Ciro Urso | Poesie da un diario di trenta anni fa

a cura di

Francesco Ciuffoli

2–3 minuti

|

da una raccolta inedita 1993-1996


*

Sfinito! Il pedalaggio
è stato lungo, oggi, e poi caldo,
caldo. Baby, molla quel succo,
succo di pompelmo ghiacciato!

Strane intenzioni:
oggi vorrei che sia finita qui,
ho da fare ben altro,
ho da progettare un incontro
e la luce è sempre troppa,
oltre al fatto
che odio il VERTICALE forzato,
eccetto per certi bocconcini
che ho assaggiato in passato,
senza pubblico e con…

Avvicina, avvicina il naso al vetro,
e vedrai le intersezioni
e le gole spalancate,
alitanti di un bene strozzato.

(1993)


*

Appuntamento alle 20.00
in quel localino
che amiamo tanto…
Penso che noi si è lì insieme,
penso che questo sia già tanto.
Baby, qui non manca nulla,
basta guardarsi bene nelle tasche
basta saper stringere tutto
in una mano.

(1993)

*

Contorco le spalle
sperando che lesti scivolino via i dolori per ieri,
per una quantità indefinibile di bicchieri, posate
e desideri inappagati.
Psicanalizzo da me
quanto avrebbe dovuto il mio amico psicologo
prima del misticismo,
narcotizzato dai raggi solari
che iniettano come siringhe
la loro eccessiva luminosità.
A volte sembrerebbe quasi che tu sappia
che saresti richiesta per qualcosa di più
del semplice “ciao”.

(1993)

*

Stupisce
stupisco
diverto di parole
libere, come radici sottili,
come tralci di vita.
L’assenza
ritorna
presenza scomoda, cocciuta,
come segni riluttanti a sbiancare,
come il cicalio delle basse frequenze,
costrette in scatole troppo piccole.
Aspetto
il tuo volto che non sa stupirsi.
Cerco nuove maniere.
Ed intanto ti tocco di nuovo
colpevole,
i raggi non sono del sole
ed il sole dimentica i raggi,
e sarà tutto del tutto normale
perché io dimentico in fretta
e ricordo per sempre,
mentre tu non ti curi
di cucire il tuo sacco forato,
che riempi di nuovo
ogni giorno, ogni notte,
ogni sbronza, ogni vortice,
ogni respiro diverso
che ti affretti a trattenere.

(1996)

*

Non fare niente,
non ricordare niente,
non chiedere che cosa faccio di bello,
o se ti penso,
o se mi manchi.
Limitati ad essere presente,
a sorridere
mentre combatti con l’oliva
che ti ho affogato nella birra.
Vivi insieme a me
le scene e le battute
di quel film grandioso…
che non gireremo mai.

(1996)




Ciro Urso (Putignano 1969) vive e lavora a Lecce, presso un Istituto del C.N.R.. Motociclista e songwriter per diletto, precedentemente ha svolto la professione di avvocato. A quel periodo risalgono questi componimenti tratti da un diario scritto sin dall’adolescenza e mai fatto leggere a nessuno.



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