Daphne Grieco | Inediti

a cura di

Luigi Riccio

3–4 minuti

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Ho l’impressione che nel costruirsi dell’identità entrino in gioco due categorie: lo sguardo e la partenza. L’Io è nel suo profondo una risposta al reale, che quindi si genera mettendocisi al centro – partendo – e selezionandone attivamente o meno delle parti – per mezzo dello sguardo -. E però: alla forza costruttiva corrisponde anche una distruttiva, uguale e contraria. Lo sguardo e la presenza altrui sono energie erosive, saline, bilanciate soltanto dalla responsabilità sempre personale dell’occhio, dalla natura indipendente – e in parte solitaria – del viaggio. Responsabilità e nature liquide, in tensione costante, onnicomprensive. Nel leggere gli inediti di Amórgo di Daphne Grieco (in uscita nel 2025 per Bertoni) questa impressione trova conferma, e lo fa nell’epopea privata di un’identità che apprende la sua costruzione, che impara lo sguardo al di là del mare. I frammenti della cristallizzazione altrui – e le vele – si sciolgono per partire, raddoppiando quel viaggio che ha avuto per risultato il suo stesso protagonista. La selezione attiva che segue risponde a questa lettura.



da Amórgo (Inedito)


Amórgo

A-mórgo, a-morfo,

amalgama lontano

risposta all’inquisitio dell’animo

nello sterno incavato

non-essere, in tutte le cose esistere

informe, forma stessa del creato

cenere-ossa cenere-terra

di sangue e di pioggia

d’io incarnato.


+++

Goldenhour

Non serve Cerbero a inghiottire le ossa,

a mangiare la terra c’è già

il mare, che trita la costa,

disperde le pomici

quando il rombo si alza

nell’ora che muore e lo chiazza

di oro. Solo le capre

puntellano quello che resta

nel silenzio nel buio che avanza

mi divorano il giorno.


+++

Ossa su ossa – Λαγκάδα

Sasso su sasso si costruisce la torre;

ossa su ossa i morti all’oblio

si offrono in pile:

necessaria è la dimenticanza –

guardare alle orbite vuote come

orbite e basta –

necessaria e semplice come dormire,

perso il nome persa l’essenza

per sempre dormire nel sesso degli altri,

le ossa polvere, la polvere malta,

la malta nelle pareti custodi

di nuovi vagiti.

Pietra su pietra si fanno le mura;

tibia su tibia la culla

è pronta alla prima

festa del nome.


+++

Sine nomine (in saecula saeculorum)

Guardo allo specchio, mi chiedo

chi sei, chi è che lì ha messo

quei seni, e quei fianchi

rotondi a chi esattamente

appartengono?

Perché non si gonfia il pube quando

ti sfioro nel vetro?

Muto tu sei, e glabra

nel freddo silicio.

Mi guardi, ricambio.

Provo a chiamare

il mio nome, rispondi

con l’altro.


+++

I cerchio

Ha mille occhi chi vive ingabbiato

da specchi, ovunque guardi

si guarda senza vedersi.

Vaghe le ciglia intrecciate

pupille in pupilla

scruta i frammenti i riflessi;

nefasto (mi dicono) sarebbe

colpirli, che molti di più

sarebbero i pezzi.


+++

Dydime o Apparizione Salina

Lontano dove non c’è ferrovia

né – quasi – le auto, ma grida

di pesci (le senti?) alla rete testarda

sussistenza e spettacolo sole stagioni,

via da questo novembre, nel mio

maggio (forse era giugno) le vedo

le tue gambe d’aracnide Arianna:

tu lì tessevi le reti e le lenze

di notte, di giorno bruciate al suolo

nero di secoli profondevi vino

alla terra assetata.

C’è un ragno (argyroneta aquatica)

che regolarmente s’immerge

sommozzatore letale

preciso nei movimenti – otto zampe

a coordinare il mistero – coi polmoni

pieni d’ossigeno nuotando

giungesti a me, occhi di lava.

Dydime voglio chiamarti, aragna:

vette irraggiungibili a pelo dell’onda

i tuoi seni, appena coperti

di sale quando l’acqua va via

quando abbandona al sole

i sassi roventi.

Il cappero in fiore è dolciastro

nell’aria – violetto attrae i cervi volanti,

ronzio incessante-crepuscolo

che annuncia l’estate (ancestrale

happy hour) – ma il bocciolo e poi il frutto

maturo rivela l’inganno:

è amaro e salato.


Daphne Grieco (1995), di origini italo-ungheresi, si è formata tra Napoli (Scuola Superiore Meridionale) e Parigi (Université Sorbonne Nouvelle) in paleografia latina. Si occupa della tradizione manoscritta di testi volgari bassomedievali (Rerum vulgarium fragmenta, Commedia – ma anche opere di autori minori). Suoi testi poetici sono comparsi nelle seguenti antologie: Napolesía, a cura di Costanzo Ioni e Ferdinando Tricarico (Bertoni 2024); È passata ’a nuttata. È na canzona d’ammore, a cura di Carmine Lubrano, (Terra del Fuoco Lab-Oratorio Poietico, 2023); Poesia a Napoli. IV e V (Guida, 2021; 2023) a cura di Antonio Pietropaoli. Nel 2021 ha ottenuto la menzione di merito del premio Poesia a Napoli indetto dall’editore Guida. Con il 2025 vedrà la luce la sua prima raccolta, Amórgo (Bertoni).



Risposta

  1. […] immagini degli oggetti coi loro titoli («gli occhiali spaccati», «un gettone dorato»…), Daphne Grieco spiegava quest’estate come il suo autore provasse pressappoco a realizzare non tanto […]

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