da La nuda (Nino Aragno, 2024)
Spostamenti #133
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole
da campi
Decor
La pelle di capra griffata splende sotto le lampade al neon. Minimal chic per gli interni. In terrazza il caffè è servito in tazze d’oro. Al Fondaco dei tedeschi i commessi parlano cinese. Di nicchia è la concia delle pelli. La nuda già lo sapeva, è scesa dal trono. Ora si ripara la pelle da sola. Si cuce le palpebre, spinge l’ago contro un ditale d’osso. Se cade in acqua, si stende al sole zuppa sul bordo del canale. A volte geme come i cormorani in amore. È indecorosa uno ha detto stornando gli occhi al bancone.
Avviso ai genitori, contenuto esplicito
Si avvicina spedita. Ha una testa mozza in mano, è una borsa: la copia spiccicata della sua testa. Dentro ha messo una foto della figlia, in gita alla Domus Aurea. La sfilata si fa ipogea nella testa c’è uno scalpo d’ombra. Scruta senz’occhi. Una donna svanisce nella calce. La guida ripete grottesca – traduce goffa, la testa – la lingua di stucco si spalanca informe la trascina là dove il decoro si sgretola la ricopre come un manto perfetto. Sparisce dietro al panneggio tra tralci d’acanto accessori. Non è mai esistita, come i corpi sotto i drappi degli affreschi. Invertita la marcia, scompare.

da note per un’apparizione
Ischeletrendo nel cavo della notte, le cose si contano da sole — la sponda del letto dice la luna lo stolto insepolto guarda i resti conglobati alla terra.
Si tenga nel salone d’onore la lucidatura delle sue ossa nel sole che filtra dai muri la nuda che danza ritrosa su cumuli bianchi di mare seccato
In fondo è meglio se dici la prosa delle sue pupille
il grano
di senape che salta
oltre la linea del muro di cinta.
Al buio l’aureola dei capezzoli
segna barene e isole flottanti ai naviganti










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