da Di mia vita i neri stami. Antologia ragionata delle poesie, con saggi introduttivi, selezione e apparato bibliografico a cura di Sonia Caporossi, saggio conclusivo di Diego Riccobene, Marco Saya Editore 2024.
Spostamenti #152
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole
Le chiome nere
Chiome etiòpe, che da’ raggi ardent
ide’ duo Soli vicini il fosco avete,
voi di mia vita i neri stami sète,
onde mi fila Cloto ore dolenti.
O del foco d’amor carboni spenti,
ma che spenti non meno i cori ardete;
pietre di Batto, che mostrar solete
falsi d’ogn’altro crin gli ori lucenti;
o di celeste notte ombre divine;
in duo emisperi è il ciel d’Amor diviso,
e voi del giorno suo sète il confine.
Venga chi veder vuole entro un bel viso,
con una bianca fronte e un nero crine,
dipinto a chiaroscuro il paradiso.
La lotta col tempo
Mentre vuoi riparar del tempo il danno,
il tempo, o Lidia, inutilmente spendi;
quell’ore stesse ch’a lisciarti attendi
per giovane parer, vecchia ti fanno.
I mentiti color forza non hannodi destar,
di nutrir d’amor gl’incendi;
cedi, cedi pur vinta e l’arme rendi,
ché ‘nvan contrasti al volator tiranno.
Così cadendo va bellezza umana,
e per riparo ogni sostegno è frale
e per ristoro ogni fatica è vana.
Ah, che l’impiastro tuo punto non vale
per le piaghe del tempo, e sol risana
le piaghe in me de l’amoroso strale.
Al proprio letto
Mio notturno sepolcro, ove doglioso
ad ogni moto sol la morte imparo,
pien di cure dïurne in pianto amaro
nella mia requie inrequieto io poso;
chiuder luci sicure in te non oso,
mentre agli affanni miei cerco riparo;
so che del tempo un sol momento avaro
ivi dè’ alfin rapire il mio riposo.
Questi alzati sostegni alzan ruine;
queste piume ch’io premo, ancor che morte,
fabrican ale al volator mio fine.
Tu, funesto feretro, al suol mi porte;
in te, nido vitale, io so che alfine
con assiduo calor covo la morte.
L’orologio da ruote
Nobile ordigno di dentate rote
lacera il giorno e lo divide in ore,
ed ha scritto di fuor con fosche note
a chi legger le sa: sempre si more.
Mentre il metallo concavo percuote,
voce funesta mi risuona al core;
né del fato spiegar meglio si puote
che con voce di bronzo il rio tenore.
Perch’io non speri mai riposo o pace,
questo, che sembra in un timpano e tromba,
mi sfida ognor contro all’età vorace.
E con que’ colpi onde ‘l metal rimbomba,
affretta il corso al secolo fugace,
e perché s’apra, ognor picchia alla tomba.
Le calamità d’Italia
Chi mi toglie a me stesso?
qual novello furor m’agita il petto?
chi mi rapisce? Io seguo ove mi traggi,
io seguo, o divo Apollo,
o vuoi per l’erte cime
del tessalico Pindo,
o su l’amene balze
del beato Elicona,
o lungo i puri gorghi
dell’arcado Ippocrene,
o presso i sacri fonti
di Permesso, Aganippe, Ascra e Libetro.
Ecco la cetra a cui marito i carmi,
che d’ogni legge sciolti
van con libero piede
a palesar d’un cor libero i sensi.
O de l’idalie selve
temuto nume, s’io rivolgo altrove
lo stil ch’a te sacrai, che d’altro a pena
seppe mai risuonar che de’ tuoi vanti
e di colei del cui bel ciglio altero
formasti l’arco a saettarmi il petto,
tu mi perdona ed ella;
le mie querule note
non parleran d’amore.
Lungi da me, deh, lungi
così tenero affetto;
un’orrida pietà mista di sdegno
tempri le corde al mio canoro legno.
[…]
BIO
Ciro di Pers (Pers, 17 aprile 1599 – Pers, 7 aprile 1663) è stato un poeta italiano di impronta marinista.









Rispondi