John Lane | Anthropocene Blues

a cura di

Giovanna Frene

8–12 minuti

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da Anthropocene Blues, traduzione e cura di Lorenzo Mari e Federica Cremaschi, postfazione di Matteo Meschiari (Lamantica Edizioni, 2024)


Spostamenti #137

Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole


*


“L’Antropocene, per Lane, è ovviamente l’età irredimibile del collasso cognitivo, del disastro ambientale, dell’estinzione multipla di specie e culture, ma è anche una rovina da cui si leva a colpi di vento una specie di blues terrestre, malinconico ma resistente, disperato ma fiero. Ora, che questo capolavoro di nature poetry venga tradotto, tra l’altro così bene, in Italia non è solo un dono al lettore che pratica poco l’America di Gary Snyder e Wendell Berry. È molto di più. È un’ars poetica per lo scrittore di versi che, stanco di un secolo di intimismo e di shot lirici, voglia confrontarsi con altre lunghezze verbali, più epiche, più narrative, meno narcisistiche, non centrate sull’umano ma sul terrestre. I luoghi prima di tutto, insomma. La Terra e la Territà prima di tutto.” (dalla Postfazione di Matteo Meschiari)


Tradurre Anthropocene Blues di John Lane – professore emerito di Environmental Studies presso il Wofford College di Spartanburg, Georgia, autore di poesia e prosa – è stata una sfida a più livelli, raccolta con molta generosità da Lamantica Edizioni e da Federica Cremaschi, con la quale ho condiviso la sfida posta da una lingua complessa, spesso molto precisa nei riferimenti ai luoghi, alle specie, etc., umanisticamente e scientificamente informata, eppure di grande nitore nella sua resa stilistica più generale.

In altre parole, come si legge nella postfazione di Matteo Meschiari, «Lane riesce sempre a comunicare la realtà più profonda che ogni “naturalista”, nel senso che dava Seamus Heaney a questa parola, conosce: ogni geografia ne contiene molte altre, ogni paesaggio è un labirinto di paesaggi». 

Ogni blues, anche quello dell’Antropocene, ne contiene molti altri. (l.m.)



Field notebook: Spring


A man thinks hammerhead, and remembers the moment a decade earlier sailing in the Abacos when a friend snorkeling on a reef had reentered the boat as if the sea itself had shrunk to that spot of disturbance. There had been two couples sailing, the man and his lover, and the man who saw the shark and his wife, and a woman in her forties, single still. Now one couple is divorced, the man and his lover are married, and the single woman’s married too, but no longer keeps her captain’s certification, her husband a software executive with a beach house on the nearby shore to spread out her longing for the sea into manageable, affordable weekends.  

The sea, the man thinks, is a metaphor too lovely to re-duce to threat. Only the force of his circling mind holds the shark memory to this place – wide view off a peaceful porch of nothing but blue bay – and not that. A shark can live decades and they say memory burns deeper – as sound, they say – extends outward through the universe. Snorkeling is a recreation replete in memory, and couples when traveling together always stow their future resolve and never consider they’ll risk it diving on some reef for the chance to see what’s be-low. Here, this sea is so shallow that boats flounder in spots it seems that to pass is natural, ignoring unheeded warnings, lights, and a battery of testimonials from those who have sailed before. Walking the beach the man thinks his own marriage is an island standing above that shallow sea.  

The high tide’s in a few hours, but that rise and fall is natural as wind – which they didn’t have that day they saw the shark. Now she walks in the sand and he is still in the surf, just offshore, and again he thinks hammerhead and wonders if the shark is still alive, or is it dead? He says marriage and the word feels more like a shark than the sea. The movement. The ceaseless searching of commitment. Like a vacation from the universe’s own menu for chaos. Two knitted together briefly, in grief and joy, the bond beyond the clarity of seawater. 

