Cinque poesie inedite di Marta Celio
Spostamenti #148
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole
*
Non mi so
ti so
vedere
tu
chiuso in un anfratto
io
deluso dalla chiusa/chiosa di
un’estate impavida
e tu ruvidi
io liscio
tu guidi
io guado
e nel fitto dell’arsura vedo
quel campanello acceso nella notte
quando tu dormi
ed io
immensamente
veglio
e tutto questo è tutto questo
e tutto il resto
è acqua santa, a benedire
profani fogli/foglie di carta
mi pensavo giorno
e invece sono
crudelmente notte
*
Come so, sai
e tu
sei
(nell’imbarazzo dei miei occhi)
il più bel fiore
tu potessi (nell’impossibilità del tuo esserci)
ed io
posso solo guardarti
e ancora vedere oltre il tuo mare
ed oltre l’altra
alta marea
che cantare vorrebbe
la tua bellezza tutta
ti ho
nella solitudine agreste della mia notte
quando graffio la carta
e di te faccio un “bisticcio”:
l’oltre e l’altra notte
che già più non conto
ma canto
e tu, ieratico al mio fianco
scegli e sciogli
“bisticci” d’occasione
il venirmi incontro
ed il vedermi tanto
*
Mi ho ti ho
mi vorrei ti vorrei distruggere
(e invece continuo ad amarti)
so e sai
siamo istmi di mare in terraferma
siamo croci issate a morte
per un incolume sogno
di una notte di mezza estate
*
Cos’altro mi chiedi e richiedi?
dall’antro
del mio entrare
piano
e dal mio sibilo mentale?
forse
(forse?) sospetti io non dorma
e così
io
vado e vidimo
andate senza ritorni
per lungimiranti vacanze
oltre lo spicchio di luna
:
la lunazione attendi
per farti adulto e sapiente
a vegliare/vegliarmi
all’ombra
dei miei quasi mille sbadigli
*
Ho accudito veglie inimmaginabili
adombrato sorrisi
sospinto pensieri
e spenti giochi e gioghi della vita
ti ho vista crescere
sotto una luna abbagliante, e stringere
mani retrattili
anelanti luci
e richiedenti voci
invece tu
con la tua mano d’inchiostro
hai scritto il mio silenzio tutto
su carta da zucchero
e cieli celesti
quando tutto sverna
ed io
pienamente, io estate









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