logo del progetto coordinato da Sofia Zoli
Le regole del gioco stanno cambiando | Bar Croazia
Nota di riflessione e intervista a un movimento di poesia con poeti vivi
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Esiste da diverso tempo ormai, un nuovo progetto culturale che ha invaso le strade del centro di Bologna, un progetto che tra l’altro si contraddistingue da ogni altro grazie al suo spirito di forte autonomia, spontaneità e indipendenza. Stiamo parlando di Bar Croazia, iniziativa del bolognese che con le sue sole forze – possiamo già dire – è ampiamente riuscita a far parlare di sé, soprattutto negli ultimi mesi (1)(2)(3), e a ricordarci di come la poesia possa essere qualcosa che interessa ancora qualcuno, al di là di ogni accademica o teatralizzante fascinazione.
L’iniziativa fondata e trainata dal format del “Raw Poetry” [1], è a buon titolo riuscita a dimostrare come innanzitutto il legame tra un pubblico “reale” e la Poesia sia ancora possibile, nonché come sia anche utile, se non necessario – oggi più che mai –, creare situazioni, realtà e eventi in grado di avvicinare un pubblico rifuggendo a livello quasi costitutivo ogni burocratica quanto tediosa ritualità dell’affaire culturale, in Italia soprattutto. Che la poesia in Italia fosse un affare da salotto borghese lo sapevamo già, più o meno tutti, però è grazie a Bar Croazia che possiamo oggi cominciare a pensare l’esistenza di altri modi intendere la poesia e la cultura.
[1] ogni lunedì dalle 21.00 in Piazza Santo Stefano (e in caso di maltempo, sotto Palazzo della Mercanzia) a partire da metà settembre fino alle prime settimane di dicembre, e successivamente da metà febbraio fino alle prime settimane di luglio. Raw Poetry è un format che prevede la libera partecipazione poetica in uno spazio aperto a tutti, tramite l’organizzazione di open mic e gare con premi simbolici, a giuria tecnica e popolare.
Perché i numeri parlano chiaro, il progetto di Bar Croazia nel giro di pochi mesi ha radunato intorno a sé un pubblico fisso e sempre più ampio intorno a suoi eventi in Piazza. A questo va poi aggiunto come questo progetto si stia apprestando nei prossimi mesi anche a espandere la sua presenza dentro e fuori il territorio bolognese attraverso un progetto podcast, Radio Croazia, sostenuto da Radio Sonora (Radio dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna) e attraverso la produzione anche di una Fanzine.
Su quest’ultimissimo punto, sembra però ora utile dedicare una nota di attenzione particolare. Da ciò che le curatrici del progetto si prospettano, la produzione della Fanzine di Bar Croazia nasce con l’idea di creare un luogo cartaceo dove raccogliere interviste, racconti, articoli, approfondimenti, critica letteraria, poesia al fine di creare per il presente un mezzo di comunicazione e raccolta di esperienze e per il futuro un archivio dove siano presenti informazione sul movimento della poesia underground sul territorio. Attualmente sono stati pubblicati 2 dei 4 numeri a uscita mensile: N.0 (22 settembre), N.1 (20 ottobre). I prossimi usciranno entro il 2026, N.2 (24 novembre 2025) e N.3 (16 dicembre 2025).
L’aspetto però che ci appare incredibilmente lucido e estremamente importante, rispetto a questa ulteriore iniziativa, è un altro. Bar Croazia infatti, insieme a diversi altri progetti che stanno nascendo endemicamente su tutto il territorio nazionale, ci mette davanti a una riflessione: può essere che, oltre all’aspetto performativo e diretto con il pubblico (del Raw Poetry e di altri eventi di poesia – capaci di portare davanti a un pubblico testi e interpretazioni sempre più convincenti e coinvolgenti), anche un altro aspetto stia cambiando nel fare letteratura e più in generale cultura oggi (a livello anche politico, sociale, ecc.)? Può essere che nella Fanzine si nasconda l’elemento utile a cambiare totalmente le regole del gioco?
Prima di lasciarvi all’intervista e alle relative risposte di Bar Croazia, si proverà adesso a dare noi una prima risposta a questo quesito forse fondamentale per il futuro di chi oggi legge, scrive e commenta la produzione culturale in Italia.
