È in uscita per déclic la nuova edizione di Power Pose di Michele Zaffarano, inizialmente pubblicato per Il Verri nel 2017. Prende corpo così una ricerca editoriale sul linguaggio come potere già evidente nel Libro della natura e del continuo di Mario Corticelli: la power pose di Zaffarano è infatti la im-posizione – anche fisica – dell’autorità su di sé e su gli altri per mezzo del discorso. È la tematizzazione – anche materiale – del manipolatorio. Nei suoi schermi di autotutele, diversivi e omissioni l’io-potere – tutt’altro che monolitico – è chi costringe e chi è costretto: costringe chi legge al dubbio costante sulla verità delle sue parole (ambigue e raddoppiate in un libro letteralmente fruibile, e con notevoli differenze, anche aprendolo al contrario, senza che si possa sapere quale sia la versione originale); è costretto – dovendo inglobare in sé tutti i discorsi possibili – ad auto-manipolarsi, perdendo il possesso dello spazio comunicativo, assumendo una lingua e delle coordinate non proprie, tradotte, imboccate. Ma gli inciampi sono scappatoie e il discorso si ribalta. È così che il potere diventa passivo nei confronti di una lettura attiva – di una prassi – in grado di stanare le censure: «ruotare è sano». Vi presentiamo – in anteprima editoriale – alcuni estratti di una di queste versioni.
Il ritratto in copertina è di Dino Ignani.
da Power Pose (déclic edizioni, 2024)
Sono nella conoscenza del fatto
che è necessario
che io esprimo i miei sentimenti
nella forma adeguata
che io esprimo loro
allo scopo che tengo sotto controllo
tutti i complessi che mi passano
dentro di me
allo scopo che io non complesso
anche i momenti della vita semplice
i momenti della vita passata
nella semplicità
spesso senza i dubbi.
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So la maniera allo scopo della gestione
dei rapporti interpersonali di me
imparo con la pratica
miglioro con la pratica
possiedo il comportamento
della partecipazione
possiedo l’atteggiamento
della responsabilità
della fiducia verso di me me
possiedo la partecipazione
della fiducia verso gli altri da me
affermo i miei diritti di me
riconosco i diritti
anche degli altri da me
non affermo il giudizio
sopra le situazioni
non affermo il giudizio
sopra le persone
comunico
nella maniera della chiarezza
nella maniera del direttamente
nella maniera del non aggressivo.
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[…] gli atteggiamenti dell’autoritarismo
basano sé nella tradizione
faccio la conversazione
nella maniera della rassicurazione
del rilassamento
esprimo
condivido le opinioni
condivido le emozioni
condivido le esperienze
affronto le seccature
affronto i conflitti
affronto lo stress.
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[…] la mia comunicazione nell’assertività
non possiede
l’atteggiamento della censura
il mio atteggiamento
non fa l’uso degli stereotipi
non fa l’uso dei pregiudizi
sono capace che comunico
i miei sentimenti
nella maniera della chiarezza
nella maniera del direttamente
nella maniera della non minaccia
nella maniera della non aggressione
sono gli elementi compongono
il mio atteggiamento di me
nell’assertività.
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A volte
quando lui chi mi sta parlando
cerca che cambio
l’opinione di me
quando lui chi mi sta parlando
cerca che manipola di me
io faccio il ricorso
alle tecniche efficaci
per la difesa
nella comunicazione
la tecnica
che faccio l’uso
per la difesa
nella comunicazione
consiste che ripeto
più volte
il mio punto di vista
senza che cambio le parole
senza che cambio il tono
delle parole
tale tecnica
per la difesa
nella comunicazione
consiste che scelgo
che faccio l’uso
nella maniera ossessiva
della frase breve
delle parole di me
senza tenere conto
delle parole che dice
lui chi mi sta parlando […]
non sono nell’incoraggiare il dialogo
non sono nella paura
del silenzio.
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Altre volte
quando lui chi parla
cerca che ce l’ha vinta
per la forza su di me
quando cerca che ha ragione
a tutti i costi di me
io faccio ricorso
all’altra tecnica ancora
[…] consiste che io parlo
che dico le parole
poi dico le altre parole
come se sto creando
soltanto l’effetto come il fumo
[…] con le parole che dico
come se sono il fumo
faccio l’impedimento a lui
chi mi sta parlando
che lui tocca le questioni
le voglio tenere
nel nascondimento.
Michele Zaffarano (1970). Traduttore dal francese (Baudelaire, Ducasse, Flaubert, Gleize, Hocquard, Mallarmé, Paulhan, Ponge, Quintane, Tarkos). Fondatore del sito grammm.org. Direttore delle collane ChapBooks, UltraChapBooks, Gli alberi (Tic) e Manufatti poetici (Zacinto). Redattore della rivista francese Nioques. Autore di Wunderkammer (in Prosa in prosa, Le Lettere, 2009/Tic, 2020), Cinque testi tra cui gli alberi (più uno) (Benway Series, 2013), Paragrafi sull’armonia (ikonaLíber, 2014), Todestrieb (Arcipelago, 2015), La vita, la teoria e le buche (Oèdipus, 2015), Sommario dei luoghi comuni (Aragno, 2019), Istruzioni politico-morali ([dia•foria, 2021), Poesie per giovani adulti (Scalpendi, 2022), Tre movimenti e una stasi (Tic, 2024).
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