M.A.L.D.O.R.O.R.
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Materiali per un Archivio Letterario D’autori Ostili Ribelli Osceni e Randagi
#5 Nicanor Parra | La parte degli antipoeti, o contro la poesia italiana
1. Sono stanco. In media, nelle ultime settimane, ho dormito meno di 5 ore a notte e bevuto più di un litro d’alcool al giorno. 2. In un passaggio del Manifeste du Surréalisme, André Breton racconta che prima di addormentarsi, Saint-Pol-Roux faceva mettere sulla porta della sua stanza un cartello con la scritta IL POETA LAVORA. 3. Preso dal panico, il Giovane poeta italiano corre a perdifiato per i corridoi della cittadella universitaria, lo vediamo sudare sette camicie inseguito da un minotauro con la testa ricoperta di alloro e il cazzo ricoperto da una grandissima foglia di fico, lo vediamo esitare per un breve istante, nel momento in cui deve scegliere una volta per tutte se scendere nei sotterranei o prendere l’ascensore che lo condurrà all’ufficio in cui ufficia il Vecchio poeta italiano, ma alla visione dell’enorme cazzo del minotauro, rompe gli indugi, e entra nell’ascensore. 4. Sulla porta del Vecchio poeta italiano c’è un cartello con la scritta IL POETA PROFESSA. 5. Il Giovane poeta italiano, ricevuto dal Vecchio poeta italiano, gli chiede con riverenza chi cazzo sia Saint-Pol-Roux. Il Vecchio poeta italiano risponde al Giovane poeta italiano, contraendo lo sfintere: «Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo». 5.1. Il Giovane poeta italiano, mentre gonfia il petto colmo d’orgoglio per la benedizione appena ricevuta dal Vecchio poeta italiano, a causa della miscela di ansiolitici, ibuprofene e delle dosi industriali di caffè prese per restare sveglio, vigile e attento su tutto ciò che lo circonda, è preso da un attacco di diarrea, ma i bagni si trovano nei sotterranei, e così, il Giovane poeta italiano finisce col cacarsi addosso. 5.2. Mentre il Giovane poeta italiano si sta cacando addosso, il Vecchio poeta italiano chiede al Medio poeta italiano di portargli la borsa, un caffè, la camicia degli esami e di scrivere una tesi su Saint-Pol-Roux. 6. È il fegato l’organo che rende necessaria o meno la scrittura. Tutta la storia della letteratura è la storia di una malattia epatica. 7. Tutta la storia della letteratura che ci interessa: Saffo e non Ovidio, Archiloco e non Omero, Luciano di Samosata e non Tacito, Giraut de Bornelh e non Chretien de Troyes, Cecco Angiolieri e non Andrea Cappellano, Villon e non Petrarca, Thomas Muntzer e non Lutero, Spinoza e non Descartes, Kierkegaard e non Kant, Sade e non Rousseau, Lautréamont e non Balzac, Marx e non Hugo, Nerval e non Flaubert, Deleuze e non Freud, Borges e non Zola, Pasolini e non Calvino, ecc. ecc. ecc. 7.1. Dopo aver palpato il suo fegato, Il Giovane poeta italiano esita, non riesce a prendere posizione, il dubbio lo assale se andare dal medico o a bere una birra con uno dei Poeti dei sotterranei con cui a volte gli capita di uscire, incoraggiandolo con mani sulla spalla e offrendogli il primo giro per mostragli il suo rispetto e la sua generosità, tutto, sempre, mentre si guarda attorno per verificare che tutto sia sotto controllo e se, per caso, non dovesse essere nei paraggi anche il Vecchio poeta italiano. 8. Sì, questa nota non presenterà nulla né del poeta né della poesia. 8.1. E se lo dovesse fare, lo farebbe per sbaglio. 8.2. (O, comunque, a suo modo). 8.3. (O per una scelta arbitraria del lettore). 9. Lo scrittore finlandese Miki Liukkonen – se non si fosse suicidato, avremmo iniziato dicendo: «Miki Liukkonen, il più grande scrittore vivente» – in un breve testo programmatico intitolato Il futuro della letteratura (tra il manifesto, la profezia e la tabella clinica) enumera le qualità ideali che dovrebbe avere oggi lo scrittore contemporaneo per sopravvivere, o forse, per resuscitare, nel senso di tornare dall’inferno e riferire, fare il punto della situazione e «possedere una sorta di disturbo da deficit dell’attenzione, una mente che va in tutte le direzioni senza mai approfondire nulla fino in fondo: il fatto che ci sia troppo di tutto (stimoli, opzioni, possibilità) comporta inevitabilmente una perdita di concentrazione (potrei scrivere pagine e pagine su questo argomento, ma restiamo al punto), una generale agitazione da multitasking». 