Fabio Orecchini | N E M A T

a cura di

Giovanna Frene

1–2 minuti

|

da N E M A T (Industria&Letteratura, 2024)


Spostamenti #130
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole



Non si deve mai dubitare dell’invisibile
Aldo Leopold, Almanacco di un mondo semplice


Non avrai tutto ciò che aver non devi
Euripide, Alcesti, scena iniziale (Tanato si rivolge ad Apollo)




e le travi di casa fanno amo al tempo 
che avvizza, cardando schiuma lento
(pur) ridendo d’ottobre sani d’oltrevivere
che i morti si conservano per anni – bene

asciutti – ferecide d’un farsi notte e sonno
di noi, il giorno si copre ancora fino agli occhi
troppo il fuori e nuova lingua che s’impietri
disincarni, che perduri: loro

le contorsioni della terra, loro
a chiamarsi e un’altra pioggia


dopo nei giorni


ritrovi ancora schegge – parti di parti di un discorso – o 
più semplicemente ora, la gola è un gelo l’arcata del cielo
non detiene, le viscere calde amputate sul pavimento e poi
il lutto

pulire ciò che detto, le parole buttate sul letto


perduto l’amor

perduto l’occhio è vedovo – andante senza andarsene senza 
tornar tornata
– a nulla valse la paura dell’attrito, la pena
che nutre lo sguardo

clausura, quel bianco tenebra tenendoti


ringoia

che fa nero, a spasmi, intenzionale il paesaggio 
idioma inconvulso perdendosi negli occhi
già incalmi il solido credo che incresce
deflora – pira incombusto –
apparsa per sciogliersi una luce che l’ombra
già brucia e spezza
esuvia di giada un midollo di bosco
esoscheletro-enfiatura degl’occhi
“guarda”, dice,
“come si invapora” disinvoluta la terra di risulta
l’aria dislocata di relitti in tufo in radon
cedono le ere riaddensano a spire
memorie d’abisso o mortaio ipogeo


*

“A mezz’aria 
che non si possa più dire
non ancora”




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