Raffaela Fazio | Meccanica dei solidi

a cura di Giovanna Frene
da Meccanica dei solidi (Puntoacapo, 2021)


CALINDO C. FLETCHER JR

Calindo C. Fletcher Jr. è morto all’età di 20 anni dopo aver cercato invano di salvare Buddy W. Johnson dall’annegamento, ad Athens, in Alabama, il 4 luglio 2015. Johnson si era rovesciato col kayak al centro del Montgomery Lake. Fletcher entrò nell’acqua per raggiungere il punto in cui Johnson era scomparso, ma non riuscì a trovarlo; nel tentativo di tornare a riva, si ferì e perse anche lui la vita.

Montgomery Lake

Ha visto, si è lanciato.
Bracciata su bracciata verso il punto
da cui lo sconosciuto non riemerge.
Ma il punto è in mezzo a un tempo
che ha un centro più spostato:
è un vuoto che risucchia
e stanca anche chi ha forza
è una sferza
che crede di aver vinto due destini.
Eppure oltre il buio
oltre il paio
di scarpe sulla riva
c’è un fiato che rianima ogni grido
da inerte lo fa vivo
si allarga senza fine sullo specchio
che allaccia il futuro a questo istante
e amplifica l’ascolto a distanza
– riverbero
urgente risonanza.

LAWRENCE OATES


Il capitano Lawrence Oates partecipò alla Terra Nova Expedition, spedizione britannica pianificata e condotta nel 1910 da Robert Scott con l’intento di raggiungere il Polo Sud, dove gli inglesi arrivarono il 17 gennaio 1912, preceduti però dall’esploratore norvegese Roald Amundsen, che aveva raggiunto quella meta circa un mese prima. Nel viaggio di ritorno dal centro del Polo Sud, le condizioni di Oates iniziarono a peggiorare a causa del congelamento e dello scorbuto, che riacutizzò le vecchie ferite di guerra. La sua grande stazza fisica rendeva inoltre più pesanti e rapide le conseguenze della denutrizione. Per non rallentare la marcia dei tre compagni (uno era già morto), Oates chiese loro di lasciarlo indietro, ma essi rifiutarono. La mattina del 17 marzo 1912, febbricitante, si mise a fatica le scarpe e uscì dalla tenda durante una violenta tempesta di neve, a -40° C. Cosciente di andare incontro alla morte, ai compagni disse: “I am just going outside and may be some time”. Il suo corpo non venne mai trovato. Scott e gli altri proseguirono il viaggio, ma neppure loro sopravvissero. Gli eventi di questa vicenda furono appuntati da Scott nel suo diario.

And may be some time


Pensava che il risveglio non giungesse.
Invece la notte si è offerta
al bianco assoluto feroce
che si raccoglie
sulle ciglia e dentro le narici.


Lo scorbuto ha riaperto le ferite.
La febbre la fame
gli lasciano appena
la forza di stringere i lacci.


Ma il corpo così grande
è impedimento
sul ghiaccio tra i crepacci.
Sa che gli altri
non lo lasceranno.
Li osserva nella tenda
(per loro ancora spera).


I am just going outside and may be some time.


Fuori, quaranta sotto zero
e la sconfinatezza della fine.
Si affida alla tormenta
perché lo renda
piccolo
tanto da non sentire:
feto nel grembo di gelo che lo prende
per poi sparire.

WELLES CROWTHER

Welles Crowther, di 24 anni, è morto l’11 settembre 2001 nell’attacco terroristico al World Trade Center di New York, dove lavorava come “equity trader” per la compagnia O’Neill, al 104mo piano della seconda torre. Crowther, seguendo l’esempio del padre, svolgeva anche servizio come vigile del fuoco volontario nella sua cittadina vicino a New York. Il suo corpo venne trovato tra i cadaveri di una squadra di pompieri a cui si era unito per prestare soccorso nella Torre Sud, la seconda a essere colpita, ma la prima a crollare. Divenne noto come “the man in the red bandana” per il fazzoletto che teneva sul naso e sulla bocca per proteggersi dal fumo e dalla polvere. La bandana rossa, un regalo di quando era bambino, ricevuto dal padre (che ne aveva una simile, blu) e sempre portato con sé, ne facilitò il riconoscimento. Mesi dopo la tragedia, infatti, leggendo sul New York Times le testimonianze di alcuni sopravvissuti, la madre capì che molti si riferivano a Welles per il dettaglio ricorrente del fazzoletto nei vari racconti. Welles Crowther aiutò una decina di persone a mettersi in salvo, salendo e scendendo più volte le scale per indicare la strada a chi non sapeva come orientarsi. Dopo la sua morte, i genitori trovarono nel suo appartamentino di Manhattan la domanda che pochi mesi prima aveva fatto per entrare ufficialmente come vigilie del fuoco nel Corpo delle Guardie Forestali di NY.

The man in the red bandana


A un passo
dal mettersi al sicuro
ha scelto altri gradini, risaliti
tra il fumo e le lamiere.
Non ha un distintivo ma una voce
che spinge e che trascina:
“Si alzi chi può farlo. Qua, le scale.
E chi può aiutare aiuti”.


Nella memoria dei sopravvissuti
un fazzoletto rosso.
Allora l’ha tenuto sulla bocca:
tessuto da cui passa
per ultimo il respiro
(regalo di suo padre
di quando era bambino).


Più tardi i genitori hanno trovato
nel cassetto
la domanda per entrare
nel corpo delle Guardie Forestali.
Non era suo destino
l’ufficio nella torre, la carriera
di giovane banchiere.

LORI JACKSON


Lori Jackson, trentaduenne, è morta il 7 maggio 2014 a Oxford, nel Connecticut, uccisa dai proiettili di una calibro 38 impugnata dal marito, Scott Gellatly, che, nonostante l’accusa di aggressione e l’ordinanza restrittiva temporanea, era legittimo detentore dell’arma da fuoco. Scott fece irru- zione nella casa della suocera, Merry Jackson, dove Lori si era trasferita con i suoi due gemelli di 18 mesi per sfuggire alle violenze domestiche. Vedendo che Scott aveva puntato la pistola contro la madre, Lori si gettò davanti a lei per pro- teggerla e fu colpita quattro volte, morendo sul colpo. Merry Jackson rimase ferita ma sopravvisse. Da questo fatto di cronaca ha preso avvio una campagna in favore di una legge federale che impedisca a chiunque abbia un’ordinanza re- strittiva temporanea di accedere a un’arma da fuoco.

Una casa


Una casa potrebbe contenere
l’innesto della cura, il silenzio
il gioco stagionale
di buio e di primizie.


La sua
invece si è seccata.
Lei l’ha recisa
perché non si torcesse
al collo dei suoi figli la radice.
È scappata. È tornata
alla casa materna
dove il sangue dolente s’immette
nel flusso accogliente.
“Resti carne della mia carne”.


Tra le due anche adesso
c’è un unico corso
un legame immune agli spari.
Mentre il corpo si getta
sul corpo che protegge
la linfa pare scorra in senso inverso.


La morte è un tronco cavo
quasi un nido
intorno a cui resiste il verde.
Non si sopravvive
mai del tutto.
Né mai del tutto
ci si perde.

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