Iris Baldo | La violenza è un fatto condiviso

a cura di

Francesco Ciuffoli

3–5 minuti

|

un testo inedito


Ciò che sorprende nella scrittura di Baldo è l’emersione di certi e inaspettati versi all’interno di una narrazione di per sé anti-fiabesca e al contempo parabolica perché coerente alla leggi della fabula, nonché più generalmente a un tipo di epica in un certo senso adatta per l’infanzia (recuperando in questo senso le meno edulcorate modalità dell’intreccio fiabasco di età pre-moderna). Di certo, questo non è il primo caso all’interno della letteratura anche contemporanea, in cui ritroviamo questo espediente formale di chiaro stampo fiabesco intrecciato a simili espedienti epici-esegetici, capaci proprio grazie al contrasto con il resto della narrazione di evidenziare in maniera incisiva al lettore – colto quasi di sorpresa – alcuni aspetti critici della modernità e dell’umano, in chiave a volte surreale e/o grottesca (dai racconti di Buzzati alla più recente poesia di Lamarque).

Nello specifico caso di Iris però questo gioco sulla forma e sul contenuto arriva a comporre un tipo particolare e unico di pastiche letterario. In Sfiaba notturna infatti l’impianto fiabesco – come suggerisce già il titolo – è una trappola per il lettore, perché è nel mentre di una lettura distratta che la dimensione fumosa e sognante della narrazione si disfa, in un certo senso sfiaba a favore di alcuni versi dallo stile crudo e di impianto più direttamente esegetico al pari di vere e proprie massime (quasi-aforistiche) sulla natura umana e che forse non casualmente ricordando alcuni versi di autori come Roberto Roversi – in cui la critica della natura umana e della società seguono fin da principio questo tipo di dinamiche testuali.

È a questo proposito che oggi pubblichiamo e presentiamo questo testo inedito di Iris Baldo.
Buona lettura


Sfiaba notturna

I

Il fascio di luce era teso
era una donna calda

Tutta la città si era collegata in un punto
noi procedevamo a serrare tutte
le porticine
delle piccole mura
perché i lupi non entrassero
a coppie

Porta il bosco agli animali
poi appicca fuoco ai tronchi

È importante creare un girotondo di fuoco
e le bestie corrono più veloci quando bruciano.

Pestavamo le case fino a farle rientrare nel terreno:
se entrano i lupi ci spazzano le donne
bisogna sotterrare le case
le donne

Nessuno sapeva chi fosse il suo prossimo nemico
ma tutti dicevano:

controlla sempre dietro le porte
a volte puoi trovarci una porta
altre volte un uomo con gli occhi

spalancati

che ti

fissa.

Il quinto giorno d’assedio al borgo di Marano
c’erano tre possibilità:

consegnare le donne
consegnare gli animali
bruciare la città.


II

La notte non aveva mai brillato tanto
e le donne avevano affilato tutti i coltelli

saltavano da un tronco all’altro
la lama verticale dietro alla schiena

nessuna aveva mai ucciso
ma tutte ci avevano provato

Il problema era sempre lo stesso:
seppellire un morto verticale alla terra
altrimenti gli alberi nascono storti.

Avevamo detto agli animali di seguirci
di occuparsi loro dei corpi
di trasportarli fino al bosco
e portarli in cima al ramo più alto

Nessuno avrebbe mai scambiato
un albero per un corpo
solo quando brucia
cola sangue dall’alto.


III

La paura di finire sulla cronaca nera
ho ucciso il mio cane con le mani bianche

Gli uomini dormivano le mani sulle pance
le donne si appostavano dietro le porte

Il piano era aprirgli la pancia
con forbici a punta arrotondata
per creare una tana
e inserire un animaletto all’interno

Agli animali avevamo dato indicazioni precise:
risalire il corpo dallo stomaco fino al torace
orinare agli angoli.


IV

C’era qualcosa da cui si era originato tutto
un momento a partire dal quale tutto aveva cessato di essere storto

Le donne partorivano sempre
gli uomini non partorivano mai

Prima abbiamo seppellito la logica
poi l’enigma

La luce è un rischio iper-obliquo
deve cadere esattamente in un punto del prato

La violenza è un fatto condiviso
e prolifera di gesto minimo in macro.


V

Ora che tutti gli animali sono morti
la foresta inizia a rimpicciolirsi

Le lepri sono scappate dal fuoco
ma il fuoco ha raggiunto le lepri

Tutto il
calore

del mondo

era stato concentrato in un punto
la donna era stata gettata nel fuoco
poi lo aveva alimentato.

L’ultima donna sulla terra
si era trasformata
nella prima creatura del creato

una volta raccolti tutti
gli animali inceneriti
se li era presi in braccio

diceva adesso semino semino
silenzio

Alle donne tappo la bocca di cenere

Agli uomini brucio la bocca col fuoco.

Iris Baldo (Milano, 2000) è laureata in lettere moderne presso l’Università degli Studi di Milano. E’ poeta e artista performativo. Nucleo della sua ricerca artistica è infatti la poesia in unione all’atto performativo, il cui studio ruota attorno sia alla dimensione testuale, quanto le sue implicazioni sonore, corporali e visive. Ha partecipato alla residenza di poesia ‘’Arimo. La Spoon River di Milano’’, presso La Casa degli Artisti (2024) a cura di Luca Mastrantonio, coordinata da Mattia Bosco.



Rispondi

Scopri di più da Inverso - Giornale di poesia

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere