Sonia Gentili | Un giorno di guerra

a cura di

Giovanna Frene

3–4 minuti

|

Anteprima editoriale da Un giorno di guerra (Aragno editore 2024)
Ritratto in copertina di Rita Antonioli


Spostamenti #146

Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole



Soldati

Un soldato arabo ha

sparato. Sua madre era il deserto 

o il disertore che ci si era 

perso. Suo padre era il pallore ogni notte 

diverso delle lune tenui di crepuscolo. Vegliava 

cangiante e sconosciuto sui suoi 

passi lungo i muri bassi dell’esistenza 

araba

un soldato pallido ha

sparato. Ibn

sharmuta ha detto l’altro cadendo e lui 

non ha fiatato. Ha risparato al morto 

per essere sicuro e ha camminato zitto 

lungo un muro

un soldato cieco ha

sparato. Era moro, era biondo,

era il secondino o il carcerato,

era il diseredato del deserto senza

strade dov’è morto

il disertore. Ibn

sharmuta ha detto 

l’altro cadendo o era lui 

stesso specchiato dal pantano

che si sparava in testa e poi

cadeva 

specchio di fango, occhio 

della terra per incrociare lo sguardo 

di chi cade e dirgli siamo 

da qualche parte nel deserto 

che ogni giorno è solo, è cieco 

e spara 



Un giorno di guerra

Sei il morto nell’acquitrino, sei la strada

su cui si bucano le ruote, nella sera 

sei il corpo che fa un rumore 

di preghiera, sei nessuno 

per nessuno e senti il mondo diventare 

nero. Dentro

c’è l’alba, un cane che ha perso 

sangue e si gonfia dentro al fango e ancora

non si vede e anche lei

è nessuno. Il tronco 

ficcato dentro l’acqua era ferito

da nomi incisi che nessuno 

legge e un tronco basta 

per un quartiere intero. L’uomo

che fumava vendendo sigarette e la finestra

che aveva gli occhi della vecchia cieca e la ragazza 

ferma ad aspettare e il figlio

che era già nato prima di saperlo

e l’uccello che volava

sottoterra e la fine incisa 

nella storia come una ferita 

del suo inizio. Il giorno è un cane 

che non vuole

svegliarsi



Storia di Roma

Le chiese fasciste lungo l’Appia
Nuova, le banconote stese tra due dita
in controluce, la coda nera dei preti e poco altro
sono il vecchio futuro della storia. Lontani
palazzi negli occhi pieni di pioggia della pecora
che ha fame e rumina la stessa poca erba
senza fine: il fumo dei camion, la tosse
dei bambini, le scarpe delle suore dagli alluci
deformi, i nuovi giorni delle cose che saranno
senza memoria e senza nome, l’erba
scarsa, rimasticata
della storia.



Via Rasella

ma lui era vestito
da assassino. Camminava specchiandosi
nel cielo terso e rotto al centro come un vetro. L’aria
di vetro è rotta al centro dall’uomo
che cammina. Nello specchio la donna conta i soldi
rotti al centro per non ricordare
l’assassino. La mattina, bellissimo
e triste si radeva col vetro
più affilato della notte rotto
al risveglio andando
contro l’aria

ricorda, aveva mani da assassino
e il suo cuore tintinnava al vento: incontrava
sempre il cane che al mattino
piangeva docile nel freddo. Accarezzava
il pelo gelato e il muso
si nascondeva tra le sue ginocchia.
Andavano via insieme, con gli stessi
occhi, sulle pozzanghere
dell’alba

un giorno, piazzato l’esplosivo,
ha detto a te e agli altri ragazzini: via
subito! Ora scatta la sirena. Poi
il più grande di voi l’hanno
fucilato alle Ardeatine

conti per dimenticare ma ricordi: sei tu
quella bambina. Nella foto
l’acqua della pozzanghera su via
Rasella specchia il gesto che fai mentre
cammini: ti guardi
allargando le braccia come per volare
sullo specchio che il tuo piede
sta per toccare. Sei rimasta nell’immobile
volo di quel passo che non sfiora
l’acqua per contemplare
sé stesso nel suo specchio



Elettra

Madre di pugnali non chiedere
se ti ho amato

madre di solitudine non chiedere
da dove arriva la mia voce

madre di morti e vivi che
si parlano, per vivere
bisogna uccidere il mistero
di questa parola detta ai morti
che i morti hanno mangiato con tristezza
senza più risorgere perché
tu hai voluto
amare

madre di vivi in viaggio
di cui temi il ritorno, vedo
che mi cullavi
in solitudine
















Lascia un commento

Scopri di più da Inverso - Giornale di poesia

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere