Noemi Alfieri | vicino a Pylos

a cura di

Francesco Ciuffoli

3–5 minuti

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Noemi Alfieri | vicino a Pylos

testi inediti


***

da una serie di testi (inediti)

Geometria Organica Applicata


Non chiedermi di esser lieve mentre

tutto attorno brucia. Le mie mani

sono fatte di terra

che arde e

si sedimenta: son il frutto

dell’assenza concreta.

Disegna invece

il mio corpo ferito

come un compasso accarezza un foglio bianco

***


Lezioni di nuoto

Si è rotta una bottiglia di vetro mentre distratta

aprivo un frigorifero semivuoto.

Ci hai pensato? Volevo asciugare le acque di

una cucina troppo piccola per nuotarci dentro, ma intanto

quell’acqua versata mi ha ricordato

solo i liquidi, i fluidi, il mare

in cui i nostri corpi nudi si mischiano

quando siamo soli

***


Spettacolo acrobatico

Un filo di vento entra dalle persiane, affondo

il naso nel tuo petto: mi sembra una vallata in cui

poter dar rifugio, sicura, ai nostri segreti.

Rumori entran dalla finestra. La via si è svegliata

prima di noi. Indistinguibili suoni meccanici

riverberano lontani. Qui,

le rondini sbattono con forza le sue ali sui vetri delle finestre, 

volteggiano in coppia, si uniscono in stormi che

scompongono e ricompongono, libere, poco

dopo. Sembra che entrino nella stanza,

si esibiscono per noi. Poi, cantando, si allontanano. Sentendo il 

loro canto, sorrido. Il tuo petto è una vallata: tu 

ancora dormi.

***


Specchio

Osservo nello specchio un corpo non mio:

scorgo ora i seni duri,

ora pieghe di carne in cui le frustrazioni

si sono accumulate. A volte compaiono

ossa appuntite senza carne, gridando

i dolori della solitudine. Osservo le forme: ho estratto aghi dalle ossa,

le sofferenze si sono trasformate. Ferito, resistente, finalmente

mio: il corpo ha memoria, l’anima ha memoria.

Ed io anche.

***


Neustadt

Un raggio di sole ribelle

è esploso

sulle pareti del mio

tedeschissimo Wintergarten.

Linea 8: l’ultimo tram della DDR sfreccia

incurante della fitta

nevicata. Estetiche

sovietiche e un Tatra T4,

in sottofondo

ristoranti hipster vegan halal:

qui

nell’ ex Germania dell’Est

non ci facciamo mancar nulla.

All’ Integrationskurs gremito di anziani rifugiati ucraini,

giovani giornalisti curdi, e

immigrati argentini di destra, si parla

ogni lingua, tranne

il tedesco.

Fuori

droni russi esplosi all’ aeroporto Leipzig-Halle,

la polizia copre

le angurie graffitate sui muri – Alles klar, hier!

Qua dentro

accompagno lacerata

la sensazione di essere sospesa

***


Dicono nella mia terra


Dicono nella mia terra

che nella storia non c’è posto per l’illecito,

non vi è spazio per il nostro cammino: è un errore. Dicono

che non vi è nulla di poetico nel sollevarsi insieme

dopo un’ennesima caduta – Degni son coloro

che non precipitano.

Si son rifiutati di consacrare

le nostre storie di mani sporche – non di crimini,

ma di sudore e terra. Ma vedranno domani

il fruscio fragoroso delle nostre memorie oltrepassare

il limite dello sguardo. Insieme,

camminiamo.

***


La nostra lingua


Raccontano del serpente che non

sa amare. Ma il corpo è suo, e sfoggia

all’amata colori nuovi ad ogni stagione

Spurgano poesie delle sfumature di

rabbia, poiché non posson le parole

far sacrilegio della lingua

dei dotti.

Ma la lingua è nostra, e vi inscriviamo pazienti

il nostro sudore. Anche noi

sfoggiamo parole nuove: sempre segue

all’alba il pomeriggio, tempo d’amare.

***


Ritorno

Torno ai tempi in cui avevo parole,

in cui la poesia bastava per raccogliere i pezzi

di un mondo infranto in salotto, mentre

un cane per strada si dimena, fugge, finalmente, dal padrone

oppressore. Le attenzioni non son

bastate, ora corre, finalmente lui. Lo scattare del

semaforo distrae un lavoratore stremato, la testa

abbandonata su un palo incenerito:

sublimazione dell’abbandono.

Lui non correrà, non oggi. Non è mai stata nei salotti,

la poesia,

nemmeno quando ne raccoglieva i pezzi.

***


13 Giugno 2023

Hanno annegato l’amore

vicino a Pylos


***


Noemi Alfieri (Torino, 1988) è scrittrice, ricercatrice e traduttrice. 

Vive a Lisbona dal 2014, dove svolge attività di ricerca in Storia della stampa coloniale presso il CHAM – Centro de Humanidades (NOVA/FCSH). Ricorre alla pratica artistica per costruire narrazioni del contesto urbano e delle periferie, come strumento di cura dei traumi intergenerazionali ed esercizio di memoria che parte da esperienze personali, familiari e collettive, indagando la tensione e la reciprocità tra privato e politico. La sua ricerca e la sua poesia sono attraversate dalle migrazioni e dalle resistenze alle violenze di genere, coloniali e capitaliste. Ha vissuto e lavorato anche in Spagna, Germania e Paesi Bassi, dove è stata ricercatrice visitante, avendo appena concluso un’ ulteriore periodo di ricerca presso la Cattedra Agostinho Neto dell’Università Roma Tre. Ha pubblicato la raccolta di poesie bilingue portoghese-italiano “Cem Agulhas nos Ossos” (Cento Aghi nelle Ossa, Urutau, 2020). Le sue poesie sono apparse in numerose riviste e antologie collettive internazionali, tra cui Officina Poesia di Nuovi Argomenti, International Poetry Review, Revista Periferias, e Volta para a tua terra. È stata residente UNIDEE presso Cittadellarte – Fondazione Pistoletto (2023) e finalista nella sezione Poesia Performativa del Premio Bologna in Lettere (2025).



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