traduzione di Maria Allo
da Guida di sopravvivenza per giovani scrittori (Apópeira, 2018) uno
LA POESIA È UN’ARTE MIMETICA
Copia dai classici, da quelli che stanno sotto il naso di tutti. Aggiungerei che nessuno li legge, ma lo considero scontato. L’anno scorso ho provato a postare sulla mia bacheca di Facebook Kazantzakis e Fitzgerald: non se ne sono accorti. Hanno pensato che fossero le mie rime e ho ottenuto più di cinquanta “mi piace”, un numero astronomico per me.
Copia dai libri che tutti citano che ma che non leggono: è più facile essere scoperto se copi un contemporaneo mediocre piuttosto che un autore noto (solo nei riferimenti, come abbiamo detto). Vale anche qui la legge di internet: puoi uscire nudo in Piazza Garibaldi e nessuno ti noterà, ma appena sei connesso a Internet, tutti ti vedono.
Imita i grandi: avrai almeno l’ambizione dell’altezza. Se copi gli inesistenti, quanto più in basso puoi cadere? L’altezza è stata stabilita secoli fa. I valori non sono un’invenzione recente. Prova, la poesia è per eccellenza un’arte mimetica. Già Robert Musil aveva osservato che ai suoi tempi le poesie erano esclusivamente opere di analfabeti. Puoi fare arte poetica semplicemente imitando gli altri, imitando i grandi potresti persino diventare un poeta.
Non è necessaria nessuna conoscenza della storia della poesia mondiale, nessuna passione per l’assoluto del linguaggio. Provaci anche tu. Avanti!
SBANCARE LA ROULETTE
La poesia è questione di un pomeriggio. In un solo pomeriggio puoi scrivere un’intera collezione di poesie. Con una raccolta di poesie puoi chiudere i conti con la poesia e riposarti per sempre, oppure occuparti di altre cose, come il giardinaggio, la pasticceria o la pesca. Resta ignoto a chi Apollo porterà la sua lira. Chi avrà la grazia di cantare come Orfeo.
Migliaia di poeti rappresentano la poesia come un’arte che ha le caratteristiche di un’occupazione eccentrica di personalità incerte, e sostengono che ogni loro poesia ha un valore speciale semplicemente perché si mostra come tale (per ricordare Tarkovskij). Tuttavia, nella creazione artistica, la personalità non basta, serve un’idea superiore. Si sforzano di scrivere, di pubblicare un libro, di presentarlo, di far dire a due o tre amici qualcosa di carino, e di fare amicizia soprattutto con persone “influenti” che possano aiutarli nella loro carriera. Prenotano un posto nelle antologie destinate all’eternità.
Poi, all’improvviso, appare qualcuno dal nulla, con la lira di Apollo tra le mani, che ci incanta con il suo canto. Non sembra affatto stremato dallo sforzo. Fresco, il più delle volte inconsapevole della sua impresa di rinnovare la poesia, spargendo invidia tra i suoi colleghi, i quali non possono far altro che commentare con amarezza che “ha sbancato la roulette”.
LE TRE VIRTÙ DEL POETA
Prima di tutto, il poeta è giudicato dalla sua voce propria. Migliaia di poeti ruminano e riecheggiano le voci degli altri. Li senti come un’interferenza, come succedeva una volta con le vecchie radioline a transistor, dove una stazione si sovrapponeva a un’altra. Mentre li leggi, non puoi distinguere la loro voce da quelle degli altri, che si accumulano come cera nell’orecchio interno. Il primo passo, quindi, per tutti noi, è la conquista di una voce propria.
Dunque, il poeta che possiede, supponiamo, una propria voce, ha davanti a sé altri due salti. La voce propria, per quanto rara possa essere, da sola non basta a fare di lui un poeta. Per dirla in altro modo, la sua voce deve essere anche polifonica. Non è sufficiente essere dotato di voce in modo monotono. La sua opera deve avere un’ampiezza tematica e una profondità incommensurabile. Deve scavare nel sottosuolo ricco di risorse minerarie, volare in aria come un drago e nuotare nell’acqua come Esther Williams. Deve aver spezzato le dita su traduzioni, saggi, articoli, favole, libelli e critiche.
Il poeta che possiede propria voce e per di più ampia tematica e una vasta opera, per essere incluso tra gli eletti, deve anche rendere lo spirito del suo tempo. Non esiste poeta fuori dal suo tempo storico. La nostra generazione non la scegliamo, ce la accolliamo. Un poeta nato oggi, nella prima metà del ventunesimo secolo, per quanto bravo possa essere (con voce propria e ampiezza di voce), non farà comunque nulla se non riesce a esprimere lo “spirito” dei suoi giorni. Deve catturare l’ideologia e le ricerche teoriche della sua epoca. Deve iscriversi nella storia del suo paese e nella coscienza universale del suo tempo.
Photo credits: Sotirios Pastakas by © Jacopo Naddeo @ Salerno (2023)
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