cura e traduzione di Yuliia Chernyshova e Pina Piccolo
da La guerra è sempre seduta su tutte le sedie (La Vita Felice, 2024)
Spostamenti #140
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole
“Chi si appresta a leggere la raccolta di Iya Kiva La guerra è sempre seduta su tutte le sedie nella traduzione italiana a cura di Yuliia Chernyshova e Pina Piccolo con testo ucraino a fronte, non può esimersi, sin dal titolo, dal fare i conti con il processo di antropomorfizzazione della guerra, fenomeno esistenziale, sia nella vita della giovane poeta ucraina che nei suoi versi. Si tratta di un processo che l’accompagna per tutta quella complessa cartografia poetica da lei creata nelle trenta poesie selezionate dalla sua vasta produzione, insieme però anche al processo inverso che è quello di resistenza alla trasformazione dell’essere umano in guerra, resistenza cioè a quella sorta di “guerramorfosi” verso cui ci fa tendere il periodo storico in cui viviamo, e in maniera più vivida nei territori attraversati da occupazioni e conflitti bellici. È dalla tensione tra questi due processi inversi che scaturisce la grande potenza della sua poesia.
Sono versi magnetici i suoi che nella loro inconsuetudine e incandescenza rivendicano ascolto, specialmente da parte di chi trova sconcertante l’attuale carenza di strumenti per interpretare i nuovi fenomeni del ventunesimo secolo. Tra gli elementi stranianti caratteristici di questo nostro momento vi sono senza dubbio le guerre ibride, con il loro grande impatto sulla filiera della ricezione, sia domestica che internazionale, delle opere artistiche e letterarie. Sono riflessioni che occorre fare con grande urgenza, smettendo di ricorrere a comode formule ideologiche o a poetiche datate che non rispondono alle esigenze epistemologiche dell’oggi. A questo necessario processo di adeguamento alla realtà risponde la poesia di Iya Kiva e il suo impegno personale volto ad alimentare il dibattito internazionale, cosa a cui siamo orgogliose di partecipare con la pubblicazione di questa raccolta. (…)” (dalla Prefazione di Pina Piccolo)
*
“Vorrei tanto poter scrivere una postfazione che sia veramente post-. Il giorno che sembrava che io e Pina Piccolo avessimo concluso il grosso lavoro delle traduzioni, ecco che invece Iya compone una nuova poesia e la mette su Facebook, a seguito dell’ennesimo bombardamento di Odessa. Purtroppo non siamo ancora alla fine, non siamo nel contesto post-. Nonostante tutto il desiderio di fare un balzo e trovarci fuori, la realtà ci risucchia e ci fa vivere dentro. È uno spazio indefinito, border- line, il nulla, l’aldilà, da qualche parte tra la frontiera e il fronte ed è sempre al confine: «il tuo corpo non lascia mai il luogo di residenza –/ quel nulla bombardato all’infinito dalla furia».
