Simona Menicocci | dove: sempre, eppure non è sempre
da Si fa per dire (ArcipelagoItaca, 2025)
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La domanda qui è forse l’interrogativo finale e fatale della cosa. Il was ist intorno a ciò che è, nel costruito, la ricostruzione (di un pensiero grammatico) presente e quella di un possibile, dinamico, sempre in divenire, al di là anche di specifici contorni di limitazione e definizione. Di questo qualcosa sembra però che sia possibile e anche doveroso dire. Esiste sempre infatti un certo quid emotivo e semantico -relazionale (tode ti) di un dove e quando (hic et hunc) sempre-in-relazione, un certo qualcosa in cui tutto, ciò che c’è, esiste o, meglio, è qualcosa-al-contempo nel passaggio da uno stato all’altro, nello svolgersi progressivo di un verso rispetto a quello di poco successivo. Come è possibile però descrivere ciò? La sua struttura portante? Probabilmente, affermando e negando nella sequela di contraddizioni e sovrapposizioni (iterative) di significanza, di significato o, almeno, questa sembra essere la risposta che Menicocci ci restituisce all’interno del suo ultimo lavoro, Si fa per dire (ArcipelagoItaca, 2025). Ci si trova qui all’interno di un’opera scritta per far vivere e esistere, nel movimento versificato (di questo pensiero semantico semiotico grammatico), un’idea di prossimità, già vicina e già distante, quella che sembra essere una similitudine della vita perché sempre in-esistere di un qualcosa specifico (tode ti) che si fa vivo segno verso, combinazione all’interno di uno spazio verbale e nominativo, che, come appare, non è forse sempre stato questo, sempre così, sempre qui.
Di certo questa introduzione può apparire come il più criptico modo di tradurre il pensiero e al contempo, attraverso quest’astrazione, l’unica modalità con cui è forse possibile far risalire questo discorso a un discorso più grande, oltre anche quell’apparenza elementare di un certo gioco mentale che muove, dalla prima all’ultima pagina, queste interrogazioni implicite, che la stessa scrittura di Menicocci tenta di destrutturare con il farsi-in-divenire di un segno, testo, rapporto di significatività, ciò che in definitiva appare ricomponendo una sommatoria di questi versi, di tutti questi sintagmi verbali che alludono e eludono ogni circoscritta associazione nominale (intorno a quel qualcosa fondamentale).
Nel riedificante tentativo quindi di “una geografia una gerarchia una grammatica”, ci si trova in Si fa per dire a compiere, nella lettura, un continuo e inesauribile tentativo di affermare la cosa (della vita quanto della sua scrittura) senza negarne la contraddizione interna, emergente. Cercando inoltre di disfarsi di un certo linguaggio sintetico (hegeliano, crociano), assistiamo qui all’applicazione di un diverso processo di scrittura. Perché c’è in ognuno di questi testi un approccio dialettico diverso, se vogliamo, un approccio stranamente progressivo-regressivo che si consuma e si afferma su quell’impianto materialistico dialettico. Esso è forse il principio extramorale, ciò che in ogni caso ci guida nel tentativo di definizione e di lettura, verso un certo limite: contorno interno grammaticale; spazio letterario dove vi si instaura un regime di pensiero diverso, non conclusivo perché senza soluzioni finali e non per questo senza una norma. Riassumendo meglio, vi è forse in questo libro un in-corso del conflitto ultimo della lingua: un certo movimento-momento regressivo (di analisi) che, da un lato, adempie a un fare genealogico, passato storico culturale, mentre, dall’altro lato, nel suo essere in-definizione, qualcosa che re-istituisce qualcos’altro di possibile nel mentre che si disfa dei connotati di un presente, in favore forse di un movimento-momento altro nuovo progressivo, futurabilità senza necessità di sintesi chiusa e assoluta, qualcosa che tanto ricorda la vita in quel suo continuo transitare da uno stato a un altro.
