Victoria Chang | OBIT

a cura di

Giovanna Frene

8–12 minuti

|

Victoria Chang, “OBIT. Poesie per la fine”, cura e traduzione di Adele Bardazzi (Interno Poesia 2024)


Spostamenti #155

Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole



“(…) Strutturalmente, OBIT è diviso in quattro sezioni: tutte le sezioni, fatta eccezione per la seconda, sono raccolte di poesie di necrologi. Questi necrologi in prosa rettangolare sono rivolti a un’ampia gamma di soggetti: dalle persone alle cose e ai concetti astratti (come la colpa, la ragione, l’appetito, la memoria, il linguaggio e altri ancora). Questi necrologi sono intervallati dalla forma compressa giapponese di cinque righe delle tankas, che sono tutti indirizzate ai figli di Chang e molti di essi iniziano con il verso “I tell my children” [Lo dico ai miei figli] e altri con “My children, children”, che ho deciso di tradurre con “Figli miei, figli”. Nella sezione centrale del libro, troviamo un’altra interruzione della serie di necrologi: una lunga sequenza di sonetti con spaziatura enfatizzata intitolata I Am a Miner, the Light Turns Blue [Sono un minatore. La luce brucia bluastra] (un verso della poesia di Sylvia Plath intitolata “Nick and the Candlestick”). Sulla forma di questa poesia Chang scrive: ‘La sezione centrale è in realtà una raccolta di sonetti – finti sonetti, solo quattordici versi, nient’altro – tutti scritti come elegie. Erano legati ai figli e alla famiglia. Li ho raccolti in un’unica lunga poesia, li ho resi tutti di quattordici versi, ho aggiunto delle pause, delle cesure, in mezzo. Poi le ho riunite per divertimento. Ho cercato di trovare una parola o una frase alla fine di ognuna per collegarla all’inizio della successiva. Si tratta solo di scherzare con l’idea che tutte le cose finiscono.’ Questa idea di fine non si riferisce solo alla morte, ma anche all’idea, ancora troppo presente, che ci sia una fine del lutto – qualcosa che sostiene la narrazione di quelle che Ramazani ha definito elegie “tradizionali” del periodo premoderno. Questo è un aspetto a cui Chang fa spesso riferimento nelle sue interviste, sottolineando la tendenza a voltare pagina dopo un certo periodo di tempo: ‘Per molti versi, il dolore ci accade e basta. Non possiamo cambiarlo o risolverlo. C’è anche un’idea molto americana di “superarlo” e io non potevo e non posso farlo.’ L’enfasi posta da Chang sull’atteggiamento occidentale nei confronti della morte e del lutto va presa in considerazione insieme al ricorso alla forma giapponese delle tankas e al tentativo di giocare con la forma del sonetto e dell’elegia nella sezione centrale. (…)” (dal saggio introduttivo di Adele Bardazzi)

Nota. Non è stato possibile riprodurre le forma perfettamente rettangolare delle “lapidi” poetiche.


*

Optimism—died on August 3, 2015, a slow
death into a pavement. At what point does a
raindrop accept its falling? The moment the
cloud begins to buckle under it or the moment
the ground pierces it and breaks its shape?
In December, my mother had her helper
prepare a Chinese hot-pot feast. My mother
said it would probably be her last Christmas. I
laughed at her. She yelled at my father all night.
I put a fish ball in my mouth. My optimism
covered the whole ball as if the fish had never
died, had never been gutted and rolled into a
humiliating shape. To acknowledge death is to
acknowledge that we must take another shape.



*


Ottimismo: morto il 3 agosto 2015, di una
morte lenta su un marciapiede. A che punto
una goccia di pioggia accetta di cadere? Nel
momento in cui la nuvola inizia a cederle sotto
o nel momento in cui il terreno la perfora e
ne rompe la forma? A dicembre, mia madre
fece preparare alla sua badante un’abbondante
cena a base di zuppa cinese. Mia madre disse
che sarebbe probabilmente stato l’ultimo
Natale. Risi di lei. Urlò a mio padre per tutta
la notte. Misi una polpetta di pesce in bocca. Il
mio ottimismo ricoprì l’intera polpetta come
se il pesce non fosse mai morto, non fosse
mai stato sventrato e arrotolato in una forma
umiliante. Riconoscere la morte significa
riconoscere che dobbiamo assumere un’altra
forma. 