9.1. Miki Liukkonen è, ovviamente, inedito in italiano. La carta che serviva per rilegare le oltre 900 pagine di O, la sua opera più importante, è stata utilizzata per rilegare l’insieme delle tre recenti antologie che riunisce, alla stessa tavola, il Giovane, il Medio e il Vecchio poeta italiano attorno il Grande banchetto della Poesia Italiana Contemporanea organizzato tra le mura amiche della cittadella universitaria, mentre tutto FUORI esplode. 9.2. A fine pasto, il Giovane, il Medio e il Vecchio poeta italiano, non sapendo dove si trovino i sotterranei con i cessi, finiscono col cacarsi addosso – anche se il Vecchio, in realtà, finisce col cacare in bocca al Giovane poeta italiano. 10. Nella prefazione a Il futuro della letteratura, Mohammed Mbougar Sarr – lui sì, ancora tra di noi, e che dunque possiamo qualificare come il migliore di noi, commentando il testo di Liukkonnen scrive che «La letteratura a venire sarà malata; ma la sua malattia avrà insieme qualcosa dell’ipermnesia e dell’amnesia; sarà, dovrà essere una patologia, oppure un dono, oppure una maledizione capace al tempo stesso di racchiudere ed evacuare tutto ciò che sta accadendo proprio ora a tutti. L’ambizione attribuita alla letteratura, e al romanzo in particolare, appartiene dunque a un genere preciso di enciclopedia: non si tratta più di compilare, classificare, repertoriare, definire tutti i saperi disponibili, ma di mostrare la tempesta perpetua, caotica e tuttavia rigorosamente pensata di disconnessioni, riconnessioni, possibili bug nella matrice, fattorizzazioni tra tutte le conoscenze, tutte le informazioni, il continuum impossibile da gerarchizzare dei flussi digitali e degli effetti che essi producono». 11. Nei sotterranei della cittadella universitaria, intanto, Saint-Pol-Roux, insieme agli altri surrealisti clandestini, studia con attenzione metodica le carte della planimetria della cittadella, segnando sul calendario i giorni che mancano al passaggio all’azione e al contrattacco. 12. L’altro giorno, di ritorno dallo Chat Noir, per cercare di dare un po’ di sollievo al mio fegato, ho rinunciato alla metro e, nonostante un’inattesa giornata soleggiata, mi sono arrampicato per le strade di Belleville con l’obiettivo di sudare il più possibile e evacuare le tossine in eccesso. Sul cammino, mi sono imbattuto nella libreria anarchica Libertad, 19 rue Burnouf, e, rovistando tra gli scaffali, un titolo ha preso tutta la mia attenzione: Abrégé de littérature-molotov, di Mačko Dràgàn. L’ho comprato e mi sono seduto ad un tavolo della terrazza esterna del Bolivar ordinando una birra e riprendendo con me tutte le tossine che per un momento di follia avevo voluto evacuare e lasciar libere di correre nel mondo. 13. Il libro, nell’introduzione, riporta un estratto della Storia abbreviata della letteratura portatile di Vila-Matas: «Nelle pagine che seguono si parlerà di persone che avranno rischiato grosso, se non la vita, almeno la follia, per realizzare opere che tutte hanno sfidato, in un modo o nell’altro, il corno, la minaccia del toro. Scrittori, turchi a furia di tabacco e caffè, eroi gratuiti e deliranti di questa battaglia perduta in partenza che è la vita, innamorati della scrittura a condizione di farne l’esperienza più divertente, ma anche la più radicale». 14. L’anno scorso, di questi tempi, allo Chat Noir ho conosciuto Pedro. Stava leggendo I canti di Maldoror e così mi sedetti al suo tavolo e iniziammo a parlare – e, ovviamente, a bere. Pedro iniziò a parlarmi della giovane poesia brasiliana, e mi citò un poeta, Roberto Piva, che definì sotterraneo e che allo stesso tempo era uno di quelli che più ha influenzato la giovane poesia brasiliana. Mi lesse una poesia, Poesia-Rissa, e una frase programmatica dello stesso Piva: «Non esiste poesia sperimentale senza vita sperimentale». Decisi, sul momento, che Pedro sarebbe diventato uno dei miei migliori amici. 