traduzione di Maria Allo
da Guida di sopravvivenza per giovani scrittori (Apópeira, 2018)
I GIORNALI SERVONO A PULIRE PATATE E PESCI
“E ora cosa dovrei fare?” chiese un amico poeta al telefono. Aveva appena letto la sua prima “intervista” su un giornale ateniese e ne rimase stupito. Durante il boom dei blog, nel 2008 se ricordo bene, la mia cara amica Elpida Pasamichali mi aveva chiesto di trovare cinque “blogger” per rispondere al suo questionario sui blog, una ricerca che fu pubblicata a pagina intera sull’allora “Eleftheros Typos”.
“Ora, prendi questa pagina del giornale e pulisci il pesce”, gli dico, “e se non hai pesce, pulisci le patate. Avvolgi le bucce e getta giornale e contenuto nella spazzatura“, eludendo l’abitudine dei poeti di avere un registro personale delle loro pubblicazioni, o la semplice menzione del loro nome nella stampa quotidiana.
Dicevamo una volta di vari colleghi artisti che “si sono glorificati nascondendosi e si sono resi ridicoli apparendo”; quanto è facile abbandonare la tua olimpica serenità e farti deridere dai giornalisti. Ora, che è altrettanto facile pubblicare quanto è facilissimo per i giornali scrivere su di te, assistiamo al fenomeno di scrittori inesistenti che hanno un enorme archivio personale di pubblicazioni. Non è necessario che ne abbia uno anche tu: accartoccia il foglio del giornale che ospita il tuo discorso o pulisci il tuo pesce in esso.
SPACCIATORI DI FAMA
«Ci sono due categorie di scrittori», ha sottolineato Juan Goytisolo nel suo discorso in occasione del ricevimento del Premio Cervantes 2015, «gli scrittori di carriera che trafficano solo la loro fama, e gli scrittori che sono dipendenti dalla scrittura. Scrivono perché non possono fare altrimenti e non gli importa del destino dei loro scritti». I primi non li chiama nemmeno scrittori, ma “Voglio-fare-notizia“, dato che è l’unica preoccupazione che hanno. Spacciatori di pubblicità, assuefatti al successo, possono parlare anche di cose che non hanno mai conosciuto: la crisi, per esempio.
Più l’establishment letterario mi promuove, più dubito della qualità del mio lavoro. Al contrario, più circondano il mio lavoro con il silenzio assoluto, più sono sicuro di essere sulla strada giusta: «Alzo la bandiera della mia sconfitta con la consapevolezza del vincitore», scriveva Fernando Pessoa. Avendo ormai raggiunto un’età rispettabile, posso distinguere la vanità dei comportamenti pubblici: «questa merda dorata della gloria», come la chiama il colonnello Aureliano Buendía.
Dovete dubitare degli scrittori che non conoscono crisi: che vivono in una minoranza di persone felici e non dubitano nemmeno per un momento del valore dei loro scritti. Borges confessava da qualche parte il suo incubo quotidiano: che molto presto i lettori e i critici avrebbero scoperto che li aveva ingannati.
Photo credits © by Dino Ignani
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