da Scisma (Les Flâneurs Edizioni, 2024)
prefazione di Luigia Sorrentino
postfazione di Mattia Tarantino
fotografia di Dino Ignani
Postfazione
di Mattia Tarantino
6 giugno 2024
I
Appunti per un corpo da sfatare, oppure un Risveglio. Tecnologia della luce, di gestione della morte, appunti per decifrare i segni, dirottare il presagio.
II
I Risvegliati, quelli che per dire le cose dicono le cose e il nulla in cui si installano, lo stesso che le eccede. L’altro mondo non ha ingressi – è come questo, dicono, soltanto un po’ diverso.
III
Divenire-disabili. Un gesto Butō. Disabilitare l’uso abituale del corpo. Disorganizzarlo, il corpo, lasciare sparso tutto quanto è disperso. Negoziare nuovi confini. Negoziare un’altra logica.
IV
Logica del disastro. Il discorso sulla distanza dalla stella. Sfiatare dalla stella come migrando tra l’uno e l’altro mondo senza più distinguerli. Riapri gli occhi, qualcosa è ancora intatto.
V
Qualcosa da sostituire. Ingegneria della visione, o collaudo biomeccanico di pezzi ancora a venire. Sintesi, bulloni, ingranaggi, ma come vischiosi, lunari, ancora inaccessibili.
VI
Occorre un’altra lingua. Puoi farla collassare, lasciare rovini, si schianti. Puoi ripararne i circuiti, collaudarli. A-B-A-C-B, tecniche di sottopassaggio tra i segni, tra i punti, ipotenuse senza angoli.
VII
Sono ipotesi per una forma-di-vita a venire. Sono prove. Qualcosa come una covata di uccelli a rotelle.
VIII
Passano tutti. Papà, mamma, il mondo. Domandano, chiedono le tue ragioni. Non confessi niente, la stanza è troppo bianca. Ci hai provato, non ti sentono. Sei ancora salva.
IX
La verità assomiglia a una carovana di donne in sedia a rotelle. Come la pietà. Risvegliami, dici, ma come espulsa dalla nascita, dalla vita-morte, dalla significazione.
X
I Risvegliati, il popolo dell’oltremondo, chi-ha-avuto-accesso. I Risvegliati, ma come uno scherzo, gli innocenti. La voce, all’improvviso.
da Ingresso
Giorno 0
La casa vuota dei nomi
la casa del deserto
per il suono dell’organo
nera luce intorno
non hai più Dio
è il Dio dell’abbandono
il tuo nome di grafite
decomposto parla
con i morti
il cimitero della mente
epidemia
diecimila voci rapaci
il nemico armato
è l’occhio
il nemico interno
è l’altro
un plotone di sguardi
i blister
la finestra
le gambe raccolte
i palazzi al rovescio
scempio.
da Abbandono
Giorno 16
Ieri ho scoperto di non essere più in grado di scrivere a penna. L’incidente s’incide in me ogni giorno con un volto diverso. Non si muove più l’intestino. Voi mi volete viva? Lesione midollare, sapete cosa sia? Non è rimasto niente. Non è rimasta Ilaria. Chi mi cerca trova crepe. Attanagliata da ricordi e desideri infranti, anche tu dirai: Ho sofferto ma ora basta. Il corpo obbedisce solo all’infinito. Oggi è un’illusione della coscienza. Ne ha illusi molti il tempo, qui muoviamo le ruote con le mani, chi può ancora usarle. Liquefatti, c’incontriamo in corridoio. Qualcuno chiede: Ti fa male? Scosse elettriche, aghi sottopelle, articolazioni perforate. Ti fa male? Siamo il residuo. Non è rimasto nessuno. Il medico dice: Andrai in piedi. Il padre dice: Questa è la via, non fuggire. Non fuggire l’invasione.
da Coscienza
Giorno 22
Sono nata senza nome
perché tutti i nomi portavano a te
il mio nome non è il mio nome.
È la condanna – il mio nome –
la strada del Golgota.
Il mio nome muore tra membra vive
il mio nome smargina i muri
il mio nome ipnotico, cavo.
Dalla dilatazione dell’ano
l’entità della lesione.
Dalla motilità dell’ano
diranno carrozzina o stampelle.
Paralisi intestinale, paralisi degli sfinteri.
Alcuni tornano a letto sporchi
altri smettono di mangiare.
Quattro viti nel gomito
due chiodi nel bacino
ricostruzione della vertebra esplosa
stabilizzazione in elledue
frattura del sacro. Ecco lo scisma:
mi hanno riunita alla gamba destra
non si muove, cade a picco, il piede
sul cuscino. Devi accettare, dicono.
Salvami dal mio nome
salvami da ogni male.
da Pietà
Giorno 50
Se dovesse mai tornare
– l’estate – ditele che
non credo più al tramutarsi dei
fiori in frutti o agli amori nati
sulle panchine oltre le spiagge.
da Scisma
Giorno 84
Di una vita non resta che il
suono, questo sole del mattino.
Voler dividere orchidee e
cielo, snodarsi nel velo del
giorno, caligine densa e
coltre di ruggine. Non ho
raccolto la grana vermiglia
della sabbia addormentata
nelle mie stanze interiori.
Tutto il dire è un mentire,
resterà il silenzio sulla
battigia, nudo desiderio
che non muore.









Rispondi