traduzione dal tedesco all’italiano di Paola Del Zoppo
traduzione dall’italiano al tedesco di Pia-Elizabeth Leuschner.
da Lettere dal deserto rosso / Briefe aus der Roten Wueste (Gutleut Verlag, 2024)
il ritratto di Maria Borio è stato scattato da Dino Ignani
Spostamenti #132
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole
In anteprima, dalla seconda sezione di Lettere dal deserto rosso / Briefe aus der Roten Wueste, da poco uscito per Gutleut Verlag, casa editrice di poesia di ricerca di Francoforte (www.gutleut-verlag.com) pubblichiamo sei poesie. La traduzione dal tedesco all’italiano è di Paola Del Zoppo e quella dall’italiano al tedesco di Pia-Elizabeth Leuschner. “Briefgedicht”, lettera in versi, un genere antico, in cui i due poeti riflettono e raccontano, si riflettono e si raccontano. Ma è ancora possibile scrivere Briefgedichte? Che lirica si esprime, con che lirica si descrive e si dialoga? Questo sembrano chiedersi Maria Borio e Tom Schulz, che in poesie-dialogo, ciascuna di 15 righe, sintetizzano immagini e meta-immagini, luoghi, respiro.
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Il gelsomino è lucido e liquido sotto il flash. L’ho catturato nella notte come un bambino nudo. Era aggrappato al muro, ma poteva essere le radici di un sogno:si vedevano le foglie rigogliose dentro un’estate caldissima –nel buio sembravano mostri sempreverdi nutriti di una temperatura in cui nessuna specie sopravvive. Nel flash brillano, come demoni. Se premo ›invio‹ sono subito con te: insieme, un tempo dove le piante più fragili illuminano. Nessuno ascolta la parola tempo. Al suo postodicono clima che cambia, evapora, assottiglia la pelle. Insieme guardiamo le foglie lucide, in una frazione: insieme, quale tempo? Fuori tutto il nero asciuga. Senza legge naturale il clima forma altri animali.
Der Jasmin glänzt und fließt im Blitzlicht. / Ich hab ihn erwischt in der Nacht wie ein nacktes Kind. / Er klammerte sich an die Mauer, es konnten aber auch / Wurzeln eines Traums sein: Man sah / üppige Blätter inmitten des glutheißen Sommers – / im Dunkeln wie immergrüne Ungeheuer, / genährt von Temperaturen, die kein Lebewesen / überstehen kann. Im Blitz funkeln sie wie Dämonen. / Wenn ich auf »senden« drücke, bin ich sofort bei dir: sind wir beisammen / eine Zeit, erleuchtet durch labilste Pflanzen. / Niemand hört mehr auf das Wort Zeit. Stattdessen sagen sie: / Klima, das sich verändert, verdunstet, die Haut dünn werden lässt. / Zusammen betrachten wir die strahlenden Blätter, in einem Zeitfraktal: / zusammen, in welcher Zeit? Draußen trocknet alles schwarz, / ohne Naturgesetz schafft das Klima andere Tiere.
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Die Winterbienen, von denen wir hören, sitzen auf den weißen Blüten. Ihre Rüssel saugen und sagen, ihr seid spät dran. In diesem Dezember bleiben die Palmen sanft und die Kartoffelpflanzen recken ihre Hälse. Der Kopf eines jeden, der lebt bricht durch die Erdkruste. Wessen Erde? Das sagt keiner. Die Braut ist strahlend, ihr Kleid ein veganer Pelz aus Lupinen und Licht. Eine Biene landet auf der Handfläche. Gib zu, du bist wehrlos, schwach. Aus dem Radio klingt: Let it snow, let it snow, let it. Welche Biene wärest du? Honigbiene oder Todes Künderin. Mit diesen Immen ist kein Staat mehr zu machen. Die Luft, warm, die Küste leuchtet blau. Kündet, was später Flut und Sturm bringen werden. Die Pinie am Haus weiß um ein Jahrhundert mehr. Le api invernali, che ora sentiamo, sostano sui / boccioli bianchi. Le proboscidi succhiano e / dicono, siete in ritardo. Questo dicembre le palme / restano morbide e le piante di patate alzano il collo. / La testa di ogni pianta viva spacca la crosta / della terra. La terra di chi? Nessuno se lo chiede. / La sposa è radiosa, la sua veste una pelliccia / Vegana di luce e lupini. Un’ape atterra sul palmo / della mano. Ammettilo, sei senza difese, debole. / Dalla radio arriva: Let it snow, let it snow, let it. / Che ape saresti? Mellifera o nunzia di morte. Con quelle / api non si può più costituire nessuno stato. / L’aria, calda, la costa che riluce di blu. Annuncia / ciò che arriverà in seguito con marea e tempesta. / Il pino di casa sa un secolo di più.