Brevemente, senza perderci troppo in chiacchere, appuntiamo qui, alcuni dettagli fondamentali dell’operazione della Fanzine di Bar Croazia:
1) Essere letti vuol dire essere anche accattivanti. Primo punto fondamentale di ogni operazione culturale del genere è ovviamente raggiungere e attirare lettori, farli leggere intere pagine, veicolando un’idea, un pensiero, un messaggio. Ciò oggi, come sappiamo, non è più facile e possibile come un tempo. Siamo nel ventennio della crisi dell’attenzione, della produzione e della condivisione isterica dei contenuti. Nessuno perderebbe sicuramente tempo a leggere un giornale, soprattutto se si leggono tra l’altro articoli scritti con chatgpt. È in questo contesto qui che, di conseguenza, il concetto stesso di creare una rivista o un periodico in senso classico, tradizionale, quasi novecentesco risulta un inutile spreco di tempo, nonché di carta. Mettendo il dito nella piaga, al di là degli esperti di settore, nessuno interessato di politica leggerebbe oggi per esempio un numero di MicroMega o Limes.
Se esistono ancora giornali, riviste e periodici in Italia, questi sopravvivono grazie a ristretti bacini di lettori, in altri casi, per le riviste più giovani ci si affida alle l3 student3 iscritt3 a facoltà umanistiche. Ovviamente però, a differenza di quanto comunemente si pensa, la cultura ancora interessa diverse persone e anzi all’interno delle generazioni più giovani, nate sotto il segno della catastrofe del contemporaneo, la ricerca di possibili risposte, soluzioni e interpretazioni sul proprio mondo non è mai stata un’esigenza così impellente, soprattutto perché necessaria alla propria sopravvivenza (a volte letteralmente).
E in questo contesto che la produzione di Fanzine risponde perfettamente a tutta una serie di esigenze del nuovo e del prossimo pubblico. Di certo non è neanche nulla di nuovo per la società italiana, volendo fare anche solo un esempio – sempre del bolognese – ci viene in mente la rivista A/traverso, la quale già affrontava criticamente un discorso molto simile nel contesto del Movimento del Settantasette. Il rischio ovviamente è sempre dietro l’angolo, a fronte di questa necessità di essere più accattivanti di altri, non si deve però rischiare di diventare banali né poveri nei contenuti che si propongono. Da questo punto la neo-nata Fanzine di Bar Croazia dovrà nel tempo rimboccarsi le mani e trovare il proprio equilibrio, evitando di ricalcare modelli di rivista accattivante ma di cui non ci si ricorda mai neanche un articolo (coff coff).



2) Stampa e isbn, un fattore soprattutto sociale. Il più grande disastro culturale dell’Italia del nuovo millennio non è tanto avvenuto in seno a un problema economico, quanto sociale. Tutti, ma proprio tutti (editori, redattori, scrittori, direttori, ecc.) vivono dalla fine del novecento un’enorme crisi, quella che è stata poi generalmente associata a un problema più generale di tutto il settore. I libri, le riviste e la carta stessa costa sempre di più; i costi di produzione vengono poi aumentati se si tiene conto del costo per ottenere il codice isbn per ogni libro (che garantisce l’esistenza del libro nel sistema nazionale), nonché delle percentuali trattenute da quei pochi e oligopolistici distributori e delle percentuali trattenute dalle librerie anche indipendenti (30-40% del prezzo di copertina). A nessuno degli addetti della piccola e media editoria però è mai venuto in mente di tirarsene davvero fuori da certi discorsi. Perché, come è ovvio che sia, il punto degli editori è sopravvivere e in caso anche guadagnare. Ci si trova così costretti ad accettare sempre più compromessi finché poi non ci si accorge dopo anni di trovarsi sull’orlo della chiusura, capendo che non si può competere in un mercato che è nato per essere un mercato non-libero.
Nel giro di vent’anni, tra edizioni numerate (per eccessivi e proibitivi costi di produzione) e difficoltà nella distribuzione degli oggetti-carta (senza dover ricorrere ai distributori suddetti), nonché nella promozione attraverso mezzi alternativi ai canali ufficiali delle catene libraie (tra i quali instagram e persino tiktok); il mercato editoriale è oggi quasi arrivato al collasso della propria piccola e media editoria. Solo le big ones, le quali detengono – oltre alle catene – appunto il controllo dei distributori e – forse – anche quello dei più importanti organismi istituzionali legati al mondo editoriale, oggi se la vivono bene. Da questo punto di vista, nel contesto della micro-, piccola e media editoria – dove potremmo collocare la Fanzine di Bar Croazia, entrare in questo circo trita-carta, ovviamente è una follia. Esempi utili di riviste giovani vicine alla poesia che, seppur con alcune difficoltà, oggi sono riuscite a ritagliarsi in un contesto ufficiale uno spazio di sopravvivenza sono: layout magazine (grazie a crowfuding); Neutopia (di recente sotto l’ala di Agenzia X); Charta Sporca; Niederngasse.
