ANTEPRIMA. Viene pubblicata per la prima volta in Italia un’opera della maggiore poeta canadese contemporanea, Denise Desautels, Sparire (Marco Saya Edizioni 2026), nota introduttiva e traduzione di Maura Baldini, con undici installazioni di Sylvie Cotton.
Spostamenti #213
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole
*
Si perde quello che se ne va
quello che cerchiamo di contenere
cuori e ombre in croce.
Cornice di memoria.
Dico la cenere non lascia avvicinarsi
alcuna sillaba. Dico: è lo spavento
nell’ovale cuore.
Incaglio. Cenere unanime.
Tu mi guardi.
Siamo in piedi
impiliamo le nostre paure i nostri morti.
Ce ne sono sempre troppi.
Il loro baccano – lo sai
fin dentro la mia voce. Come un ventre.
E insieme enumeriamo
le nostre prostrazioni. Le ossa dei nostri assenti.
Ce qui s’en va se perd ce qu’on/cherche à contenir/coeurs et ombres en croix./Encadré de mémoire.//Je dis la cendre ne laisse aucune syllabe/approcher. Je dis c’est l’épouvante/dans l’ovale coeur./Bloc. Cendre unanime.//Tu me regardes./Nous sommes debout/nous empilons nos peurs nos morts./Il y en a toujours trop. /Leur vacarme – tu le sais/jusque dans ma voix. Comme un ventre.//Et nous dénombrons ensemble/nos épuisements. Les os de nos disparus.
*
Di cosa parlavamo in fondo.
Amare si era allontanato.
Amare l’abbiamo
a lungo supplicato
torna posati qui.
Ma avevamo un presentimento
– quanta sofferenza in tutti quei canti funebri
andargli incontro era necessario
in abiti di speranza.
Anche se falsa.
Abbiamo radunato attorno a noi
quel che rimaneva di un corpo di corteccia
di orrore d’istinto d’estasi
Le nostre braccia intrecciate per il viaggio.
Come portare a compimento il progetto
dilatare le piogge e le notti
delle prime ore dell’attesa.
De quoi parlions-nous au juste./Aimer s’était éloigné.//Longuement aimer/l’avons supplié reviens pose-toi ici./Mais nous le pressentions /– tant de souffrance dans tant de chants funèbres/aller à sa rencontre c’est ce qu’il fallait/en habits d’espérance./Même fausse. Tout ce qu’il y avait de corps d’écorce/d’effroi d’instinct d’extase disponible/l’avons rassemblé autour de nous./Avons tressé nos bras pour le voyage.//Comment achever l’ébauche/ouvrir vaste/les pluies et les nuits /des premières heures de l’espoir.
*
Siamo fungibili
tu dici vertiginose
con le nostre facce tenebra
capigliature e visi
prima della violenza. Scudi
dall’effigie rovesciata
che s’avventura e cola calma.
Le nostre facce su una sola effigie.
Un intaglio
sotto la luce.
Tu dici io mi espongo sono io
i miei fianchi il mio fuoco la mia frusta la mia frase.
Tu dici siamo tutte – una a una
vittime e carnefici.
Ciascuna a turno gioia ululante o flagellata.
Ciascuna a turno Medusa.
Pace dai mille serpenti assopiti.
Nous sommes interchangeables/tu dis vertigineuses/avec nos têtes ténèbres/chevelures et visages/d’avant violence. Rondaches/à l’image inversée/qui s’aventure et coule calme./Nos têtes sur une seule image.//Un cran/au-dessous de la lumière./Tu dis je m’expose c’est moi/mes flancs mon feu mon fouet ma phrase./Tu dis nous sommes toutes – une à une/tantôt bourreau tantôt victime./Chacune son tour joie hurlante ou ravagée./Chacune son tour Méduse.//Paix aux mille serpents endormis.
*
Fino a dove il tempo della resa.
Ripeto tu l’hai messa in gabbia.
La morte come un cuore
il suo brusio d’abbandono sotto la mia lingua.
Il suo presente intorno.
Il nostro lento corteo.
Come fossimo fiori.
Fino a dove il mio.
Il mio cuore naviga accecato
da una marea di storie di tare
di traversate.
Dico sono io io questa figurina
a tua e a mia effigie io che filo
su di un muro pencolante sul giallo
baratro dell’aria dell’acqua.
La tengo.
Jusqu’où aurons-nous le temps de nous rendre.//Je répète tu l’as mise en cage./La mort comme un coeur/son bruissement d’abandon sous ma langue./Son présent alentour.//Notre lent cortège./Comme si nous étions des fleurs.//Jusqu’où le mien./Mon coeur navigue aveuglé/par une marée d’histoires de tares/de traversées./Je dis c’est moi moi cette figurine/à ton effigie à la mienne filant/sur un mur qui ondule dans le gouffre/jaune de l’air de l’eau./Je la tiens.
*
Mi offri il tuo cranio.
Senza sudario.
Nudo.
Dono di viaggio posato sul tavolo da lavoro.
Lato Senna della stanza.
Soavità che si schiude. Fa pensare.
Chi è l’altra che batte lì. Fiume. Attesa.
Lascio girovagare qualcuna delle mie dita.
Sole. Vedi. Tracciano una strana verticale
gotica. Fila veloce
mi coglie di sorpresa deraglia la verticale.
Raggiungere l’altro è quello che vuole.
Barra di contenimento o di sollievo
sotto il mento.
Prima di tornare sui suoi passi.
Inseguire il suo tracimare è quello che vuole.
Tu m’offres ton crâne./Sans suaire./Nu./Cadeau de voyage posé sur la table du travail./Côté Seine de la chambre./Douceur qui s’ouvre. Fait penser.//Qui est l’autre qui bat là. Fleuve. Attente. //Je laisse quelques-uns de mes doigts flâner./Seuls. Vois. Ils tracent gothique/une étrange verticale. File vite/me prend par surprise dévie la verticale./Rejoindre l’autre c’est ce qu’elle veut./Barre de retenue ou d’apaisement/sous le menton./Avant de revenir sur ses pas.//Poursuivre sa chute au dehors c’est ce qu’elle veut.
Denise Desautels, figura imprescindibile della letteratura quebecchese, ha pubblicato più di quaranta raccolte di poesie, racconti e libri d’artista, che le sono valsi numerosi riconoscimenti. Il suo lavoro poetico è legato a quello degli artisti visivi, al dolore e ai lutti, tanto intimi, quanto universali. Denise Desautels è membro della Académie des lettres del Québec e dell’Ordine del Canada.








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