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Die Tür zum Haus, die wir dreimal verschlossen, gibt nicht nach. Der Schlüssel passt ins Schloss, die Tür öffnet sich nicht. Vertauschte jemand Schlüssel oder Schloss, tauschte jemand etwas aus? Das Haus ist fest verankert mit dem Ort, der Ort ein Olivenhain mit angrenzendem Wein, mit Apfelbäumen, Birnen Pomeranzen. Als wir den Schlüssel im Schloß umdrehten spürten wir einen Widerstand. Als eine dunkle Stimme am Handy sagte: Probiert es härter, brach ein Stück ab. Holz schwimmt oben, Glas lässt Licht herein. Der Himmel über uns, Conca degli Ulivi, manchmal ein tröstlicher. Ein Mann glaubt einer Frau nicht, daß er ihr den falschen Schlüssel für die Tür zum Leben gab. Daß die Tür vorher offen stand, daß man ganz einfach hindurchgehen konnte. Daß durch ein winzig kleines Fenster Hilfe kommen muss. La porta della casa, tre volte chiusa, non cede. / La chiave entra nella serratura, la porta non / si apre. Qualcuno ha cambiato chiavi o serratura, / qualcuno ha scambiato qualcosa? La casa è salda / al suo posto, il posto è un uliveto con al margine, / vigne, meli, peri, arance amare. Quando girammo / la chiave nella serratura sentimmo resistenza. Una voce / oscura al cellulare disse: Prova più forte e un pezzo / si ruppe. Il legno fluttua in superficie, il vetro lascia / entrare la luce. Il cielo su di noi, Conca degli Ulivi, / a volte consola. Un uomo non crede di poter dare / a una donna la chiave sbagliata per la porta della vita. / Che la porta prima fosse aperta, che si potesse / semplicemente attraversarla con agio. / Che l’aiuto debba giungere da una minuscola finestra.
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A guardia della porta chiusa c’è l’ulivo secolare. I frutti duri cadevano, il geco faceva una corsa a ostacoli. Ricordi? Immaginavamo che la chiave potesse trasformarsi nella sua coda fluida: aprire senza forzare? La voce dell’uomo gridava: »Gira, girate«, ma era già muta – spingere la chiave sbagliata nella serratura come una mano violenta nella bocca – tirare la voce fra le dentature aguzza – girare e girare e girare – spezzandosi. Sembrava un’allucinazione ma il sole si avvicinava e mentre scivolavamo in casa da una piccola finestra come dentro l’ultimo rifugio del pianeta, chiedevo: se il clima cambia potremo cadere anche noi vicino alle olive, spiare in alto la testa dell’albero, mongolfiera che il sole riscalda ma non solleva?