Ovviamente qui ci sarebbe da inneggiare alla rivolta verso un sistema retto da due o tre maxi-società del settore letterario, ma d’altro canto non si può che pensare di poter ribaltare di punto in bianco tutto questo sistema che ha messo e continua a mettere in ginocchio ogni iniziativa letteraria con scarsi capitali iniziali, se non subito, sicuramente dopo tre o quattro anni massimo. La Fanzine in questo contesto si dimostra così un mezzo del tutto innovativo perché risponde in maniera ottimale a un’esigenza semplice: diffondere un messaggio. Ecco che allora basterebbe anche solo un file .pdf da portare a stampare nella propria copisteria di fiducia oppure una fotocopiatrice casalinga, per produrre a tutti gli effetti una fanzine, una rivista e forse anche una letteratura (di movimento), la cui unica preoccupazione sarebbe limitata ora alla distribuzione.
3) Distribuzione. Il discorso sulla distribuzione è tedioso e dovrebbe essere tematizzato da chi è sicuramente più dentro di me nell’affare editoriale, soprattutto italiano. Molto diverso è per esempio il caso di altri Paesi come la vicinissima Francia dove si riscontrano sovvenzioni pubbliche maggiori – oltre che strutturate –; aliquota IVA particolarmente favorevole al 2,1% per certe pubblicazioni (editoria); detrazioni per investimenti negli editori, nonché riduzioni fiscali per chi capitalizza case editrici o fa donazioni agli editori; esenzioni per alcuni attori nella catena di stampa e distribuzione; sostegno al pluralismo d’impresa, con sussidi che vanno a testate piccole, regionali, politicamente indipendenti, il che incoraggia una stampa diversificata e la sopravvivenza di editori locali.
| Ambito | Francia – Incentivo | Vantaggio per un editore indipendente | Situazione in Italia (assenza / limite) |
| Fiscalità generale | IVA super-ridotta al 2,1% sui prodotti editoriali (cartacei e digitali). | Margini più alti, costi più bassi per produzione e vendita. | IVA al 4% → più alta e meno vantaggiosa. |
| Tassazione locale | Esenzione o riduzione CET (imposta economica territoriale) per distributori e attività editoriali. | Costi fissi territoriali molto più bassi per chi distribuisce, stampa o gestisce rete logistica. | Nessuna esenzione equivalente. I costi locali restano interamente a carico dell’editore/distributore. |
| Investimenti in capitale | Riduzioni fiscali per chi investe nel capitale di imprese editoriali (meccanismo di sostegno al pluralismo). | Incentiva investitori e soci privati a finanziare editori indipendenti → più facile raccogliere capitali. | Incentivi molto più limitati. Non esiste una deduzione così forte e dedicata all’editoria. |
| Donazioni private (mecenatismo) | Riduzione d’imposta del 66% per privati che donano a editori riconosciuti (imprese “di informazione”). | Meccanismo di mecenatismo potentissimo: permette finanziamenti privati costanti per editori indipendenti. | Non esiste un beneficio fiscale così forte per donare direttamente a imprese editoriali. |
| Statuto speciale per editori indipendenti | ESPI — Entreprise Solidaire de Presse d’Information (status fiscale speciale con vantaggi e reinvestimento utili al 70%). | Accesso a investimenti agevolati, fondi dedicati, crediti d’imposta. Forte protezione del pluralismo indipendente. | Nessuno statuto equivalente. Cooperative e associazioni non hanno benefici fiscali paragonabili. |
| Sovvenzioni pubbliche strutturali | Fondi pluriennali per pluralismo, modernizzazione, editori indipendenti, stampa locale. | Programmi ricorrenti e non emergenziali → pianificazione a lungo termine. | Incentivi meno continui, più frammentati e spesso emergenziali o limitati ai giornali. |
| Supporto alla distribuzione | Tariffe postali agevolate e sostegni alla distribuzione della stampa e di editoria culturale. | Riduzione significativa dei costi di spedizione e consegna → vitale per piccoli editori. | Agevolazioni postali molto più deboli o discontinue. |
| Credito d’imposta per lettori/abbonati | Credito d’imposta per abbonamenti alla stampa (informazione politica e generale). | Aumenta la base abbonati, sostegno diretto alla sostenibilità degli editori indipendenti. | Nessun credito d’imposta equivalente. |
| Sostegno alla transizione digitale dell’editoria | Fondi dedicati (es. France Relance) per digitalizzazione, piattaforme, innovazione e modernizzazione. | Modernizzazione tecnologica finanziata dallo Stato. | Fondi italiani più piccoli, meno strutturati e non continuativi. |
Dal punto di vista poi autoriale non si non può che notare come le condizioni economiche in Francia siano notevolmente migliori e diverse rispetto che in Italia.
