Anteprima editoriale | Rebecca Garbin | Male minore

4–7 minuti

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La redazione di Inverso – Giornale di poesia è orgogliosa di ospitare l’anteprima di Male minore. Al libro e alla sua autrice i nostri migliori auguri per questo ingresso tanto atteso nel panorama della poesia italiana.


da Male minore (Vallecchi, 2024)

introduzione di Isabella Leardini


Con questo libro Rebecca Garbin entra nel panorama della poesia italiana con una voce già originale e riconoscibile. Su una dote narrativa innesta la tensione del verso, il magnetismo di una propria metrica e un complesso universo immaginativo. Capace di tessere un epos familiare insolito, tocca con mano sicura la materia perturbante della morte, costruisce un solido sistema di riferimenti e invenzioni, attingendo con spregiudicata libertà al folklore e al fiabesco. Dal patrimonio sommerso di chiaroscuri che ogni famiglia porta con sé, Rebecca Garbin trasfigura mito e destino, si fa testimone e incantatrice di una leggenda privata come potenza quasi corale.


da La casa di Serravalle


La casa di Serravalle I

Dolore sopra dolore ha chiuso ogni spiraglio, staremo per un'ora 
senza luce. C'è sangue nel bianco dell'uovo
è la pelle che si strappa per intenzione, la ferita che da solo
ti scavi nel sonno.
Io so che certe volte hai pensato di morire,
certe cose lasciano il segno, vorrei
farti un buco nel petto e sdraiarmici dentro, farmi spazio nel tuo centro
sotto il guscio dello sterno e darti costole per ali,
somigliare anch'io a un uccello, quelli con la testa bianca
sempre neri contro il sole.


da Milano è un altro mondo

Esercizi di autocontrollo



L'urto dei denti, uno schiaffo non basta
davanti allo specchio. Poi il segno sul braccio,
staccare la crosta sperando che resti.
Cucirsi la bocca stringendo i capelli tra i denti
– anche il tempo è materia che stringe lo scheletro –
e non mangiare nient’altro. È così che passo
da un buco di serratura a un altro.
Per fortuna non restano lividi, ho strati diversi di pelle
e ogni corpo mi cambia la forma, la faccia.
Ogni cosa si trasforma – non posso
diventare qualcos'altro controvoglia.


*

Questa città tutta orbita è un uovo nero 
è un mondo intero, a malapena.

Alla vigilia di capodanno, a Seregno
qualcosa mordeva le scarpe, l'asfalto.
Io e T. alla stazione
col sangue che sbatte, le lucciole
alla finestra di fronte.
La terra pulsava quel giorno, c'era qualcosa
che stava per schiudersi:
«Siamo troppo fortunati».

Stava per succedere, ormai lo sapevamo
lo sentivo in mezzo ai denti.
T. mi guardava con occhi di capra:
«Così non ho paura di morire
ma dobbiamo fare piano».
Stiamo fermi guancia a guancia
sul materasso di gomma.
«Qui le case hanno i muri di ceramica
e dobbiamo fare piano».

Questo è stato l'ultimo momento,
prima che l'anno sparisse in un salto
prima che tutti se ne andassero.
Tornavo a casa quella sera -
casa, sempre, di qualcuno
se fino al giorno prima li conoscevo tutti
a Milano non conosco più nessuno.


*

Nessuno si chiama davvero così, ma lei sì, lei si chiamava 
davvero Afrodite.
Mi ricordo di come scuoiava conigli
in un sogno che ho fatto anni fa.

«Vorrei venire a vivere con te, quando faccio i diciotto
per il compleanno chiedo i soldi dell'affitto».
Ma per il compleanno, alla fine, aveva chiesto solo un titolo
voleva essere signora di una piattaforma petrolifera,
lady del Sealand. Dopo tanti anni
mi chiedo ancora, nella casa di Bologna,
se finirò come il coniglio, quest'inverno, o se domani
partirò col primo treno.

