Raoul Precht | Sulle rovine d’Europa

a cura di

Giovanna Frene

5–7 minuti

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a cura di Giovanna Frene
Pubblichiamo alcune poesie, con testo originale a fronte, tratte dal volume Sulle rovine d’Europa. Poeti tedeschi e francesi della Grande Guerra, curato magistralmente da Raoul Precht, che ringraziamo per la gentile concessione, assieme all’editore (Edizioni Ares 2024).


SPOSTAMENTI #115
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole


Wilhelm Klemm (1881-1968)

Schlacht an der Marne

Langsam beginnen die Steine sich zu bewegen und zu reden.
Die Gräser erstarren zu grünem Metall. Die Wälder,
niedrige, dichte Verstecke, fressen ferne Kolonnen.
Der Himmel, das kalkweiβe Geheimnis, droht zu bersten.
Zwei kolossale Stunden rollen sich auf zu Minuten.
Der leere Horizont bläht sich empor.

Mein Herz ist so groβ wie Deutschland und Frankreich zusammen,
durchbohrt von allen Geschossen der Welt.
Die Batterie erhebt ihre Löwenstimme
sechsmal hinaus in das Land. Die Granaten heulen.
Stille. In der Ferne brodelt das Feuer der Infanterie,
tagelang, wochenlang.

La battaglia sulla Marna

Le pietre prendono lentamente a muoversi e a parlare. 
L’erba s’irrigidisce a verde metallo. I boschi,
bassi e fitti nascondigli, divorano colonne lontane.
Mistero bianco come calce, il cielo minaccia di scoppiare.
Due ore colossali si riducono a minuti.
Si dilata il vuoto orizzonte.

Il mio cuore è grande come Germania e Francia messe insieme
ed è trafitto da tutti i proiettili del mondo. 
La batteria ruggisce forte per sei volte
verso la campagna. Ululano le granate.
Silenzio. In lontananza gorgoglia il fuoco della fanteria,
per giorni, per settimane.


Edlef Köppen (1893-1939)

Loretto

für Hermann Kasack

Einen Tag lang in Stille untergehen!
Einen Tag lang den Kopf in Blumen kühlen
und die Hände fallen lassen
und träumen: diesen schwarzsamtnen, singenden Traum:
Einen Tag lang nicht töten.

Loretto

per Hermann Kasack

Per un giorno intero affondare nel silenzio!
Per un giorno intero rinfrescare la testa fra i fiori
e far cadere le mani
e sognare: questo sogno di velluto nero, che canta: 
per un giorno intero, non uccidere.


Ernst Toller (1893-1939)

Geschützwache

(1915)

Sternenhimmel.
Gebändigtes Untier
Glänzt mein Geschütz,
Glotzt mit schwarzem Rohr
Zum milchigen Mond.
Käuzchen schreit.
Wimmert im Dorf ein Kind.
Geschoß,
Tückischer Wolf,
Bricht ins schlafende Haus.
Lindenblüten duftet die Nacht.

A guardia del cannone

(1915)

Cielo stellato.
Come bestia domata
Brilla il mio cannone,
La nera canna fissa
Alla luna lattea.
Grida una civetta.
In paese piagnucola un bambino.
Un proiettile,
Lupo insidioso,
Piomba sulla casa addormentata.
La notte profuma di fiori di tiglio.


Guillaume Apollinaire (1880-1918)

Exercice

Vers un village de l’arrière
S’en allaient quatre bombardiers
Ils étaient couverts de poussière
Depuis la tête jusqu’aux pieds

Ils regardaient la vaste plaine
En parlant entre eux du passé
Et ne se retournaient qu’à peine
Quand un obus avait toussé

Tous quatre de la classe seize
Parlaient d’antan non d’avenir
Ainsi se prolongeait l’ascèse
Qui les exerçait à mourir

Esercizio

Verso un villaggio nelle retrovie
Se ne andavan quattro bombardieri
Erano ricoperti di polvere
Da capo a piedi

Scrutavano la vasta pianura
Parlando fra loro del passato
E si voltavano appena
Quando una granata tossiva

Erano tutti e quattro del novantasei
Parlavano di prima non del futuro
Così si prolungava l’ascesi
Che li esercitava a morire


Albert-Paul Granier (1888-1917)

Le cheval

C’était un grand cheval de guerre,
c’était un beau cheval au poil doré.

