Emmanuel Moses | Antologia personale

a cura di

Giovanna Frene

4–7 minuti

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Cinque poesie da Antologia personale 1989-2023, traduzione e cura di Michele Baraldi (Molesini Editore Venezia 2024)


“La poesia di Emmanuel Moses, mai sforzata o altisonante, fa apparire, diremo con la celebre espressione di Edmund Husserl, il ‘mondo della vita’ (Lebenswelt): una poesia intimamente, squisitamente fenomenologica, in cui il mondo esteriore e il mondo interiore dell’artista si corrispondono in un rapporto fecondamente asintotico, come agili curve che tendano all’infinito l’una verso l’altra, accendendo qui le scintille in cui si rivelano le forme, i sensi, i contenuti del mondo stesso. La sua coscienza acuta e ipersensibile del dolore, l’ironica e talora umoristica malinconia che avvolge la sua esperienza degli eventi, l’intelligenza fantastica e non cerebrale con cui li scandaglia e ne testimonia, generano una poesia non ermetica né autoreferenziale, ma fortemente, sottilmente rivelatrice di quel che fa del mondo il mondo e del poeta colui che lo attraversa limpidamente, manifestando una visione essenziale degli esseri e delle cose e un ascolto delle loro risonanze nell’umana coscienza: una coscienza che non è quella di un solo soggetto, ma di una molteplicità di soggetti all’opera, che vedono il mondo da punti di vista simultanei e differenti.” (dalla prefazione di Michele Baraldi)



Retour

Les noms seront oubliés.
La vigne couvre les murs
De sa peau rousse.

Immobiles, les femmes
Derrière les fenêtres.
L’odeur des feux d’herbe
Glissera sur d’autres
Visages.


Ritorno

I nomi saranno dimenticati.
La vite ricopre i muri
Con la sua pelle rossastra.

Immobili, le donne
Dietro le finestre.
L’odore dei fuochi d’erba
Trascorrerà su altri
Volti.


Carte Postale

La route de Jaroslaw attend sous la neige
Le trot des limoniers, l’odeur de cuir
Du soufflet.
Il fallait couvrir les enfants pour le voyage
Le pain azyme tenait compagnie au cocher
Dans son étui de velours bleu.
Village après village, une rivière
Effaçant l’autre, la fête se rapprochait
Les psaumes bondissaient hors du livre de prière
Sur les lèvres comme des grillons.



Cartolina postale

La strada di Jaroslaw attende sotto la neve
Il trotto dei cavalli da tiro, l’odore di cuoio
Del soffietto.
Occorreva coprire i bambini per il viaggio
Il pane azzimo teneva compagnia al cocchiere
Nel suo astuccio di velluto blu.
Villaggio dopo villaggio, un fiume
Cancellando l’altro, la festa si avvicinava
I salmi balzavano fuori dal libro di preghiera
Sulle labbra come grilli.


*

À la mémoire d’Anne-Marie Albiach

Tout ce bleu-violet
Autour des yeux
Tous ces cris étouffés
Tout le noir en feuilles sur des rameaux
Monte de la dure enfance et sort de la bouche en fumée
Qui deviendra écheveau gris
Pour tisser la robe du pèlerinage
Jusqu’à la source, au bout de la forêt,
Où brillent réconciliés le soleil et le ciel étoilé.



*

Alla memoria d’Anne-Marie Albiach


Tutto questo blu-violetto
Intorno agli occhi
Tutte queste grida soffocate
Tutto il nero in foglie su dei ramoscelli
Sale dalla dura infanzia ed esce dalla bocca in fumo
Che diverrà matassa grigia
Per tessere la veste del pellegrinaggio
Fino alla fonte, in fondo alla foresta,
Dove brillano riconciliati il sole e il cielo stellato.



*

Dans l’allée des ifs
Monsieur Néant
songe à son ancien patronyme

un nom voué à la tristesse chronique
à la boisson

il revoit les chambres d’hôtel
le papier peint auréolé d’humidité

les carreaux sales
qui diffusaient un faux jour permanent

Copenhague, Göteborg, Brême

maintenant, pédalant en costume blanc
parmi les gouttes de sang des baies,

il comprend – soulagé – que les choses n’ont fait que suivre leur cours naturel
sans rien devoir à la « maîtrise de soi », au « triomphe de la volonté »,
et autres fatras du même acabit.



*

Nel viale dei tassi
Monsieur Néant
rammemora il suo antico patronimico

un nome votato alla tristezza cronica
all’etilismo

rivede le camere d’albergo
la carta da parati aureolata d’umidità

le piastrelle sporche
che diffondevano una falsa luce permanente

Copenaghen, Göteborg, Brema

e ora, pedalando in abito bianco
tra le gocce di sangue delle bacche,

comprende – sollevato – che le cose non hanno fatto altro che seguire il loro corso naturale
senza dover nulla al «dominio di sé», al «trionfo della volontà»,
e ad altro ciarpame di questa specie.



Café Lirico

Adieu à tes villages de savon rose
mon île lyrique
à tes citronniers reluquant les femmes nues
au bord des piscines
comme les vieillards des Écritures
adieu chevaux aux paturons bandés
porcs noirs dormant flanc contre flanc avec les dindes
adieu ciel soyeux et rieur
échappé à l’étreinte trop courte des montagnes
adieu aux chardons adieu aux coquelicots
adieu murs de pierre sèche des temps antiques
le cuirassé et les oiseaux restent à quai
ultimes défenseurs des palais chrétiens
que hantent encore maintes ombres siciliennes
l’appel à la prière s’est tu les bains ne fument plus
mais le clocher continue de regarder vers un orient incongru
avec l’ange vert-de-gris
aux heures creuses le Phénicien et le Grec
échangent des nouvelles sur le seuil de leur boutique
ils fatiguent leurs yeux à scruter l’horizon au-delà des remparts



Caffè Lirico^

Addio ai tuoi villaggi di sapone rosa
mia isola lirica
ai tuoi limoni adocchianti le donne nude
sul bordo delle piscine
come i vegliardi delle Scritture
addio cavalli dai pastorali fasciati
porci neri che dormono fianco a fianco con i tacchini
addio ridente cielo di seta
sfuggito all’abbraccio troppo breve delle montagne
addio ai cardi addio ai papaveri
addio muri di pietra a secco dei tempi antichi
la corazzata e gli uccelli restano a riva
ultimi difensori dei palazzi cristiani
che molte ombre siciliane stregano ancora
l’appello alla preghiera tace e i bagni non fumano più
ma il campanile continua a mirare un oriente incongruo
con l’angelo grigio-verde
nelle ore vuote il Fenicio e il Greco
scambiano notizie sulla soglia delle loro botteghe
affaticano i loro occhi a scrutare l’orizzonte al di là delle mura



^[Il Caffè Lirico è un leggendario caffè di Palma di Majorca]





Nota biografica

Emmanuel Moses (Casablanca 1959) ha trascorso la prima infanzia a Parigi. A nove anni è emigrato in Israele con la famiglia. Si è dedicato allo studio della storia fino al 1986. Tornato in Francia, negli anni si è affermato come poeta, saggista e romanziere di vaglia, perlopiù edito da Gallimard, per cui ha tradotto e curato una importante antologia di poesia israeliana moderna. È il pronipote dello scrittore tedesco Heinrich Kurtzig (1865-1946). Per Molesini Editore ha precedentemente pubblicato Oscuro come il tempo.


















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