«Non fa niente, tanto
questa città non mi sopporta»
- ha detto -
«ma forse è mia la colpa».

Poi ho sognato che eravamo a casa sua
le finestre erano aperte
ma tutta la città era diventata sotterranea
c'era muffa dappertutto, anche nel letto -
«Ho le mani di piombo, respiro zolfo
niente che si muova sopravvive in questo posto
troppo a lungo». Così
mi facevo un nuovo guscio,
indossavo la sua pelle, per sapere cosa prova
chi ha sempre il ghiaccio addosso,
ma lei non abitava nel suo corpo -
«I tuoi occhi non sono reali
e se ci pensi sei solo una parte di me».

La mattina dopo sarei partita presto
col primo treno. La guardavo e come sempre
non la riconoscevo. Ma lo sapevo che era lei
anche di spalle, quando scuoiava conigli
senza sporcarsi le mani.


da Heirlooms, Recoaro Terme-Milano


Angela

Nessuno dei vivi l'ha mai conosciuta davvero 
il segno che ha lasciato, la Madonna
appesa al palo in autostrada
guarda ancora di sottecchi chi ritorna.

L'urto il metallo che schiaccia
divide le costole, la lamina del cofano
all'altezza del torace. Le portiere come ali
spiegate in tangenziale. Forse come gli angeli
anche lei era senza volto, il sangue e l'olio
sull'asfalto e i capelli sparsi in aria
come pollini che bruciano -
tutti i nodi sono sciolti,
resta libera metà della mansarda.
Fino al giorno prima la vedevi farsi largo
sui balconi sempre pieni delle case di ringhiera,
adesso il parafango
ha diviso le caviglie dalle gambe.
Dicono i vicini che non fosse la più bella
tra le figlie del portiere, ma era quella
intelligente, che sapeva come mettere a tacere
anche la madre che gridava nella tromba delle scale
in dialetto milanese. Persino suo padre
la sopportava, o così si diceva, lui
che non parlava con nessuno e non usciva mai di casa.
Angela contava sulla punta della lingua
ogni singola parola micidiale.
«Forse è questo il silenzio» pensava suo padre,
che adesso la circonda come un vuoto dentro il tuono
del ferro che si schianta sull'asfalto.
Ma al silenzio non ti abitui se lo senti
nelle grida dei bambini appena nati,
resta addosso ai nostri figli per il resto della vita.


Rebecca Garbin è nata a Milano nel 2001. Male minore è il suo primo libro, in uscita per l’editore Vallecchi Firenze, nella collana di poesia diretta da Isabella Lerdini. Nel 2023 ha vinto la sezione Inediti Under 25 del Premio Alma Mater Violani Landi, assegnato dall’Università di Bologna. È stata tra i giovani autori selezionati per il progetto promosso dall’Università IULM, La poesia che si fa città, a cura di Tommaso di Dio e Paolo Giovanetti. Alcuni componimenti dal suo primo libro sono comparsi sul numero 24 di Poesia (Crocetti, 2024). Collabora con il blog vallecchipoesia it e con il Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna.


Risposte

  1. […] (Imperatrice Bruno, Nulla die), Se giuri sull’arca (Mattia Tarantino, Fallone Editore) e Male minore (Rebecca Garbin, Vallecchi). È insomma l’anno dell’autoarcheologia, della resa dei […]

  2. […] (e penso al “tenere assieme la casa” di Gallo, al passaggio – invece – di casa in casa di Garbin, a che valore anche linguistico abbia il mondo-giardino di Marini), per lo stato […]

  3. […] assieme da macroforme come i libri. Si ereditano le terre e i poderi ma anche – penso a Male minore – «il sangue […] diluito con l’ortica», più in generale la stanchezza. […]

  4. […] una casa svuotata dal lutto in Davide Gallo (Così com’è, così com’è stato, 2024), Rebecca che riattraversa le case della sua vita e sente nel sangue il corpo estraneo di chi non c’è, […]

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