Patrizia Baglione | Madre che resta

a cura di

Giovanna Frene

1–2 minuti

|

Cinque poesie da Madre che resta


Spostamenti #151

Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole


*

Provo a scrivere parole
che non hanno avuto ossa,
né padre. Verbi senza cuscino
su cui posare il capo; viso
che cede al minimo gesto.
Non ha avuto terra la mia costola,
né occasione di cospargersi
nel bianco dell’ultimo occhio.
Sono senza storia le mie ferite:
uno sguardo nel vuoto, l’altro
nel petto.


*

Mi somigli nei tagli delle mani,
lungo la linea della bocca,
fra lo spazio che ti rende vivo
e quello che ti strugge.
Piccolo corpo, sei, dentro il mio.
Quantità assoluta
di un bene mai provato.
Cordone,
anima, pancia.

Ancora di salvezza
senza nemmeno arrivare a fondo.


*

Vorrei dire di essere bella:
una donna, alla mia età
avrebbe diritto a farlo,
ma ci sono strati vulnerabili
a circondare le ossa, filamenti
bianchi che non sono capelli,
piuttosto radici di una chioma
sepolta, passaggi di terra e spine
con pochissima acqua intorno.


*

Credo alla ragione del pianto
che infiamma occhi e cuore
si allargherà di nuovo il cielo
e la tristezza verrà sottratta.

I morti stanno sopra i vivi.


*

C'eravamo quasi.

Potevo scegliere un nome,
immaginare un volto,
sollevare in alto le pietre.

Stavo per trasformarmi
in madre – la tua.

Fatta di vetro
in abito di carta; madre
come onde di fiume.














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