| Tipologia di incentivo | Nome / Programma | Descrizione sintetica | Importo indicativo | Requisiti principali |
| Borse di scrittura (CNL) | Bourse de Découverte | Sostiene autori agli inizi della carriera per un nuovo progetto. | variabile (alcune migliaia €) | Almeno 1 libro già pubblicato. |
| Bourse de Création | Permette di dedicare mesi alla scrittura di un’opera importante. | 8.000 € o 15.000 € | Almeno 2 libri pubblicati; progetto di 6 mesi (borsa 15k) o inferiore. | |
| Bourse “Année Sabbatique” | Finanziamento di un anno sabbatico (o due a metà tempo) per scrivere un’opera significativa. | fino a 30.000 € | Autori con forte percorso; progetto di grande ambizione. | |
| Residenze di scrittura (CNL + strutture culturali) | Bourses de Résidence | Residenze di 1–3 mesi per lavorare a un progetto; include ospitalità e compenso. | variabile (borsa + alloggio) | Dedicarvi 70% del tempo; essere invitati da una struttura approvata. |
| Sostegno alla creazione e alla vita culturale | Aiuti del Ministero della Cultura | Politiche che riconoscono la precarietà degli autori e finanziano attività culturali e creative. | variabile (spesso tramite CNL) | Essere autori professionisti o in fase di pubblicazione. |
| Aiuti regionali | Residenze e borse locali | Vari enti regionali (“Livre et Lecture”) offrono supporti specifici. | 1.000–6.000 € in media | Dipende dalla regione; progetto di scrittura o illustrazione. |
| Borse per opere specifiche | Bourse “Brouillon d’un rêve” (SCAM) | Finanziamento per opere letterarie o narrative non ancora pubblicate. | variabile (spesso 2.000–5.000 €) | Progetto creativo ben definito; ambito narrativo o di ricerca. |
| Settore teatrale | Aiuti ARTCENA | Sostegni per scrittori teatrali, drammaturghi e opere performative. | variabile (fino a migliaia €) | Progetto di scrittura teatrale. |
| Compensi professionali | Pagamento autori per eventi / firmacopie | In Francia le istituzioni prevedono compensi minimi per gli autori durante eventi pubblici. | circa 255 € lordi per evento | Partecipare come autore a reading o firmacopie riconosciuti. |
Da questo punto di vista, compreso lo stato dell’arte con brevi accenni di confronto ci possiamo adesso limitare a dire e concludere che, oggi, nel discorso della Fanzine si può forse sviluppare un’opportunità unica, soprattutto per l’Italia editoriale.
Nel concetto stesso di Fanzine vi sono infatti tutte le proprietà utili a un ripensamento per esempio della distribuzione attraverso un rapporto diretto con librerie, ma soprattutto luoghi completamente estranei al discorso poetico e/o al contempo vicini (edicole, bar, locali, università, macellerie, pescherie, ecc.), nonché a un primo ripensamento dal lato autoriale in termini di un’opportunità intorno a un più rapido, diretto incontro tra scrittura, articolo e un eventuale lettore/lettrice. Il prodotto carta di per sé – dobbiamo dirlo – non può ovviamente essere messo in vendita, ciò però non significa che esso non possa essere distribuito “gratuitamente”, in punti strategici della città, attraverso magari crowfunding e/o altre iniziative per la raccolta diretta di fondi, utili a coprire – a questo punto – i soli costi di stampa di un fascicoletto puntinato e eventualmente anche degli autori coinvolti, per esempio.
Piazza per piazza – anche fuori dall’apparato ufficiale del mercato editoriale –, Bar Croazia potrebbe, nei prossimi mesi e anni, dimostrare a molti come si possa davvero cambiare le regole del gioco, direzionando in meglio qualcosa, l’affare poetico e editoriale, a partire da quella famosa e mai scontata riflessione sulla semplice carta colorata, utile persino a incartare la carne o il pesce al pari cioè di un flyer pubblicitario sulla/della cultura.
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Intervista a Sofia Zoli
coordinatrice del progetto Bar Croazia
Fatte premesse e tentativi di chiarezza, chiediamo direttamente a voi. Qual è stata l’idea che vi ha portat3 a mettere su, un progetto come questo? Cosa intendete con la dicitura movimento di poesia con poeti vivi?