Jadis, la tête haute, et sa crinière
au vent, souple comme une bannière,
cambré, il inspectait les horizons,
pointant ses oreilles fauves,
et, lorsqu’au fracas des fanfares
et des canons,
il chargeait dans le tumulte,
détendant ses jarrets en catapulte,
ses naseaux contractés humaient la victoire,
et son hennissement, comme un coup de trompette,
– farouche, – disait sa joie vers les conquêtes.

Mais les jours aux jours se succédèrent,
la fatigue mordit sa chair,
déchira ses muscles superbes,
et, un jour,
son cavalier las
enleva la bride et la selle,
et, l’ayant caressé une dernière fois,
l’abandonna sur la route,
et s’en fut, sans se retourner…

Le grand cheval, la tête lasse,
l’œil terne, les oreilles molles,
est là, tout seul, au bord du chemin,
au milieu des avoines folles,
sans même la force de songer
aux combats rouges de naguère,
est là, tout seul, inerte et mou,
comme un mort qui serait debout.

C’était un grand cheval de guerre …

(1914)

Il cavallo

Era un grande cavallo da guerra,
era un bel cavallo dal pelo dorato.

A testa alta, la criniera al vento,
flessuoso come uno stendardo,
inarcato, scrutava un tempo gli orizzonti
puntando le fulve orecchie,
e quando, al trambusto delle fanfare
e dei cannoni, 
caricava nel tumulto
distendendo i garretti a mo’ di catapulta,
le narici contratte annusavano la vittoria
e i suoi nitriti come squilli di tromba
– feroci – ne dicevano la gioia di conquista.

Ma i giorni succedettero ai giorni;
la fatica ne morse le carni
strappò i muscoli superbi
e un bel giorno
il suo cavaliere stanco
gli tolse briglie e sella
e dopo un’ultima carezza
lo abbandonò sulla strada
e se ne andò senza voltarsi…

Il grande cavallo, la testa abbattuta,
l’occhio spento, le orecchie fiacche,
se ne sta lì tutto solo, sul ciglio della strada,
in mezzo all’avena fatua,
senza neanche la forza di sognare
i rossi combattimenti di un tempo,
se ne sta lì tutto solo, inerte e fiacco
come un morto in piedi.

Era un grande cavallo da guerra…

(1914)


Marc de Larreguy de Civrieux (1895-1916)

Inferno

O forêt de l’Argonne! Hélas je t’ai connue
A l’heure où la bataille a pris tes horizons;
Un de tes noirs ravins me tient lieu de prison
Et j’y vis face avec ta beauté nue!

Mais, soit que le soleil chauffe tes frondaisons
Ou que le givre pende à tes cimes chenues
J’entends le vent râler parmi tes avenues
Comme la voix des morts couchés sous ton gazon

Tes arbres, suppliciés par la guerre sans trêve,
Crispent leurs moignons vifs aux blessures de sève
En des poses d’horreur protestant au ciel las!

Et, métamorphosant leurs formes gigantesques,
Dans l’ombre, humanisés, ils incarnent, dantesques,
Tes cadavres roidis dans la nuit d’au-delà.

Janvier 1916 (au front)

Inferno

Foresta dell’Argonne! T’ho vissuta
Quando la lotta ha preso l’orizzonte;
Son prigioniero in uno dei tuoi fossi
E ho davanti la tua nuda beltà!

Ma, che il sole ora ti scaldi le fronde
O penda brina da cime canute,
Geme lieve il vento come la voce
Dei defunti allungati sotto l’erba

Gli alberi tormentati dalla guerra
Con le ferite da cui sgorga linfa
Protestano contro lo stanco cielo!

Giganteschi, nell’ombra umanizzati
Incarnano danteschi i tuoi cadaveri
Irrigiditi nel buio aldilà.

Gennaio 1916 (al fronte)



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