15. Per questo siamo contro Proust contro Saint-Beuve. Reclamiamo l’indissociabilità dell’autore e dell’opera davanti al plotone di esecuzione. 16. P come Piva (Roberto). P come Parra (Nicanor). 17. Ho ricevuto un messaggio da parte del Vecchio poeta italiano in cui diceva che non si capiva nulla. 18. Gli ho risposto di prendere la sua penna rossa e ficcarsela nel culo. Cordiali saluti, GdB. 19. Nel testo I miti di Chtutlhu, Roberto Bolaño, parlando della giovane poesia latino-americana scrive che: «Viviamo nell’epoca dello scrittore funzionario (…) Gli scrittori attuali non sono più dei giovani pronti a fulminare la rispettabilità sociale e tantomeno un branco di disadattati ma gente che viene dalla classe media e dal proletariato ed è decisa a scalare l’Everest della rispettabilità, desiderosa di rispettabilità, (…) sono gente di classe medio-bassa che spera di finire i suoi giorni nella classe medio-alta. Non rifiutano la rispettabilità. La cercano disperatamente. Per raggiungerla devono sudare molto. Firmare libri, sorridere, fare viaggi in posti sconosciuti, sorridere, fare i pagliacci nei programmi di cronaca rosa, sorridere molto, soprattutto non mordere la mano che dà loro da mangiare, presenziare alle fiere del libro e rispondere di buon grado alle domande più cretine, sorridere nelle peggiori situazioni, fare la faccia intelligente». 20. Ho ricevuto un messaggio vocale da parte del Giovane poeta contemporaneo. La sua voce, come la sua poesia, cercava le sue ragioni nel silenzio, nella difficoltà della parola di emergere dal dire, si affannava ma in maniera composta, socialdemocristiana. Parlava per citazioni, ma non seguendo la dottrina situazionista di Debord e Lautréamont, ma quella pontificia del Vecchio poeta italiano. Come ogni farsa, c’era qualcosa di commovente nelle sue parole, in fondo, se solo avesse accettato di dirle mostrando il volto di cartapesta dietro la maschera del Giovane poeta italiano. 21. Lasciateci soffocare nella logorrea e nella tracotanza barocca della digressione, lasciateci il debito pubblico accumulato dalla spesa a credito della nostra orgia verbale, l’indigestione, il cortisolo alle stelle, le tossine, la dipendenza euforica dalla dopamina, contro la vostra austerità, contro la restrizione budgetaria delle vostre parole, tenetevi il ramo secco e lasciateci l’eccedenza e l’ossessione compulsiva della metafora e del demone dell’analogia, bello come l’incontro fortuito su un tavolo di dissezione di un ombrello e di un raggio di sole. 22. Che fare? 23. «Da una parte scrivono i giovani poeti perbene, quelli del quotidiano in abito da sera, i calligrafi, quelli che vivono poesia, quelli che passeggiano vestiti da istrici nel quotidiano piccolo-borghese, quelli che se ne fottono altamente del mestiere di scrittore. Due linee piuttosto folte, piuttosto eterogenee. (…) La poesia, non più come ufficio universitario, non più come flusso d’informazione circolare, ma come esperienza vivente, autostrada dai capelli lunghi. Non posso evitare di mescolare poeti dai quali non mi aspetto più nulla o quasi, gente che dopo aver fatto salti mortali è caduta dal trapezio oppure ne è scesa per andare a riscuotere il proprio assegno o la propria borsa, oppure che ha avuto paura, oppure la cui ispirazione si è prosciugata, che ne so, con poeti dai quali mi aspetto tutto o quasi, folgorati, iconoclasti, adolescenti, personaggi assolutamente fedeli che entrano come se fossero a casa loro tanto nel paese dei Cronopios quanto nelle reti sotterranee di Bakunin.»(Roberto Bolaño, La nuova poesia latino-americana, 1976) 24. Se Rimbaud fosse tornato dall’Africa, non gli avremmo chiesto cosa o come scrivere ma il prezzo della polvere da sparo al mercato di Harar.
*
AVVERTENZA AL LETTORE
L’autore non risponde dei fastidi che i suoi scritti potranno causare:
Anche se gli pesa.
Il lettore dovrà dichiararsi soddisfatto in ogni caso.
Sabellio, che oltre a essere teologo fu un umorista consumato,
Dopo aver ridotto in polvere il dogma della Santissima Trinità
Rispose forse della propria eresia?
E se pure ne rispose, come lo fece!
In che forma assurda!
Basandosi su quale cumulo di contraddizioni!
