Paul Valéry | Ciò che scrivo non è scrivere

a cura di

Giovanna Frene

3–4 minuti

|

da Ciò che scrivo non è scrivere, a cura di Andrea Franzoni (ArgoLibri e Industria&Letteratura 2024)


Spostamenti #145

Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole



“Vengono qui riuniti per la prima volta in Italia tre quader­ni di Paul Valéry: il primo, Ego scriptor, è stato già tradotto per Adelphi (Quaderni, vol. 1,1986), mentre gli altri due, Poésie Poїetique, sono inediti in Italia. Il testo si basa sull’edizione dei Cahiers nella collana Pleiade, Gallimard 1973/74, a cura di J.R. Valéry. Per favorire il lettore italiano e non specialista, e permettere al pensiero di Valéry di circolare in una manie­ra più «leggera» tra gli appassionati di composizione poetica, abbiamo deciso di operare un’ulteriore selezione, eliminando quei frammenti in cui si ripeteva un concetto già espresso al­trove. L’integralità dei tre quaderni viene comunque riportata in lingua originale a fine volume tramite codice QR. […] Tutti e tre i quaderni trattano di poesia. Del fenomeno poetico umano o di quello linguistico combinatorio. Della poesia pura e dell’arte del rifiutare, scomporre e collegare ar­monici di suono e di senso. […]” (dalla Premessa)




Da Ego scriptor


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Programma-antropo-letterario – –
Trovare le modulazioni per unire nella stessa opera le diverse attività – stili – momenti di una mente – la mia.
(1900. Senza titolo, I, 823.)


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La poesia – non è mai stata un fine per me – ma uno strumento, un esercizio ed è proprio questa la sua particolarità – artificio – volontà.
(1905. Senza titolo, III, 610.)


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La letteratura mi ha portato a questa sorta di indifferenza rispetto ai pensieri che viene dalla mia capacità di cambiarli a seconda dell’effetto da produrre come elementi sempre disponibili (a causa del linguaggio e delle sue combinazioni).
E questa indifferenza mi è rimasta dopo la mia fase letteraria portandomi come il filosofo a cercare ciò che persiste attraverso questi cambiamenti.
(1907-1908. Senza titolo, IV, 201.)




Da Poésie


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In generale la poesia consiste nel creare un accordo tra una formalità arbitraria – fittizia – con un senso arbitrario – fittizio.
(1902. Senza titolo, II, 435.)


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Doppia simulazione in senso inverso per raggiungere questa falsità: la perfezione – ugualmente lontana, sia dalla pura spontaneità che abbraccia una cosa come l’altra, che dalla produzione tutta volontaria che è penosa, filiforme, confutabile da ogni volontà diversa; incapace di sottomettersi ad altro.
(1910, B 1910, IV, 420.)


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Il «significato» di una poesia, come quello di un oggetto, è un problema del lettore. Quantum potes, tantum aude. Compito del poeta è costruire una sorta di corpo verbale che abbia la solidità, ma anche l’ambiguità, di un oggetto. L’esperienza mostra come una poesia troppo semplice (p. es. astratta) sia insufficiente e si consumi alla prima lettura. Non è più neanche una poesia. Il potere di essere ripresa e rimasticata dipende dal numero d’interpretazioni compatibili con il testo, numero che dipende esso stesso da una chiarezza che porta all’interpretazione e da un’indeterminatezza che invece la respinge.
Esempio memorabile: la folle ricchezza di sensi (e controsensi) che si possono trarre dai libri sacri. Il più piccolo gesto evangelico (atto in sé chiaro e netto) è suscettibile di un’infinità di sensi (che non guadagnano nulla ad essere esplicitati).
(1916. C, VI, 118-119.)




Da Poїetique


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Una caratteristica tipica di un certo tipo di «genio» – è quella di trasformare in profitto ciò che per natura sarebbe una perdita.
Sia che da impressioni indistinte, egli ricavi un’opinione, un modo di vedere, un tipo di visione, eventualmente un buon esempio; e si costruisca così delle riserve e delle risorse di cui il perdigiorno cercherà invano l’origine – –
Sia che si soffermi laddove l’uomo comune passa oltre; o che guardi laddove l’altro si spaventa, o che prenda coscienza della propria inferiorità in un dato momento, e se ne munisca – andando sempre un po’ più in là degli impulsi del momento – ecc.
Rendimento variabile.
(1910. C 10, IV, 437-438.)
















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