da Si fa per dire (ArcipelagoItaca, 2025)
DOVE QUANDO
dove è
quando perdere la vista e la cosa
dove non lo si direbbe
quando: mai
dove l’arte dell’anticipare è estesa all’infinito
quando opporre direzioni a contorni fissi
dove sottintende una geografia una gerarchia una grammatica
quando un pianeta si fa irritabile così non si sporca dentro
dove la giovinezza è chiamata accomodazione massima
quando c’è un disturbo
dove una categoria antropologica precisa è sintomo di dignità
quando ha una dimensione corrisponde a una dimensione
dove un centro un parcheggio un prezzo allo spazio
quando nemmeno la patente evidenza del segnale
dove la realizzazione elimina le premesse
quando il risultato non è l’adattamento ma la mimesi
dove il libro si apre per compulsione
quando l’immagine è una relazione sulla parete opposta
dove da qui è visibile
quando l’insonnia è un altro luogo
dove da questo punto di vista guardare può essere escluso
quando fare questo tipo di calcoli è fallimentare
dove il passato è se stesso
quando è successo è troppo
dove era finito
quando per nascondersi la cosa è sempre stata ferma
dove lasciare il ritrovamento al sicuro
quando è necessariamente una narrazione
dove invertire purché funzioni la sintassi dell’evento
quando le coordinate sono sbagliate dall’occhio
dove il fallimento ha iniziato a cedere ha iniziato a capire
quando trovare un posto vuol dire tempo
dove è un punto debole del movimento
quando la nozione va usata contro se stessa
dove è iniziato tutto a tornare
quando solo un senso può essere tecnicamente potenziato
dove il quando è una funzione della macchina da eliminare
quando il dove potere non è più rilevante
dove: sempre
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EPPURE MAGARI
eppure non è sempre stato così
magari è andato a male qualcosa nel qualcosa
eppure tutta questa passione per il post o per il neo
magari sarà il caso di fare dei controlli dermatologici
eppure non è stata messa in discussione la pelle ma l’idea dominante
magari non è come sembra
eppure non ho ancora capito il mistero dello specchio
magari ogni giudizio è riflettente
eppure si riferisce a parole dette precedentemente
magari Giuda ha avuto le sue ragioni
eppure sarebbe utile leggere le religioni su basi economiche
magari non è vero
eppure c’è una legge per tutto tranne che per il clinamen
magari moltiplicando un verbo per se stesso l’azione si trasforma in desiderio
eppure il linguaggio ha un effetto boomerang non solo sul corpo dove rientra
magari non è niente
eppure non ho ancora trovato due mani che combacino
magari bisognerebbe smetterla con le domande
eppure non lo si sarebbe mai detto o dovuto
magari sì
eppure arrivare alla fine del mese non è una gara
magari dove arriva è dove sta/si ferma il conto
eppure la s può essere barrata una o due volte a seconda del discorso
magari si tratta di un fake freak
eppure reiterare lo zoom out su google maps aiuta a relativizzare
magari la libertà è limitata da quanta compromissione rischiare
eppure il tragicomico permette l’ubiquità dell’esperienza
magari basta invertire l’ordine o semplicemente disturbare i fattori
eppure ogni pensiero valido è bipolare
magari così si evita l’egemonia di una norma-coscienza
eppure solo l’invidia è un vizio che tiene conto dell’altro
magari è solo una questione di tempo
eppure ogni cosa si chiama
magari una parola si appella a un’altra cosa
eppure indica una serie di opposizioni
magari
eppure il magari è una forma linguistica di desiderio
magari non così ovvio
eppure
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IN EFFETTI IN FONDO
in fondo ogni scrittura è un’iografia
in effetti anche nell’ottica dell’aferesi nascondendo la rimozione può rivelare
in fondo l’evento è un supplemento al quotidiano ciò che c’è
in effetti può essere letto anche al contrario
