Ho l’impressione che nel costruirsi dell’identità entrino in gioco due categorie: lo sguardo e la partenza. L’Io è nel suo profondo una risposta al reale, che quindi si genera mettendocisi al centro – partendo – e selezionandone attivamente o meno delle parti – per mezzo dello sguardo -. E però: alla forza costruttiva corrisponde anche una distruttiva, uguale e contraria. Lo sguardo e la presenza altrui sono energie erosive, saline, bilanciate soltanto dalla responsabilità sempre personale dell’occhio, dalla natura indipendente – e in parte solitaria – del viaggio. Responsabilità e nature liquide, in tensione costante, onnicomprensive. Nel leggere gli inediti di Amórgo di Daphne Grieco (in uscita nel 2025 per Bertoni) questa impressione trova conferma, e lo fa nell’epopea privata di un’identità che apprende la sua costruzione, che impara lo sguardo al di là del mare. I frammenti della cristallizzazione altrui – e le vele – si sciolgono per partire, raddoppiando quel viaggio che ha avuto per risultato il suo stesso protagonista. La selezione attiva che segue risponde a questa lettura.
da Amórgo (Inedito)
Amórgo
A-mórgo, a-morfo,
amalgama lontano
risposta all’inquisitio dell’animo
nello sterno incavato
non-essere, in tutte le cose esistere
informe, forma stessa del creato
cenere-ossa cenere-terra
di sangue e di pioggia
d’io incarnato.
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Goldenhour
Non serve Cerbero a inghiottire le ossa,
a mangiare la terra c’è già
il mare, che trita la costa,
disperde le pomici
quando il rombo si alza
nell’ora che muore e lo chiazza
di oro. Solo le capre
puntellano quello che resta
nel silenzio nel buio che avanza
mi divorano il giorno.
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Ossa su ossa – Λαγκάδα
Sasso su sasso si costruisce la torre;
ossa su ossa i morti all’oblio
si offrono in pile:
necessaria è la dimenticanza –
guardare alle orbite vuote come
orbite e basta –
necessaria e semplice come dormire,
perso il nome persa l’essenza
per sempre dormire nel sesso degli altri,
le ossa polvere, la polvere malta,
la malta nelle pareti custodi
di nuovi vagiti.
Pietra su pietra si fanno le mura;
tibia su tibia la culla
è pronta alla prima
festa del nome.
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Sine nomine (in saecula saeculorum)
Guardo allo specchio, mi chiedo
chi sei, chi è che lì ha messo
quei seni, e quei fianchi
rotondi a chi esattamente
appartengono?
Perché non si gonfia il pube quando
ti sfioro nel vetro?
Muto tu sei, e glabra
nel freddo silicio.
Mi guardi, ricambio.
Provo a chiamare
il mio nome, rispondi
con l’altro.
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I cerchio
Ha mille occhi chi vive ingabbiato
da specchi, ovunque guardi
si guarda senza vedersi.
Vaghe le ciglia intrecciate
pupille in pupilla
scruta i frammenti i riflessi;
nefasto (mi dicono) sarebbe
colpirli, che molti di più
sarebbero i pezzi.
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Dydime o Apparizione Salina
Lontano dove non c’è ferrovia
né – quasi – le auto, ma grida
di pesci (le senti?) alla rete testarda
sussistenza e spettacolo sole stagioni,
via da questo novembre, nel mio
maggio (forse era giugno) le vedo
le tue gambe d’aracnide Arianna:
tu lì tessevi le reti e le lenze
di notte, di giorno bruciate al suolo
nero di secoli profondevi vino
alla terra assetata.
C’è un ragno (argyroneta aquatica)
che regolarmente s’immerge
sommozzatore letale
preciso nei movimenti – otto zampe
a coordinare il mistero – coi polmoni
pieni d’ossigeno nuotando
giungesti a me, occhi di lava.
Dydime voglio chiamarti, aragna:
vette irraggiungibili a pelo dell’onda
i tuoi seni, appena coperti
di sale quando l’acqua va via
quando abbandona al sole
i sassi roventi.
Il cappero in fiore è dolciastro
nell’aria – violetto attrae i cervi volanti,
ronzio incessante-crepuscolo
che annuncia l’estate (ancestrale
happy hour) – ma il bocciolo e poi il frutto
maturo rivela l’inganno:
è amaro e salato.
Daphne Grieco (1995), di origini italo-ungheresi, si è formata tra Napoli (Scuola Superiore Meridionale) e Parigi (Université Sorbonne Nouvelle) in paleografia latina. Si occupa della tradizione manoscritta di testi volgari bassomedievali (Rerum vulgarium fragmenta, Commedia – ma anche opere di autori minori). Suoi testi poetici sono comparsi nelle seguenti antologie: Napolesía, a cura di Costanzo Ioni e Ferdinando Tricarico (Bertoni 2024); È passata ’a nuttata. È na canzona d’ammore, a cura di Carmine Lubrano, (Terra del Fuoco Lab-Oratorio Poietico, 2023); Poesia a Napoli. IV e V (Guida, 2021; 2023) a cura di Antonio Pietropaoli. Nel 2021 ha ottenuto la menzione di merito del premio Poesia a Napoli indetto dall’editore Guida. Con il 2025 vedrà la luce la sua prima raccolta, Amórgo (Bertoni).









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