Sofia Zoli: ciao Francesco, e grazie dell’interesse! Il progetto Bar Croazia nasce nell’agosto del 2025 per portare avanti in modo più strutturato il progetto di Raw Poetry, che invece esiste da novembre 2024.
Bar Croazia si definisce, come riporti anche tu, un “movimento di poesia con poeti vivi” che, nell’immensa e bellissima cornice di Piazza Santo Stefano a Bologna, è diventato il mantra del progetto. La dicitura intende essere quasi comica – “i poeti vivi”, mai scontato quando si parla di poesia* – ma a dire il vero richiama e tenta di realizzare una nostalgia ipotetica e, forse, idealizzante dei movimenti poetici novecenteschi.
Ad ogni modo il movimento, nel suo significato più generico, è una prerogativa della sopravvivenza umana; tradotto nel contesto della parola in strada, rende a mio avviso un’idea ben chiara dell’ambizione di Raw Poetry – ossia creare un nuovo modo di scrivere, se scrivere si deve, per un’esposizione che si realizza tramite performance, in un contesto diverso da quello accademico o localaro.
Che poi in strada si faccia o meno poesia, questo è da vedere e sicuramente non saranno i tempi brevi del presente a confermarcelo, tanto quanto sarebbe una giusta diffidenza quella davanti a chi poeta si autoproclama. Certamente la nostra lingua non ci aiuta, tanto che l’unica soluzione finora adoperata davanti alla grande domanda del che-cos’è-la-poesia è di usare il termine “performance”, anziché abituarsi alla banale e usurata risposta del tutto-è-poesia. Come diceva qualcuno, comunque, fare rap non è obbligatorio.
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È stato per voi un percorso fin da subito pensato e studiato per evolversi così oppure vi siet3 trovat3 a aggiungere nuovi elementi alla vostra equazione con il tempo, di volta in volta?
Sofia Zoli: il percorso iniziale del progetto – precedentemente con nome DuoCane, che rende bene anche l’idea di quale fosse la previsione, non così ambiziosa – era quello di organizzare principalmente Poetry Slam, quindi eventi parte del circuito della L.I.P.S. (Lega Italiana di Poetry Slam, a cui io personalmente devo tantissimo).
Nel percorso di nascita di DuoCane abbiamo avuto la grande fortuna di entrare in contatto con realtà incredibili di Bologna, tra cui Sanfra, cypher di freestyle che ogni martedì in Piazza San Francesco organizza il muretto, che naturalmente ha avuto un’importanza fondamentale, sia a livello d’ispirazione che di supporto nella creazione dell’evento di Raw Poetry.
Nel novembre 2024 il progetto Raw Poetry è stato supportato e sostenuto da alcune persone facenti parte di Sanfra (soprattutto Francesco Pazienza, in arte Redrum, che mi ha dato qualche dritta per l’organizzazione e la conferma affettuosa di potercela fare e Michele Zordan, fotografo del cypher, che è stato di grande sostegno morale e, qualche volta, fotografico) e dell’aiuto concreto e necessario di persone già conosciute (Claudio Palumbo, Gabriele Bonafoni, Isidoro Concas, Luca Rizzatello) o conosciute nel corso dell’evoluzione del progetto (Nicole Venturi e Cecilia Romano, che ad oggi hanno fatto parte del progetto nei ruoli di curatrice della fanzine e di fotografa, Vittoria Nicolucci, Andrea Bellaroto e Dante Farricella, fotografi eccezionali, Andrea Persico, Francesco Terzi, Anita Loli, Federico Garoffolo, Alessandro Masella, e altri). Dal giorno zero, invece, c’è sempre stato l’Infedele, bar di fiducia in Via Gerusalemme, proprio di fianco alla chiesa.
Nel corso del 2025 è stato un onore potersi confondere con progetti di volontà allineate alla parola, come il Centro di Poesia Contemporanea (in particolare nella partecipazione di Mikel Marini e Rebecca Garbin) e dello Spazio Letterario (con Riccardo Frolloni e Diletta D’Angelo, che nel febbraio 2025 è stata la prima vincitrice dell’evento). Raw Poetry è nato sotto la buona stella della spontaneità, come spontaneo è, spesso, ciò che è necessario.
Nel tempo, soprattutto quando l’evento ha iniziato a strutturarsi in modo più complesso e organizzato e il pubblico ci ha dato fiducia, è stato possibile realizzare altri progetti, tra cui la fanzine che hai citato anche tu e il progetto Radio Croazia, in collaborazione con Radio Sonora.
Dunque, quello di Bar Croazia è un processo in evoluzione, che di mese in mese (e a volte, più impulsivamente, di giorno in giorno) permette ad oggi di vagheggiare e sognare cose più in grande, integrando talenti e lasciando una porta aperta all’andare e al tornare, proprio come un bar.