in fondo è umano
in effetti l’insostenibile sviluppo dell’essere non è un problema ontologico
in fondo si suppone un soggetto universale e univerbato
in effetti è un’illusione nel migliore dei casi un simulacro nel peggiore
in fondo bisognava aspettarselo il futuro
in effetti sarebbe stato meno traumatico svegliarsi
in fondo quanta/quale taglia di estinzione ci/si porta dietro/dentro
in effetti anche una società può fondarsi sulla plastica
in fondo ogni cultura implica una posizione
in effetti c’è del marcio in ogni principio fondante
in fondo a nessuno piace perdere
in effetti la perdita può configurarsi come forma dello stare al mondo
in fondo sono solo cose
in effetti tutto è sostituibile se non ha un significato eccedente il suo valore
in fondo è come comparare vittoria con vittoria
in effetti a distanza di anni neanche il numero mantiene la sua immutabilità
in fondo alla base di ogni sterminio c’è una forte componente igienica
in effetti l’amuchina lascia uno strano non-sapore sui cibi
in fondo il resto denota la quantità da sottrarre per rendere qualcosa divisibile
in effetti la matematica avrà sempre quel non so che di consolatorio
in fondo l’amor fati è anche un amor facti
in effetti sottrarsi al blablabla richiede una buona dose di contro-volontà
in fondo basterebbe la parola erotica ad ancorare
in effetti non deve esprimere ma rappresentare
in fondo può sempre andare meglio/peggio
in effetti la vista è l’organo-senso più astratto ed estraibile
in fondo non si può essere sicuri del nulla
in effetti
in fondo ogni interpretazione è un’attività oracolare
in effetti sarebbe meglio usare le parole solo al plurale
in fondo e in ognuno
in effetti non si può mica dubitare del tutto
in fondo che male c’è in un fondo di verità
in effetti saperlo elencare sarebbe già molto
in fondo potendo rifiutare si può tutto
Simona Menicocci (poeta, scrittrice, critica letteraria, educatrice, insegnante) è una benzodiazepina per le classi privilegiate. Ha co-curato: nel 2014 una rassegna di scritture sperimentali EX.IT – Materiali fuori contesto; dal 2015 al 2020 un laboratorio di scritture poetiche contemporanee Prove d’ascolto; dal 2018 al 2019 un festival dedicato alle arti sperimentali PartesExtraPartes. Ha partecipato nel 2019 all’Atelier Import/Export, una residenza di traduzione poetica promossa dal Centro internazionale della poesia di Marsiglia.
Dal 2025 è nella giuria del Premio Alberto Dubito.
Ha pubblicato vari libri di poesia e scrittura anomala, tra cui: Il mare è pieno di pesci (Benway Series, Tielleci 2014); Manuale di ingegneria domestica (Arcipelago Edizioni 2015); glossopetrae/ tonguestones per la collana syn (IkonaLiber 2017); Saturazioni (dia°foria 2019), H24. materiali per un film (Blonk 2022), Si fa per dire (Arcipelago Itaca 2025). Suoi testi sono apparsi in riviste, lit-blogs e web-zines tra cui «L’Ulisse», «Nazione Indiana», «alfabeta2», «Il caffè letterario», «lay0ut magazine», «Machina»; in traduzione svedese nella rivista «OEI» e in traduzione francese nella rivista «Nioques» e «La tête et les cornes».
Tra i saggi di critica letteraria: Per impotenza di lettura. Sulle ragioni del conflitto tra scritture nell’epoca del postfordismo in Giovannetti P. – Inglese A. (a cura di), Teoria&Poesia (Biblion Edizioni, Milano 2018); Documenti poetici. Per un’estetica pragmatista, in Triulzi S. (a cura di), Concreta 1, (Diacritica Edizioni, Roma 2019); Politica della poesia, in Severi L. – Antonelli R. (a cura di), Poesia degli anni 2000. Atti del convegno, (in corso di pubblicazione), Intorno a Rossi-Landi. Tra meriti e limiti in Giovannetti P. – Inglese A. (a cura di), Maestri contro. Brioschi, Guglielmi, Rossi-Landi, (Biblion edizioni, Milano 2024).









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