un testo inedito
Ciò che sorprende nella scrittura di Baldo è l’emersione di certi e inaspettati versi all’interno di una narrazione di per sé anti-fiabesca e al contempo parabolica perché coerente alla leggi della fabula, nonché più generalmente a un tipo di epica in un certo senso adatta per l’infanzia (recuperando in questo senso le meno edulcorate modalità dell’intreccio fiabasco di età pre-moderna). Di certo, questo non è il primo caso all’interno della letteratura anche contemporanea, in cui ritroviamo questo espediente formale di chiaro stampo fiabesco intrecciato a simili espedienti epici-esegetici, capaci proprio grazie al contrasto con il resto della narrazione di evidenziare in maniera incisiva al lettore – colto quasi di sorpresa – alcuni aspetti critici della modernità e dell’umano, in chiave a volte surreale e/o grottesca (dai racconti di Buzzati alla più recente poesia di Lamarque).
Nello specifico caso di Iris però questo gioco sulla forma e sul contenuto arriva a comporre un tipo particolare e unico di pastiche letterario. In Sfiaba notturna infatti l’impianto fiabesco – come suggerisce già il titolo – è una trappola per il lettore, perché è nel mentre di una lettura distratta che la dimensione fumosa e sognante della narrazione si disfa, in un certo senso sfiaba a favore di alcuni versi dallo stile crudo e di impianto più direttamente esegetico al pari di vere e proprie massime (quasi-aforistiche) sulla natura umana e che forse non casualmente ricordando alcuni versi di autori come Roberto Roversi – in cui la critica della natura umana e della società seguono fin da principio questo tipo di dinamiche testuali.
È a questo proposito che oggi pubblichiamo e presentiamo questo testo inedito di Iris Baldo.
Buona lettura
Sfiaba notturna
I
Il fascio di luce era teso era una donna calda Tutta la città si era collegata in un punto noi procedevamo a serrare tutte le porticine delle piccole mura perché i lupi non entrassero a coppie Porta il bosco agli animali poi appicca fuoco ai tronchi È importante creare un girotondo di fuoco e le bestie corrono più veloci quando bruciano. Pestavamo le case fino a farle rientrare nel terreno: se entrano i lupi ci spazzano le donne bisogna sotterrare le case le donne Nessuno sapeva chi fosse il suo prossimo nemico ma tutti dicevano: controlla sempre dietro le porte a volte puoi trovarci una porta altre volte un uomo con gli occhi spalancati che ti fissa. Il quinto giorno d’assedio al borgo di Marano c’erano tre possibilità: consegnare le donne consegnare gli animali bruciare la città.
II
La notte non aveva mai brillato tanto e le donne avevano affilato tutti i coltelli saltavano da un tronco all’altro la lama verticale dietro alla schiena nessuna aveva mai ucciso ma tutte ci avevano provato Il problema era sempre lo stesso: seppellire un morto verticale alla terra altrimenti gli alberi nascono storti. Avevamo detto agli animali di seguirci di occuparsi loro dei corpi di trasportarli fino al bosco e portarli in cima al ramo più alto Nessuno avrebbe mai scambiato un albero per un corpo solo quando brucia cola sangue dall’alto.
III
La paura di finire sulla cronaca nera ho ucciso il mio cane con le mani bianche Gli uomini dormivano le mani sulle pance le donne si appostavano dietro le porte Il piano era aprirgli la pancia con forbici a punta arrotondata per creare una tana e inserire un animaletto all’interno Agli animali avevamo dato indicazioni precise: risalire il corpo dallo stomaco fino al torace orinare agli angoli.
IV
C’era qualcosa da cui si era originato tutto un momento a partire dal quale tutto aveva cessato di essere storto Le donne partorivano sempre gli uomini non partorivano mai Prima abbiamo seppellito la logica poi l’enigma La luce è un rischio iper-obliquo deve cadere esattamente in un punto del prato La violenza è un fatto condiviso e prolifera di gesto minimo in macro.
V
Ora che tutti gli animali sono morti la foresta inizia a rimpicciolirsi Le lepri sono scappate dal fuoco ma il fuoco ha raggiunto le lepri Tutto il calore del mondo era stato concentrato in un punto la donna era stata gettata nel fuoco poi lo aveva alimentato. L’ultima donna sulla terra si era trasformata nella prima creatura del creato una volta raccolti tutti gli animali inceneriti se li era presi in braccio diceva adesso semino semino silenzio Alle donne tappo la bocca di cenere Agli uomini brucio la bocca col fuoco.
Iris Baldo (Milano, 2000) è laureata in lettere moderne presso l’Università degli Studi di Milano. E’ poeta e artista performativo. Nucleo della sua ricerca artistica è infatti la poesia in unione all’atto performativo, il cui studio ruota attorno sia alla dimensione testuale, quanto le sue implicazioni sonore, corporali e visive. Ha partecipato alla residenza di poesia ‘’Arimo. La Spoon River di Milano’’, presso La Casa degli Artisti (2024) a cura di Luca Mastrantonio, coordinata da Mattia Bosco.









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