In questo spazio si vive molto con i ricordi – spesso memoria della casa lasciata: «una volta lasciata la casa, non è più possibile trovare le parole per l’amore», e qui, nelle poesie di Iya Kiva e nell’esperienza di chi sta vivendo questa guerra, emerge forte il tema del sonno. (…) E in questo spazio sconclusionato e spiazzante che da un lato suggerisce la dimensione dell’irrazionalità borderline nell’accezione psicologica e dall’altra proprio quella di confine, la poesia diventa indispensabile per mettere in parole il vissuto vischioso. (…)
La presenza in questa raccolta soprattutto di poesie scritte nei tempi di guerra ha posto il problema di un approccio traduttologico meditato per questo tipo di scrittura poetica. Sono poesie scritte nell’imminenza e sotto l’incalzare degli eventi bellici e in esse il talento della poetessa le permette di mettere in parole quello che non si era mai vissuto prima, un’esperienza del tutto nuova, spesso indicibile e indescrivibile. Le nostre strategie traduttive venivano, da un lato, guidate dal desiderio espresso palesemente dall’autrice di conservare al massimo le sue scelte, di non semplificare, e dall’altro lato, dalla consapevolezza che spesso le scelte lessicali, stilistiche, grammaticali, l’ordine delle parole, l’uso della punteggiatura, delle lettere maiuscole e minuscole erano al servizio di dare nomi a questa nuova realtà. Dare nome a quello che si prova per molti non è così scontato e al poeta, con la sua sensibilità, spetterebbe invece il compito di porre limiti e dare definizione al pensiero che non sa a cosa aggrapparsi nel mondo caotico interiore sconvolto dalla guerra. Iya Kiva, assolve questo compito con grande maestria, sia per la padronanza della lingua poetica che per la varietà di modulazioni delle situazioni che ci offre nella raccolta. (…)” (dalla Postfazione di Yuliia Chernyshova)
come neve ti sottrai a questo paesaggio –
come mela nel palmo rotola il sogno della memoria,
una fetta dopo l’altra fino a giungere al seme
e vedi che c’è dietro la neve: un uccello d’amore spaventato
che sbatte tutto il corpo contro lo specchio sbiadito del tempo
ti tagli il volto con una lama d’acqua,
ardita tocchi la luce bloccata d’europa
e stampi un grido di dolore nella pietra
è così che il cuculo forgia un fiammifero per un lanciafiamme –
l’ultimo nella casa del fuoco sfrenato
e scorre lo zolfo nella gola della città agghiacciata –
come un lungo fiume congelato dopo la morte
28.03.2023
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accanto alle porte chiuse d’europa che gettano luce incerta
ci troviamo con le torce frontali – sono le nostre aureole di guerra
leggiamo i libri sacri e non ci riconosciamo
né tra i profeti né tra i tuoi discepoli né tra gli apostoli
chi siamo per te Signore siamo adulti per te?
o siamo ancora bambini?
ci vedi Signore?
distingui ancora la luce della verità dal buio?
le lacrime dal sudore?
e gli innocenti dai colpevoli?
ricordi che non si è svolto ancora il giudizio universale
né a norimberga né all’aia né nella kyiv dorata?
e che la coda dei testimoni sarà ormai lunga quanto una nenia da funerale
e inaggirabile come il cammino verso il cimitero militare
vedi il sangue sulle nostre labbra?
il sangue sotto i piedi il sangue nelle tasche il sangue negli zaini
il sangue in ogni parola del fuoco di guerra
il sangue nel silenzio impossibile da valicare come il deserto della libertà
quando chiedevamo per noi la terra promessa
non credevamo che sarebbe stata di sangue e carne umana
tale da non poter estrarre le ossa dei nostri morti dalla gola,
[e questo per sempre fino alla morte
ma di acqua non ne abbiamo chiesta ancora
perché è vergognoso reclamare acqua in mezzo al sangue
è vergognoso chiamare l’acqua con l’acqua
ma per adesso stiamo ancora qua a resistere
e vacci tu al posto nostro per prendere l’acqua della rabbia
cammina sul nostro sangue come se fosse acqua
perché finalmente la nostra terra possa produrre i frutti d’amore
13.03.2023
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come fate a resistere? abbracciandoci con tenerezza, come fosse l’ultima volta,
come gli alberi abbracciano con le radici la forza della terra,
