Roberto Diodato | L’ultimo nemico

a cura di

Giovanna Frene

1–2 minuti

|

da L’ultimo nemico (Manni 2023)


Spostamenti #143

Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole



*

in questa via
più volte percorsa

è questo che molti a Londra pensarono
sulla scomparsa della peste

una meteora

appoggiavi la mano
tra uno spazio
e un altro spazio, una vipera



*

senz'acqua, senza luce.
sulla strada per la madonnina, il gabbiotto di legno
per il bisogno
e la macchia
densa
ai confini dell'olmo
dove sprofonda la palla
e il no notturno che grida.
Ma le vipere non possono salire
alla luce dell'aia
dove il tacchino e il riccio
difendono.



*

la ferita si apriva nella terra
le urla
mute

questo
è il migliore dei mondi

ma anche tu sapevi
il futuro è nel passato

il futuro
anteriore



*

Era di maggio
ma non di primavera
Eppure la luce non smetteva
mai, sul tuo volto
senza suono. Ti ricordo
sull’attenti, il viso un poco giallo
lo sguardo teso a un futuro vuoto.
Il grembiule, come si sa,
era nero.



*

Da tempo sono diventato
insensibile a tutti i dolori


dalle quattro alle cinque
escono quelli dell'asilo
poi alle sei, la prima elementare
quando gli alberi sono fioriti
giocano
Senti le loro grida
si uniscono ai voli
tra le fronde
nel prato
Non vedi l'ora di essere lì
se qualcuno ti porta
al balcone

Sono arrivato quaggiù
e quaggiù morirò





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