Elena Cappai Bonanni | Collezione di inediti (versi e spoken word) feat Salvador Zambrana

Foto di Nicola Barbato

a cura di

Nicola Barbato

2–4 minuti

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Ringraziamo Elena Cappai Bonanni per averci concesso la possibilità di presentare una così preziosa collezione di progetti inediti: innanzitutto, potremo ascoltare Catnip, brano di spoken word del progetto e album Karōshi, nato dall’unione della musica elettronica di SOFIA_, (nome d’arte di Sofia Spampinato) con i testi dell’autrice, che nel 2022 è risultato vincitore al Premio Roberto Sanesi di poesia in musica. Inoltre, grazie alla collaborazione con il poeta e traduttore nicaraguense Salvador Zambrana, offriamo la traduzione in spagnolo di uno dei componimenti inediti, lunapark, di cui Zambrana dice che «tiene el recurso literario de la fragmentación. Dispone cartografía del cuerpo, dientes, boca, labios. Palestina. Selena, la Luna, interpretación».

da Karōshi
Catnip


lunapark

Cadrai senza muoverti: cadrò
per morderti.​

“Senza clichés né corsetti
seduta male selene
dovrai arrenderti”.

E poi ancora:​

“Te la caverai come un dente
qualcosa che esce
e però ti appartiene.”​

Mi leggerai mentre non guardo
lunghi titoli di corda, un po’ di roba
subliminale – non dovrò dare
voce allo sciame
che s’apparecchia in bocca.​

Quale pastiglia a farmi piccola
starai lì tu: sciogliermi dunque
durante la sigla
dentro a un film di provincia
non al cinema.​

“Nada que no se pueda
resolver”, Cartagine.

Potermi scegliere tra le tante, strumento folle
delle visioni, da mettere insieme, assemblare:
qué virgen, vistazo, terra. ​

Forse gettandomi oltre la riva,
dove si muove tutto,
dovendo tutto alla vita.


trad. di Salvador Zambrana


Caerás sin moverte: caeré
para morderte.

“Sin clichés ni corsés
sentada mal, Selene,
deberás rendirte”.

Y luego aún:

“Te las arreglarás como un diente,
algo que sale
y sin embargo te pertenece”.

Me leerás mientras no miro,
largos títulos de cuerda, un poco de material
subliminal – no tendré que dar voz al enjambre
que se dispone en la boca.

Como pastilla para hacerme pequeña
estarás ahí tú: disolverme entonces
durante la cortina inicial
dentro de una película de provincia,
no en el cine.

“Nada que no se pueda
resolver”, Cartago.

Poder elegirme entre tantas, instrumento loco
de las visiones, para ensamblar, componer:
qué virgen, vistazo, tierra.

Quizás arrojándome más allá de la orilla,
donde todo se mueve,
debiéndoselo todo a la vida.


*


Vincimi al lunapark con frenesia da fucile
finto e frittelle, labbra freddissime.

*

y si arde no por eso habrá caído al infierno 1

palestina è uno scarto ​
di cibo che ti è rimasto ​
sul petto, annerito. ​

dalle finestre spente ​
a fuoco lento,
ritirando il corpo steso ​
lo scuoto quasi a dirti ​
tranquillo,
tranquillo: andrà tutto perso.



*

chiudi bene gli occhi, brigante, prima di attraversare.


*

Ahora voy a las esquinas, como víbora​
que se demora un tiempo, antes del golpe ciego​
– ras del suelo.



*

sebbene l’estrazione del corallo ci lascerà arroventate.


Elena Cappai Bonanni è nata nel 1996 e vive a Torino, dove si è laureata in Lingue e Letterature Moderne. Suoi testi sono comparsi su riviste quali «Inverso», «Agua» (Madrid), «Utsanga», «Clean», «La morte per acqua» e «Micorrize». Nel 2020 ha pubblicato l’EP “Madrigale” con il progetto spoken word Spellbinder. Nel 2021 la sua opera “in.odore” è stata esposta nell’ambito della mostra “La poesia visiva come arte plurisensoriale”, presso la Fondazione Berardelli di Brescia. Nel 2022 è stata vincitrice del Premio Roberto Sanesi con il progetto “Karōshi”. Nel 2023 “Gradienti”, la sua prima raccolta di poesie, è stata selezionata tra le opere inedite finaliste del Premio Bologna in Lettere e pubblicata da Terra d’ulivi Edizioni. Nel 2024 ha partecipato alla collettiva “Posverso. Bienal Internacional de Poesía Experimental” di Junín, Argentina. È redattrice della rubrica di poesia Poiein per «Neutopia – Rivista del Possibile».


  1. Enrique Lihn, el Paseo Ahumada, Diario de Poesía n°29, Buenos Aires, 1994 ↩︎


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