Secondo i dottori della legge questo libro non dovrebbe essere pubblicato:
La parola arcobaleno non vi compare da nessuna parte,
Ancora meno la parola dolore,
La parola Torquato.
Sedie e tavoli invece compaiono a profusione,
Bare!, roba da scrivania!
Il che mi riempie d’orgoglio
Perché, a mio modo di vedere, il cielo sta cadendo a pezzi.
I mortali che abbiano letto il Tractatus di Wittgenstein
Possono ritenersi fortunati
Perché è un’opera difficile da procurarsi:
Ma il Circolo di Vienna si è dissolto anni fa,
I suoi membri si sono dispersi senza lasciare traccia
E io ho deciso di dichiarare guerra ai cavalieri della luna.
La mia poesia può benissimo non condurre da nessuna parte:
«Le risate di questo libro sono false!» argomenteranno i miei detrattori
«Le sue lacrime, artificiali!»
«Invece di sospirare, in queste pagine si sbadiglia»
«Si pestano i piedi come un lattante»
«L’autore si fa capire a starnuti»
D’accordo: vi invito a bruciare le vostre navi,
Come i Fenici voglio costruirmi un alfabeto tutto mio.
«Perché disturbare allora il pubblico?» si chiederanno i lettori amici:
«Se l’autore stesso comincia col screditare i propri scritti,
Che cosa ci si potrà aspettare da essi!»
Attenzione, io non scredito nulla
O meglio: esalto il mio punto di vista,
Mi vanto delle mie limitazioni
Le mie creazioni le porto in trionfo.
Gli uccelli di Aristofane
Seppellivano nelle proprie teste
I cadaveri dei loro padri.
(Ogni uccello era un vero cimitero volante)
A mio modo di vedere
È giunta l’ora di modernizzare questa cerimonia:
Seppellisco le mie piume nella testa dei lettori.
*
ADVERTENCIA AL LECTOR
El autor no responde de las molestias que puedan ocasionar sus escritos:
Aunque le pese.
El lector tendrá que darse siempre por satisfecho.
Sabelius, que además de teólogo fue un humorista consumado,
Después de haber reducido a polvo el dogma de la Santísima Trinidad
¿Respondió acaso de su herejía?
Y si llegó a responder, ¡cómo lo hizo!
¡En qué forma descabellada!
¡Basándose en qué cúmulo de contradicciones!
Según los doctores de la ley este libro no debiera publicarse:
La palabra arco iris no aparece en él en ninguna parte,
Menos aún la palabra dolor,
La palabra torcuato.
Sillas y mesas sí que figuran a granel,
¡Ataúdes!, ¡útiles de escritorio!
Lo que me llena de orgullo
Porque, a mi modo de ver, el cielo se está cayendo a pedazos.
Los mortales que hayan leído el Tractatus de Wittgenstein
Pueden darse con una piedra en el pecho
Porque es una obra difícil de conseguir:
Pero el Círculo de Viena se disolvió hace años,
Sus miembros se dispersaron sin dejar huella
Y yo he decidido declarar la guerra a los cavalieri della luna.
Mi poesía puede perfectamente no conducir a ninguna parte:
“¡Las risas de este libro son falsas!”, argumentarán mis detractores
“Sus lágrimas, ¡artificiales!”
“En vez de suspirar, en estas páginas se bosteza”
“Se patalea como un niño de pecho”
“El autor se da a entender a estornudos”
Conforme: os invito a quemar vuestras naves,
Como los fenicios pretendo formarme mi propio alfabeto.
“¿A qué molestar al público entonces?”, se preguntarán los amigos lectores:
“Si el propio autor empieza por desprestigiar sus escritos,
¡Qué podrá esperarse de ellos!”
Cuidado, yo no desprestigio nada
O, mejor dicho, yo exalto mi punto de vista,
Me vanaglorio de mis limitaciones
Pongo por las nubes mis creaciones.
Los pájaros de Aristófanes
Enterraban en sus propias cabezas
Los cadáveres de sus padres.
(Cada pájaro era un verdadero cementerio volante)
A mi modo de ver
Ha llegado la hora de modernizar esta ceremonia
¡Y yo entierro mis plumas en la cabeza de los señores lectores!
Traduzione di Jean E. Marre e Giovanni di Benedetto
Illustrazione: Giovanni di Benedetto, Il giovane, il vecchio e il medio poeta italiano scoprono l’antipoesia (Variazione cromatica su un fotogramma di “Salò e le 100 giornate di Sodoma”).









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