The man shapes his two hands like man and wife and holds the water as long as possible. His palms are wrinkled and white, and she says, having waded in, ‘You can see the bottom if you open them’. He lets the water flow drain back into the larger vessel. He looks, and there below is the shore moving under him as she said it would be – shells, sand, seaweed, and under it all the hard marl that the islands are made of, what keeps them standing above the churning sea. 



Diario di campo: Primavera


Un uomo pensa squalo martello, e ricorda un momento di dieci anni prima veleggiando intorno alle Abaco quando un amico che stava facendo snorkeling sulla barriera corallina era tornato sulla barca come se tutto il mare si fosse ristretto a quella zona di turbolenza. C’erano due coppie sulla barca, l’uomo e la sua amante, e l’uomo che aveva visto lo squalo e sua moglie, più una donna sulla quarantina, ancora single. Ora una delle coppie è divorziata, l’uomo e la sua amante si sono sposati, e anche la donna single si è sposata, ma non conserva più la patente nautica, suo marito è un dirigente informatico con una casa sulla spiaggia lì vicino, affinché il desiderio di mare di lei si diluisca in una serie, gestibile ed economicamente abbordabile, di weekend.

Il mare, pensa l’uomo, è una metafora troppo piacevole per essere ridotta a una minaccia. Solo la circolarità del-la mente può legare la memoria dello squalo a questo luogo – una tranquilla veranda, con ampia vista su nient’altro che una baia blu – e non a quello. Uno squalo può vivere per decenni e si dice che la memoria si incida in profondità – come il suono, si dice – e si estenda verso l’esterno attraverso l’universo. Lo snorkeling è una attività ricreativa che si riempie di memoria, e quando viaggiano assieme le coppie finiscono per accantonare sempre le decisioni sul futuro e non considerano mai quanto le mettano a repentaglio in un’immersione sulla barriera corallina per scoprire quel che c’è là sotto. Qui, il mare è così poco profondo che le barche annaspano in punti che sembrerebbe facile poter superare, ignorando avvertimenti inascoltati, fari, e tutta una serie di testimonianze di chi ha già solcato queste acque. Camminando sulla spiaggia l’uomo pensa che anche il suo matrimonio è un’isola che affiora da quel mare poco profondo.

L’alta marea è fra poche ore, ma quel saliscendi è naturale quanto il vento – che non c’era, il giorno in cui videro lo squalo. Adesso lei cammina sulla sabbia e lui è ancora tra le onde, a poca distanza dalla riva, e pensa di nuovo squalo martello e si chiede se sia ancora vivo, o forse è morto? Dice matrimonio e la parola sembra più squalo che non mare. Il movimento. L’ininterrotta ricerca di dedizione. Come prendersi una vacanza dal menù caotico dell’universo. Un intreccio a due di breve durata, nella gioia e nel dolore, il legame al di là della trasparenza dell’acqua marina.

L’uomo congiunge le mani come tra marito e moglie e trattiene l’acqua il più a lungo possibile. I suoi palmi sono rugosi e bianchi, e lei dice, dopo essersi fatta strada nell’acqua: ‘Se li apri puoi vedere il fondo’. L’uomo lascia che il flusso d’acqua ritorni verso il recipiente più grande. Lancia uno sguardo, ed ecco, là sotto di lui, c’è il fondale che si muove come lei aveva predetto – conchiglie, sabbia, alghe, e al di sotto la dura marna di cui sono fatte le isole, ciò che le tiene salde sul mare agitato.