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Ragionando ancora su questi lunghi mesi di progetto, quali pensate siano state le idee più azzeccate che vi hanno portato a radunare intorno a voi un numero così ampio di gente, generando tutto questo interesse intorno a voi? Che consigli dareste a altri che volessero attivarsi come voi nelle proprie città?
Sofia Zoli: partiamo dai consigli, che le idee sono azzeccate perché lo diventano! Finora, nel percorso, sono certa ci siano due consigli fondamentali: avere la testa davvero tanto dura e, serve dirlo una volta tanto, avere idee proprie e originali.
Creare un progetto da un’idea propria, o almeno rendere merito a chi ci ispira, non è solo questione di correttezza, ma di rispetto per il prossimo e per se stessi. Dietro le idee facilmente replicabili c’è qualcuno che in quell’idea ha investito il suo tempo e le ore piccole delle sue notti e, dato che viviamo una società, probabilmente anche denaro. Nonostante a volte il buonismo tradisca, di certo prendere senza rendere merito uccide i creativi, sia chi lo è e sia chi dovrebbe esserlo.
Nessuno inventa nulla, sia chiaro: ma nel tempo della spietata concorrenza, della competizione affaticata dallo scrolling, del tentativo di integrità della parola di bocca e non di prompt, riconoscere l’altro, sbattere la testa sulle proprie idee e mantenersi capaci di meraviglia piuttosto che tristi apostoli di parole non nostre è necessario e resistente. A volte è evidente che quella all’originalità sia abitudine desueta, ma ci tengo a ribadire (anche a me stessa) quanto non ci sia nient’altro che questo: marchiarsi la fronte di un grande sapere aude kantiano anziché rifugiarsi nel caldo di fuochi già accesi – non c’è, forse, più grande meraviglia della neve, che ha imparato il suo modo nel freddo? Le idee, ritornando all’inizio, sono azzeccate perché (lo) diventano. E soprattutto, diventano solo quando si evolvono e mutano.
Replicare, dunque, è verbo distante da me e dalla mia idea di cultura. Questa tua domanda è in conclusione fondamentale al presuntuoso e altrettanto dignitoso tentativo di rompere una storia di vincenti, scegliere di essere Verri e non Beccaria per non lasciar morire di fame un nuovo Meliés, al quale nessuno voleva vendere il cinématographe ma al cui nome si sovrappose quello di chiunque proiettasse Le voyage dans la lune. La storia ci insegna che chi inizia perde, ma altrettanto ci insegna che di storia siamo fatti e autori. Per quanto impopolare, dunque, non ho consiglio altro che lasciare l’ingrosso ai mercati.
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Un paio di anni fa, mi diceva un amico, habitué dell’ambiente culturale bolognese, che da ormai quasi dieci anni il centro storico e sociale di Bologna ha smesso di esistere del tutto. E, in effetti, quasi tutti i luoghi di movimento culturale sono progressivamente scomparsi, soprattutto negli ultimi vent’anni. Nel vostro caso, come vedete oggi la situazione della città di Bologna? C’è qualche speranza di un ritorno all’uso sociale e culturale di certi spazi del centro storico oppure bisognerà continuare a radunarsi in Piazza Santo Stefano e lì soltanto?
Sofia Zoli: Bar Croazia esiste, considerando anche l’esperienza precedente di DuoCane, dal 2024 ed è proprio quest’anno che coincide per me con l’avvicinamento alla realtà culturale di Bologna, di cui conosco nel complesso pochissimo. Non ho i mezzi per fare paragoni, quindi mi posso riferire solo alla mia personale esperienza che vede, in realtà, nascere e affermarsi in poco tempo nuovi spazi di cultura non solo poetica.
Credo che la situazione culturale di Bologna, anche se non florida, esista e resista – e non è roba da poco, considerando che il prezzo della cultura non viene minimamente riconosciuto non solo dalla politica o dai locali, ma purtroppo spesso anche da chi è pubblico. D’altra parte credo che, come in ogni città, anche a Bologna esistano dinamiche sociali che si concretizzano, semplificando molto, da un lato nella chiusura quasi settaria di certe realtà, e dall’altro nell’apertura smodata e ostentata (ma spesso finta) al tutto è concesso di altre, che finiscono per vanificare lo sforzo di creare una vera e propria scuola di cultura bolognese (sempre che sia necessaria).
