l’italia più bella

a cura di

Francesco Ciuffoli

4–6 minuti

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in copertina una foto di Dario

Dario Goffredo | l’italia più bella

estratti

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Dalla prima volta che ho ascoltato Dario recitare i suoi testi sono passati diversi mesi, anni in realtà. Tutto era diverso come era diverso il mondo prima della pandemia. Per farla breve, quel giorno in un chiostro a L. c’era un reading collettivo di poesia e tra le varie persone presenti c’eravamo sia io, venuto lì insieme a S. per ascoltare A., che lui, Dario, giunto con alcuni testi di un’opera a cui stava iniziando a lavorare. Diversi sono i frammenti che collegano ancora oggi parti di quei testi, recitati diverso tempo fa – in quell’occasione -, a quelli presenti all’interno de L’idea di costruire (collettiva, 2024). Da quel momento il lavoro di Dario non si è mai interrotto, da quello stesso momento in cui io e Dario ci siamo trovati – a fine evento – a parlare diversi minuti intorno a questo suo lavoro in costruzione. Da allora sono dovuti passare però tutti quegli anni, tutto questo tempo prima di poterci ritrovare di nuovo a parlarne. Perché è così che qualche mese fa ho incontrato nuovamente Dario – dopo tantissimo tempo -, durante un reading che si è svolto qui a L., anche se questa volta il lavoro non solo era finito ma anche pubblicato. Si propone quindi in questa sede la lettura di alcuni estratti da L’idea di costruire (collettiva, 2024), in particolar modo, vengono qui riportati alcuni di quei testi che ho avuto modo di sentire e leggere in due momenti molto diversi della loro vita, all’inizio di questo lavoro e al suo termine.

da L’idea di costruire [collettiva edizioni, 2024]

che tornavi da scuola goffo e distratto eri goffo e lo sai e lo sarai sempre tornavi da scuola una Vespa rossa un uomo magro con la coda e la barba ti passa di fianco non ho sentito alza un dito per attirare la tua attenzione ti giri lo guardi il suo sputo il suo spirito brucia più degli schiaffi di tua madre continui a camminare ti pulisci la faccia con la mano la morte ti guarda la morte sorride

e sorride anche l’infermiera quando stai per cadere e le cadi fra le braccia e poi hai la nausea

***

che lo stadio stava quasi per esplodere to-tò to-tò to-tò lo stadio che sembrava un’astronave l’aveva costruito renzopiano l’architetto famoso quello dell’aereoporto in giappone che poi forse era sprofondato l’aereoporto ma non l’architetto pure lo stadio di bari qualche problema ce l’aveva che si formavano delle gallerie del vento che te ne volavi e erano dovuti intervenire per questo in seguito ma quella sera era tutto pieno lo stadio e rimbombava to-tò to-tò to-tò che eri rimasto male quando tuo padre col suo solito sorriso ti aveva detto che avrebbe portato tuo fratello a vedere la partita dei mondiali allo stadio di bari la finale per il terzo e quarto posto allo stadio di bari che si sperava naturalmente tutti lo speravano che non giocasse l’italia allo stadio di bari e magari andare a vedere inghilterra argentina e vedere maradona perché no, ma non l’italia no che l’italia doveva giocare la finale che l’italia era la squadra più forte del mondo però poi hai pianto hai pianto anche tu quando la palla spinta dalla testa del biondo caniggia è passata tra le mani di walter zenga che era forte ma non giocava nella juventus onta irredimibile nella tua famiglia non giocare nella juve e quindi zenga non ha preso quella palla ma se al suo posto ci fosse stato il portiere della juventus uno qualunque dei portieri della juventus anche il terzo portiere della juventus avrebbe preso quella palla ma c’era zenga e quindi l’italia non andava più in finale ma a quel punto cazzo a quel punto significava che la partita a bari c’era l’italia to-tò to-tò to-tò e avevi forse pianto di nuovo ma senza farlo vedere stavolta chiedendo a tuo padre di portare anche te a vedere la partita e la faccia di tuo padre non era proprio serena la faccia di tuo padre che probabilmente si faceva i conti ma che ne sapevi tu di conti a te importava poter raccontare di aver visto una partita dei mondiali sono passati molti anni c’è gente con cui lavori che non era nata ma tu hai visto l’italia dei mondiali l’italia di totò schillaci to-tò to-tò to-tò che lo stadio sembrava esplodere mentre totò si preparava a tirare il rigore che regalava all’italia la vittoria sull’inghilterra terzo posto di rabbia e rammarico e schillaci però lui sarebbe stato capocannoniere dei mondiali italia ’90 segnando quel rigore e lo segna infatti lo segna e lo stadio esplode e urla tutta la sua frustazione ma anche la gioia di aver visto l’italia più bella di sempre dopo quella dell’82 che quella è insuperabile che era un’italia operaia e contadina quella dell’82

poi due giorni dopo l’italia tutta intera non solo l’italia operaia e contadina ha fischiato l’inno argentino e maradona ci ha chiamati figli di puttana e bene ha fatto maradona a chiamarci figli di puttana

la nausea è passata grazie a un sorriso e a un’iniezione anche è servita anche un’iniezione


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Dario Goffredo è nato nel 1974 e vive e lavora a Lecce. Ha pubblicato “Atti minimi di sopravvivenza” (edizioni Spagine, 2016), “Al­fabeto affettivo” (Musicaos editore, 2020). Il suo ultimo libro è “L’idea di costruire” (Colletiva Editrice indipendente, 2024). Ha partecipato alle antologie “Tu quando scadi?” (Manni editori, 2005) e “I cieli della preistoria. Antologia della nuovissima poe­sia pugliese” (Marco Saya editore, 2022, a cura di Antonio Bux).






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