Als Wächter der geschlossenen Tür: der Olivenbaum, jahrhundertealt. / Die noch harten Früchte fielen; der Gecko derweil auf seinem / Hürdenlauf. Erinnerst du dich? Wir stellten uns vor, der Schlüssel / verwandle sich in seinen fließenden Schwanz: Öffnen / ohne Gewalt? Die Männerstimme schrie: »Drehen! / Dreht!«, und war schon stumm – den falschen Schlüssel, / ins Schloss gerammt wie die rabiate Hand / in den Mund, die Stimme scharf durch die Zähnung / gerissen – drehen und drehen und drehen – bis zum Zerbrechen. / Es schien eine Halluzination, aber die Sonne kam näher, / und während wir durch ein kleines Fenster hineinschlüpften / wie in die letzte Zuflucht des Planeten, fragte ich: / Wenn das Klima sich verändert, könnten auch wir fallen / neben den Olivenbäumen und hoch oben den Baumschopf erkennen – / Heißluftballon, den die Sonne erwärmt, aber nicht hebt?
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Il geco è entrato sotto al tetto di legno, nell’intercapedine, senza pressione, corre sulle assi: la vernice gli sfiora la pancia e forse non sente più il caldo o il freddo, il legno nuovo, liscio e profumato, li cancella – il tetto nuovo fa credere che un prima ci sia stato? Il lampadario anni Cinquanta ha rose lucide e tenui sopra la nostra pancia – non dormiamo più, non ci svegliamo più? Poi un suono verso l’angolo acuto, ripido: il pulcino spaventato della gazza o un cucciolo striato, scontroso, di cinghiale, senza tregua? Queste rose hanno una vita artificiale? E io spero che chi legge adesso le mie frasi immagini solo noi senza tempo – amando il tempo della poesia.
Der Gecko kam unter das Holzdach, / in die Zwischenräume, leichtfüßig läuft er / auf den Brettern: Lack streift seinen Bauch / und vielleicht spürt er Hitze und Kälte nicht mehr, / das neue Holz, glatt und duftend, tilgt sie / – das neue Dach, lässt es meinen, daß es / ein Davor nicht gab? Der Kronleuchter aus den 50ern / hat schimmernde, zarte Rosen über unserem Bauch – / schlafen wir nicht mehr, wachen wir nicht mehr auf? / Dann ein Geräusch von hinter der Häuserecke / verängstigtes Küken einer Elster oder ein gestreifter / Frischling, unwirsch, rastlos? / Haben Rosen ein künstliches Leben? Und ich hoffe / daß, wer jetzt meine Sätze liest, sich nur ausmalt: / uns, zeitlos – in Liebe zu der Zeit der Dichtung.
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Die Kartoffelgärten laufen schon weiß an im Nebel bevor die Einhörner auf der Lichtung erscheinen. Im Traum waren wir, Selva Oscura, bei den Schatten im Gestrüpp, hinter den Dornfeldern. Dann blättern wir um: Und wieder sind wir zu hell belichtet, an einem Wintertag in den Marken. In den Kronen stehen Leitern auf den Sprossen das reine Nichts, viel weiter oben fliegen die dunkelblauschönen Elstern auf! Alles folgt einem Gesetz, das nicht neu geschrieben werden muß. Wir sind eine Gleichung mit Ölbäumen und Wind. Zwei Unbekannte – wer könnte uns retten hier außer der Vogelscheuche, dem Verhau? Die Hühner haben gelegt. Dann sitzen sie auf einem Bein auf der Stange. Der Kohl wird fett, und die Tiere riechen den Schnee vor dem ersten Frost. I prati di patate imbiancano già tra la nebbia / prima che gli unicorni appaiano nella radura. / Eravamo nel sogno, Selva Oscura, con le ombre / tra i cespugli, dietro i campi spinosi. Poi sfogliamo: / E ancora una volta troppo esposti troppo alla luce, in un / giorno invernale nelle Marche. Tra le corone le scale / si poggiano su germogli di puro nulla, molto più in alto / volano bellissime gazze blu scuro! Tutto segue / una legge che non necessita rielaborazioni. / Siamo in un’equazione con gli ulivi e il vento. / Due sconosciuti – chi potrebbe venirci a salvare qui / se non lo spaventapasseri, la confusione? / Le galline hanno deposto. Dopo siedono poggiate / su una sola zampa sulla barra. Il cavolo ingrassa / e gli animali sentono l'odore della neve del primo gelo.









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