L’Emilia Romagna tutta, terra amata e odiata, porta con sé un bagaglio culturale irrinunciabile, basti vedere i suoi cantautori (Dalla, Guccini, Lolli e anche i non bolognesi, come Bertoli) ma che naturalmente vive, come tutta la cultura italiana, le fortune alterne di un tempo come il nostro. Nella mia esperienza sono entrata in contatto più con gli ambienti completamente aperti rispetto a quelli più chiusi, e devo dire che la mia esperienza è stata tale che davanti a una cura e ad una scuola più o meno condivisibili che certi ambienti “chiusi” dedicano alla scrittura, sono rimasta più a favore di questi ultimi.
L’open mic, il Poetry Slam, il reading di certi collettivi “aperti e inclusivi” non solo spesso non è inclusivo per niente, ma altrettanto non si dota di alcuna competenza poetica, pur chiamando poesia quello che avviene sul palco, si esonera dallo sporco lavoro di avere opinione e finisce per premiare, sorvolando a piedi pari la tecnica e la ricerca del testo, chi la lancia più grossa nella gara a chi sta peggio: disturbi di personalità, disturbi alimentari, padri, madri, fratelli morti, abusi sessuali lanciati come coriandoli a un pubblico impreparato e forse, talvolta, non consenziente, amori finiti malino trasformati in abusi narcisistici, creando a conti fatti un evento di auto-aiuto più che di poesia*.
Dall’altra parte la chiusura di certi ambienti finisce per essere un deterrente a chi volesse farne parte, che deve sudare diverse camicie per riuscire ad affermarsi come partecipante anziché intruso, e avere cuore ben saldo per non lasciarsi trascinare nel tentativo, comunque scevro di cattive intenzioni, di una stessa scrittura comune. In entrambe le direzioni, dunque, a volte è difficile far valere la propria identità, ma in conclusione la situazione culturale bolognese esiste (nella misura della possibilità del nostro tempo) e soprattutto può ambire a nuove importanti mete.
Per quanto riguarda gli spazi, invece, non sono mai stata frequentatrice assidua di edifici, a meno che non si tratti di bar. Soprattutto, mi piace la strada e vivere in modo minimalista la cultura che, a ben vedere, si crea anche solo con voce, foglio e penna, nonostante creda che avere spazi di incontro non possa che essere un incentivo importantissimo per lo sviluppo di una comunità culturale.
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Dicevamo prima, con questa nuova introduzione della Fanzine, sembra quasi di ritrovarsi di fronte a un ritorno anche di un certo underground culturale bolognese in pieno stile anni ’70. In questo senso, quali sono stati i vostri riferimenti nella creazione di questo progetto di fanzine? Quali idee e progetti vorreste ulteriormente trasporre su carta nei prossimi lavori?
Sofia Zoli: ché dolcissima lusinga sapere di aver fatto centro nell’estetica di questa fanzine, soprattutto perché la scelta del solo cartaceo è deliberatamente anacronistica e (inaspettatamente) impegnativa.
La fanzine si compone di 4 o 5 fogli stampati in bianco e nero fronte-retro e pinzati, a mano, presso una piccola stamperia cittadina, alla quale bisogna necessariamente recarsi qualche giorno prima dell’uscita, dato che il processo impegna circa un paio d’ore tra stampa, riordino delle facciate, pinzatura e piegatura, senza dimenticare il passaggio in cartoleria per l’acquisto di una sessantina di fogli colorati per le copertine, la cui grafica è studiata per essere sovrapposta a qualsiasi colore. Il processo “analogico” per la creazione dell’oggetto è quindi suscettibile di imperfezioni, sulle quali – sinceramente! – puntiamo tutto.
Per quanto riguarda l’estetica della fanzine, è certamente visibile la somiglianza con la Gazzetta dello Sport (qui immagine) e più in generale con il design di vecchi giornali (basti l’esempio del Corriere della Sera). Il contenuto si muove tra inarrivabili (o forse rinnovabili?) esempi più o meno antichi (Lacerba, La Voce, Poesia edita da Crocetti Editore, di cui nel 2022 sfogliai qualche pagina in compagnia dell’amico e poeta Cesare Ricciotti, purtroppo venuto a mancare, in una ricerca sulla poesia russa). L’identità del progetto, comunque, è ancora in costruzione. In futuro sarebbe bello potersi affidare a una tipografia di fiducia, allegare anziché relegare a fine pagina un vero e proprio libretto con la raccolta degli eventi di poesia su Bologna, inserire poster con le foto o le frasi di chi attraversa lo spazio di Piazza Santo Stefano, a creare un ricordo comune in qualche camera, come comune è la riuscita del progetto.
