traduzione di Maria Allo
da Guida di sopravvivenza per giovani scrittori (Apópeira, 2018)
IL NOSTRO DEMONE COMUNE
Nel libro che ho ricevuto oggi (questa felicità della corrispondenza mi segue anche a Larissa), il caro poeta ha corretto con un pennarello nero gli errori tipografici, e non solo, ma con un biglietto inserito nel libro, chiede anche scusa per il “demone della tipografia“. Direi che in primo luogo, non correggiamo il testo stampato (le correzioni spiccano, per non parlare del fatto che molti degli errori che vede l’autore non li vede il lettore, con il risultato che anche il lettore inconsapevole vedrà i nostri errori in questo modo), e in secondo luogo, non invochiamo mai il demone (se non abbiamo pregato prima l’angelo, che è il curatore dell’edizione).
Conosco colleghi scrittori che si sono ammalati perché il loro libro non ha ricevuto una buona cura da parte del curatore, o perché l’editore non ha curato adeguatamente il loro testo. Personalmente, non mi sono mai interessato alle sviste e gli errori di stampa nei miei libri.
Gli artigiani che tessono i costosi tappeti Bukhara, poiché non è loro permesso fare nemmeno un errore dai compratori in Occidente, fanno sempre due o tre punti sbagliati dal retro, perché Allah non permette loro di produrre un’opera perfetta. Le mani umane non possono raggiungere la perfezione. La perfezione umana è un’ingiuria per l’Altissimo.
Non cercate dunque di correggere i vostri errori di stampa, perché l’unica cosa che riuscirete a fare è renderli evidenti.
SUI DIRITTI D’AUTORE
«Buongiorno. Ho bisogno delle tue conoscenze e della tua esperienza. Come si fa a registrare i diritti d’autore quando si pubblica un libro?». Riporto qui una delle domande più frequenti che ricevo dai giovani che tentano di pubblicare per la prima volta. Cerco di nascondere il mio lieve sorriso e rispondo sempre che «non esiste una tutela più forte della pubblicazione».
Tuttavia, molti non considerano soddisfacente la mia risposta e insistono: l’universo insiste nel dare una sbirciata ai loro scritti, il loro computer è monitorato da altri aspiranti scrittori, e, cosa ancora peggiore, recentemente hanno scoperto che qualcuno di grande successo ha rubato le loro parole: treno, uccelli, caffè, biscotto, brezza, gonna, panchina, ciclista, mongolfiera e gelato a cono. Le suddette parole in combinazioni casuali tra loro possono diventare: poesia, storia breve, racconto, novella, testi per canzoni, sceneggiatura per film corti o lungometraggi, libretto per opera, serie televisiva e romanzo.
Ho notato che quanto più “piccola” è la statura del creatore, tanto “maggiore” è la sua paura che qualcuno abile gli rubi l’ispirazione. In Grecia, il primo che si era occupato dei “diritti d’autore”, senza venirne a capo, era stato il compianto Georgios Koumantos. Non conosco a quale livello di tutela e arrivata l’Italia.
Chi detiene il copyright del verbo «amare», ragazzi?
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