traduzione di Maria Allo
da Guida di sopravvivenza per giovani scrittori (Apópeira, 2018)
Posso leggerla una delle mie poesie?
Ovvero nessuno può evitare i poeti
Quasi in stato psicotico, un amico poeta che era venuto dalla provincia ad Atene per leggere alla “Giornata Mondiale della Poesia” a uno dei numerosi eventi, e con un forte sentimento di derealizzazione, dopo il viaggio, l’alcol e le canne, si è trovato al pronto soccorso di un ospedale generale di turno. Dopo essere stato trattato con successo e aver iniziato a riprendersi leggermente, è stato sottoposto a una serie di domande su se stesso, alle quali non sapeva rispondere. Non riusciva a ricordare dove abitava, che mese era, quanto fa tredici meno sei. Il mio amico poeta soffre di disturbo borderline della personalità, non è schizofrenico né schizoaffettivo, e prima ancora di ricordare come si chiama, ricorda che è poeta e lo dice subito ai due medici che lo esaminano.
Il patologo e lo psichiatra, che erano stati chiamati chiaramente per una valutazione, appena sentono che il mio amico è un poeta, lo lasciano nel pronto soccorso con l’infermiera e corrono a prendere le loro poesie e i loro scritti. Tornano con i tablet in mano. Lo trattengono lì: “posso leggerle anche io i miei versi?”, diceva il patologo. “Posso leggerle un’altra poesia, mi dica cosa ne pensa?”, diceva lo psichiatra. “Le do i miei versi da leggere con calma a casa?”, diceva l’infermiera. Tutti molto gentili, ma pensate quanto vanitosi!
Nessuno può più evitare i poeti. Ti invitano a cena e a un certo punto gli ospiti (uomo, donna e discendenti) ti obbligano a leggere le loro poesie o, ancora peggio, le leggono loro stessi. Vai al tuo bar preferito per ascoltare musica e spuntano fuori cinque-sei poeti che ti cacciano via dal bancone per leggere malamente le loro poesie, rovinandoti la serata definitivamente. Esci a fare una passeggiata sotto il sole e vedi gli autobus urbani coperti di versi, il parco pieno di cartelli con poesie, i condomini con striscioni appesi con versi. Presto temo che succederà lo stesso anche nei tribunali: il signor procuratore reciterà i propri versi, gli avvocati lo contraddiranno con poesie di propria ispirazione e il giudice terrà i suoi per leggerli per ultimo.
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