prendendola con cura tra le mani, per amarla, ma senza pressione,
come i verbi superflui, il dolore superfluo è ora uno spreco di cordoglio
come fate a resistere? scrutandoci l’un l’altro come in uno specchio infranto,
tastando le dure cicatrici della stanchezza, come si tocca un volto caro
ora il fuoco del prossimo è anche fuoco tuo
e la sua suscettibile ombrosità è il tuo cuore sfrondato
come fate a resistere? sciogliendoci in lacrime finché non ci vede qualcuno
come l’erba falciata dagli abili mietitori di oggi,
come il bambino che per la prima volta s’imbatta in una bugia,
come il fiume, al quale il ghiaccio abbia tolto profondità di respiro
come fate a reggervi in piedi? vedete le nostre mani? non ci reggiamo
semplicemente voliamo avanti con il vento sulla schiena e la sabbia del buio negli occhi,
dopotutto non abbiamo che la strada
ad esser sinceri, tutti noi cerchiamo solo di andare avanti, reggendoci l’uno all’altro
come una casa distrutta sostiene il tetto bruciato
05.01.2024
*
siamo seduti in una camera buia
schiena contro schiena
ombra contro ombra
rigirando in tondo l’anello del sole
come se facessimo dichiarazioni d’amore
e quando le dita le mani i gesti ci tradiscono
il calore ci abbraccia come un bimbo
scrutiamo la paura del buio come se…
(l’aria prende per la gola
e come pane si sbriciola
il fiammifero bagnato della metafora)
… la guerra fosse il gioco degli sguardi
questa repentina perdita dell’abitudine alla parola –
il cuore d’argento che batte attaccato al cordoncino
e ognuno pensa: abbiamo perso qualcosa
15.01.2023
*
vedo la mia casa solo nei servizi sui bombardamenti
gialla come la banda di speranza che campeggia nella bandiera ucraina
la guardo negli occhi
ma lei mi gira le spalle
nascondendosi
dietro ai sottili pannelli della memoria
e non vuole più vivere
sghignazza
della guerra
della morte
di me
ma
se è ancora viva
allora sono ancora viva anch’io
anche se viva non mi sento
non so se voglio vivere in una casa
che me, non mi chiama casa
bensì bizzarro rifugio per le parole
e ora le parole mi cadono dalle tasche
come chiavi di un alloggio temporaneo
dopo ogni tentativo di accendere la luce
e il vento della rovina urla tra le vertebre dell’amore
per tutta la steppa occupata dal sorriso del nulla
07.03.2023
*
Iya Kiva è una poeta ucraina, traduttrice, membro di Pen Ukraine. Nata nel 1984 a Donetsk, si è trasferita a Kyiv nel 2014 a causa della guerra russo-ucraina. Autrice delle raccolte di poesie «Подальше от рая» [“Più lontano dal paradiso”] (2018), «Перша сторінка зими» [“La prima pagina dell’inverno”] (2019), «Сміх згаслої ватри» [“La risata del falò estinto”] (2023), nonché dei libri di interviste con autori bielorussi «Ми прокинемось іншими: розмови з сучасними білоруськими письменниками про минуле, теперішнє і майбутнє Білорусі» [“Ci sveglieremo diversi: Conversazioni con scrittori bielorussi contemporanei su passato, presente e futuro della Bielorussia”] (2021), dedicato alle proteste del 2020-2021 in Bielorussia. Le sue poesie sono state tradotte in oltre 30 lingue. Nel 2022, la sua raccolta di poesie «Свидетел на безименност» [“Testimone dell’anonimia”] è stata pubblicata in bulgaro (trad. Denis Olegov) e un’altra raccolta di poesie «Чорні ружі часу/Czarne róże czasu» [“Le rose nere del tempo”] è stata pubblicata in polacco (trad. Aneta Kaminska). È stata vincitrice del secondo torneo poetico intitolato a Nestor Chronicler (2019), vincitrice del Premio speciale “LitAkcent” (2019) per il libro «Перша сторінка зими», La prima pagina dell’inverno, vincitrice del Premio letterario “Metafora” per traduttori (2020), vincitrice del concorso poetico “Haivoronnya” (2019), etc. Traduce poesia polacca e bielorussa; come traduttrice e redattrice di libri per l’infanzia dall’inglese collabora con il progetto “PJ Library” in Ucraina. Ha partecipato al programma Gaude Polonia Fellowship del Ministro della Cultura polacco (2021), è stata borsista dell’International Writing Program (2023, Usa) e altri. È entrata nella rosa dei candidati per il premio 2024 “Donne nelle arti: La resistenza” promosso dall’Ente delle Nazioni Unite Donne: Ucraina. Attualmente vive a Leopoli.









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