Certamente è nei piani ampliare la collaborazione a illustratori e fotografi sempre diversi. I buoni pronostici, comunque, sono sempre una pessima idea: meglio è scegliere cosa mantenere e ancora meglio cosa lasciare. Nella lista delle cose da mantenere, sicuramente compaiono gli articoli di opinione e critica letteraria, le rubriche di approfondimento (come Ghost Track, curata finora da Francesca Fiori) e in generale tutto ciò che stimola un ragionamento riguardo la grande domanda di cosa è e come funziona la poesia, come si scontra con il presente (ne parla Nina Raggi nell’articolo Sull’esigenza poetica) e con l’editoria (Pescami, sono qua – come pubblicare un libro in Italia di Gennaro Màdera).
Nella lista delle cose da lasciare, invece, inserirei la pubblicazione delle “ poesie*” nude e crude, prive di commento o di critica esterna, sia pure una mia drammatica tendenza, ma preferisco di gran lunga le stroncature.
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Da questo punto di vista, al netto delle prossime mosse di Bar Croazia, quanto vi sentite vicini rispetto al vostro obiettivo o desiderio iniziale? Quali sono gli altri obiettivi che avete ancora in agenda per il futuro del vostro progetto?
Sofia Zoli: credo che Bar Croazia abbia di gran lunga superato le aspettative, non solo nella creazione di un porto franco tra Poetry Slam e incontro accademico, ma soprattutto nell’attenzione che ha ricevuto. A dirla tutta sono ancora in fase di elaborazione del successo di un’idea che agli inizi sembrava, se non impossibile, almeno troppo di nicchia per raggiungere certi numeri. E invece..
Attualmente l’obiettivo è quello di continuare per questa strada e farlo bene. Un evento a settimana non è proprio una passeggiata e l’importante è mantenere il ritmo. Balliamo!
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Bar Croazia oggi (è cresciuto grazie al sostegno di):
Sofia Zoli (2001, Faenza) è organizzatrice di eventi, divulgatrice e performer. Nel 2022 fonda In Bianco – un progetto di cultura scondita a Faenza e nel 2024 fonda DuoCane a Bologna, collettivo culturale di Poetry Slam parte della L.I.P.S (Lega Italiana di Poetry Slam), poi evoluto in Bar Croazia (2025). Da novembre 2024 dirige il format di poesia in strada Raw Poetry a Bologna. Dal 2022 cura un progetto di divulgazione che conta una decina di spettacoli e numerose repliche sul territorio dell’Emilia Romagna. Sempre dal 2022 partecipa con le sue performance in eventi in tutta Italia. Con Nicole Venturi cura la Fanzine di Bar Croazia, mentre grazie al sostegno di Radio Sonora crea su YouTube Radio Croazia, un canale di raccolta di poesie.
Cecilia Romano (1996, Carpi). Appassionata di fotografia da sempre, inizia la ricerca fotografica con la macchina analogica. Nel 2024 si occupa di fotografia digitale, che usa come filtro nell’osservare le persone e quello che trasmettono. Dal 2025 ha contribuito come fotografa al progetto Bar Croazie e le sue foto sono disponibili sulla pagina Instagram del progetto e sul suo profilo personale.
Nicole Venturi (2001, Bologna) è redattrice in una casa editrice. Si è laureata in Scienze della Comunicazione, ha studiato 6 mesi Giornalismo ed Editoria a Parma per poi tornare a Bologna e frequentare la magistrale di filosofia. Ad oggi lavora presso la casa editrice Mazzoli, occasionalmente scrive, volentieri legge le parole altrui. Ha lavorato a vari progetti di scrittura, ha scritto su un blog di recensioni “La Bottega del Giallo”, intervista e modera gli incontri con scrittori al gruppo di scrittura e club del libro di Monterenzio. Ha scritto la prefazione di un libro prossimamente in uscita: “Favole Romagnole” che ha redatto presso la casa editrice Persiani (BO).
Andrea Bellaroto (1995, Roma). Studia lettere alla Sapienza, dove vince una borsa di studio della Fondazione Giuseppe Ungaretti, e poi all’Alma Mater di Bologna, dove vive dal 2019. Dopo la laurea, studia fotografia presso Spazio Labò, approfondendo il ritratto e il reportage. Lavora per la Fondazione Marco Guzzi Darsi Pace ed è membro fondatore del movimento l’Indispensabile. A Bologna organizza eventi di poesia in strada con il collettivo Bar Croazia e lavora come fotografo collaborando anche con diversi movimenti politici. Dal 2025 ha contribuito come fotografo al progetto Bar Croazia e le sue foto sono disponibili sulla pagina Instagram del progetto e sul suo profilo personale.












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