Road trip to Suzhuo


I’d rather follow the ancient allegiancesof
water but will simply give over
to the song unfoldingon
the roadsides 

In articulated absences between
raised highways and fallow fields
I’d rather see the day turn tumblers
of light and fade into sodden smog
the dustbin overturns
and out flows a flower of light
refracted in the ancient glass
of Lingering Garden 

Trees here are pruned beyond anger
but maybe the new leaves alleviate
discord in the forest
a lantern is certainly posted far ahead
and it brings trucks and drivers
to a halt 

Bells could be in templesor
they could simply be leftovers
from another century now
festering in a cesspool along the road
silk was once a cultural certainty
but now factories migrate
to an outer district where
the worms lose their way and leaves
curl inward like dollars 

I’d rather walk a foreign road
to the port where the old empire
steams home tomorrow



Sulla strada verso Suzhou

Preferirei seguire le antiche alleanze
dell’acqua ma la mia sarà una semplice resa
al canto che si dipana
ai lati delle strade 

Nelle articolate assenze tra
autostrade sopraelevate e campi incolti
preferirei vedere il giorno che varia
dalla luce alla dissolvenza in nebbia sporca
il cassonetto si rovescia
e fuori fluisce un fiore di luce
rifratta nel vetro antico
del Lingering Garden 

Qui gli alberi sono potati oltre la rabbia
ma forse le nuove foglie alleviano
la discordia nella foresta
più avanti c’è sicuramente una lanterna
che induce camion e guidatori
a sostare 

Potrebbero esserci campane nei templi
o potrebbero essere solo residuidi
un altro secolo ora
in marcescenza in una latrina lungo la strada
una volta la seta era una certezza culturale
ma ora le industrie migrano
verso un’area periferica dove
i bachi si smarriscono e le foglie
si accartocciano come dollari 

Preferirei camminare su una strada straniera
verso il porto dal quale il vecchio impero
domani leva l’ancora verso casa



Erosion

I have poured myself into this borrowed vessel,
then stepped back to see me overflow; I have watched a liquid 

leave the eyes of two dying dogs, and slip, a golden stream
over the sides, and pool below: 



Erosione

Mi sono riversato in questo recipiente preso in prestito,
poi ho fatto un passo indietro per vedermi tracimare; ho osservato un liquido 

abbandonare gli occhi di due cani morenti, e scivolare, un flusso dorato
sui fianchi, e raccogliersi al di sotto:



Questions for the Limestone Madonna


If geology
is gospel,
will you
save us? 

If geology
is religion,
are you bedrock,
though softer
than granite? 

If geology
is scripture,
then how
are we to
read your
weathered
surface? 

If geology
is to Son
as madonna
is to God,
then are
you the
forgiveness
of time? 

On this
soluble rock
we build.


Domande alla Madonna di Calcare

Se la geologia
è vangelo,
sarai tu
a salvarci? 

Se la geologia
è religione,
sei tu il basamento,
benché più morbido
del granito? 

Se la geologia
è sacra scrittura,
allora come
possiamo noi
leggere la tua
erosa
superficie? 

Se la geologia
è per il Figlio
ciò che la madonna
è per Dio,
allora
sei tu
il perdono
del tempo? 

Su questa roccia
che si dissolve
noi costruiamo.

*

Biobibliografia 

John Lane è professore emerito di Environmental Studies presso il Wofford College di Spartanburg (South Carolina), dove ha fondato e diretto il Goodall Environmental Studies Center. È autore di più di una dozzina di libri di poesia e prosa, con i quali ha vinto diversi premi, come il Louisville Review Prize e il Prairie Schooner’s Glenna Luschei Award; il suo Abandoned Quarry: New and Selected Poems ha vinto il SIBA (Southeastern Independent Booksellers Alliance) Poetry Book of the Year nel 2012. Inoltre, con il libro di non fiction Coyote Settles the South (2017) è stato tra i quattro finalisti della John Burroughs Medal, con la nomina da parte della Burroughs Society a ‚Nature Books of Un-common Merit‛. Attivo ambientalista, Lane è stato nominato ‚Clean Water Champion‛ dalla Upstate Forever e ‚Wa-ter Conservationist of the Year‛ dalla South Carolina Wildlife Federation. Nel 2014 è entrato nella South Carolina Academy of Authors. È stato tra i co-fondatori, insieme con la moglie Betsy Teter, dello Spartanburg’s Hub City Writers Project. 



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