da Un altro che ti scrive (Marcos y Marcos, 2024)
Spostamenti #136
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole
Quadro 5
Se in sogno si era, non so, in Heinrich-Heine-Strasse o già a Michaelkirchplatz…
Chi del corpo ha fatto tempio ha provato angoscia ed è qui. Ecco la combinazione della gioia in alcuni, o l’infelice a un passo, in altri la rotta felice degli affetti. Passano le lingue, le ore, tutto si scandisce, vaga una potenza. Nel disegno di una strada o di una piazza sapevamo: c’è una parola ancora da dire, un disarmato amore e un nome ci richiamano.
Infelice lo sono sempre, lo sono ancora. Se ero a un passo da te tu non te ne accorgesti. Mi chiedo cosa sappiamo, se mai abbiamo saputo. Ma fammi dire – scusa, ho poco tempo – ti chiedo: dove vivi? Come?
Un pensiero luminoso
È della stagione disperdersi
e nel gioco suo spariscono.
Prima a terra cercavano cibo
e ora i tetti sono vicini ai merli
come degli spaventi. Vento che strappa,
buchi di grandine. Se ne vanno i merli.
Tutto è da riparare
e io parlo a te, non a tutti.
Come la terra era il nostro compito
nutrire e trattenere. Ogni giorno, perché vedi
il buio non dista. E se torna il sereno,
se si agita nella luce la grazia, è un gioco:
è la finestra accesa in mezzo a un albero la notte.
Eccoti, un pensiero luminoso.
Il silenzio tornerà scritto, il cielo intero
un nome.
Conclusione
Fulmine, tra poco si rinnova
l’odore di letame, di mucca,
l’antica fede.
Questa è la campagna che resta,
il tempo che è stato
e ora è tutto, rivivere.
Non ricorderai il bacio ma il tradimento
in giardino, dove già è accaduto,
dove la vita è stata una lunga linea.
Sono parole le mie per concludere:
concluso è l’orto e il fiato.
Sale nella sfera celeste la lingua,
l’aceto per il costato.
Ultra collem
Mai finito Monte
Alben, questo tuo nome
ricomincia e in silenzio
il pensiero è nell’alto non so
di un temporale, non so
se più vicino sia
la cima o il drago che sotto di te
dicono dorma.
Nell’alba è il nome dato
a te e a tutto perché tutto torni
nel bianco. Così torna
in un album di foto la vita
dove tremiamo. Vedi qui
un’estate intera tremammo
come il drago
dentro la montagna che non smette.
Passando a Melville, una parafrasi
Dardeggiante lontano il sole e il vento
assente, per la nostra rotta
cammina sulla vita e sulla morte
un velo immenso di nebbia leggera.
Ripeterà qualcuno, scriverà
di nuovo cosa fu il mio viaggio, cosa
questa caccia senza cattura, fu
un argenteo silenzio, non una solitudine.









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