*

Language—died on March 4, 2017. It wanted 
to live as long as possible in its form, an icicle
on the edge of a roof. I lifted the roof off
my father’s head and found the balcony to
stand on. I spoke loudly and slowly about the
Guggenheim. Two women at the table across
from us with plates of all-you-can-eat snow
crab legs, their fourth each. I repeated myself
again and again. The women kept getting up
for more, their sucking noises like eating an
overripe peach. My father finally said that he
would like to see a copy of the pamphlet. This year
they sent a spacecraft on a suicide mission
between Saturn and its rings. If I could get
between my father and his brain, would I too
be committing suicide? If someone is directing
the spacecraft, isn’t it murder? The pictures
sent back are silent. A picture represents a
moment that has died. Then every photo is a
crime scene. When we remember the dead, at
some point, we are remembering the picture,
not the moment.

*

Linguaggio: morto il 4 marzo 2017. Voleva
vivere il più a lungo possibile nella sua forma,
un ghiacciolo sul bordo di un tetto. Sollevai il
tetto dalla testa di mio padre e trovai il balcone
su cui stare. Parlai forte e lentamente del
Guggenheim. Due donne al tavolo di fronte
a noi con piatti all-you-can-eat di chele di
granchio, il loro quarto ciascuna. Continuavo
a ripetermi, ancora e ancora. Le donne
continuavano a alzarsi per prendere altro cibo,
succhiandolo facendo un rumore come il
mangiare una pesca troppo matura. Mio padre
disse finalmente che gli piacerebbe vedere una
copia del volantino
. Quest’anno hanno mandato
un’astronave in missione suicida tra Saturno
e i suoi anelli. Se potessi mettermi tra mio
padre e il suo cervello, anche io commetterei
un suicidio? Se qualcuno sta dirigendo
l’astronave, non è omicidio? Le immagini
ricevute sono silenziose. Una foto rappresenta
un momento che è morto. Quindi ogni foto è
una scena del crimine. Quando ricordiamo i
morti, ad un certo punto, ricordiamo la foto,
non il momento.


*

Form—died on August 3, 2015. My children
sleep with framed photos of my mother.
Leaden, angular, metal frames. My ten-year-old
puts her frame in the red velvet bag that held
the cremation urn and brings it with her on
vacation. A photo of my mother sits in the bag
that once held a container of her ashes. When
we die, we are represented by representations
of representations, often in different forms.
Memories too are representations of the dead.
I go through corridors looking for the original
but can’t find her. In Palm Springs, the desert
fails me. Dust, sand, gravel, bits of dead things
everywhere, a speck of someone else’s dead
mother blows into my eye and I start crying
again. The heat is now too optimistic. The
pool and its luster like an inquisition. My own
breathing, between the splashes and children
laughing, no longer a miracle, but simple
mathematics.

*

Forma: morta il 3 agosto 2015. I miei figli
dormono con foto incorniciate di mia madre.
Cornici di metallo grigie e spigolose. La mia
bambina di dieci anni ripone la sua cornice nel
sacchetto di velluto rosso che conteneva l’urna
per la cremazione e la porta con sé in vacanza.
Una foto di mia madre si trova nel sacchetto
che una volta conteneva l’urna delle sue ceneri.
Quando moriamo, veniamo rappresentati
da rappresentazioni di rappresentazioni,
spesso in forme diverse. Anche i ricordi sono
rappresentazioni dei morti. Percorro i corridoi
alla ricerca dell’originale, ma non riesco a
trovarla. A Palm Springs, il deserto mi delude.
Polvere, sabbia, ghiaia, pezzi di cose morte
ovunque, un granello della madre morta di
qualcun altro mi entra nell’occhio e incomincio
a piangere di nuovo. Il caldo è ormai troppo
ottimista. La piscina e la sua lucentezza,
un’inquisizione. Il mio stesso respiro, tra gli
spruzzi e le risate dei bambini, non è più un
miracolo, ma semplice matematica.


*

I can’t say with faith
that I would run toward a bus
to save you from death.
If a girl is only as
good as her mother, then what?

_

To love anyone
means to admit extinction.
I tell myself this
so I never fall in love,
so that the fire lights just me.

*

Non posso dire con fede
che correrei contro un autobus
per salvarvi dalla morte.
Se una ragazza è buona tanto quanto
sua madre, cosa succede?

_

Amare significa ammettere
la fine.
Mi ripeto questo
per non innamorarmi mai,
perché il fuoco illumini solo me.

*

Subject Matter—always dies, what we are left 
with is architecture, form, sound, all in a room,
darkened, a few chairs unarranged. The door is
locked from the inside. But still, subject matter
breaks in and all the others rise. My mother’s
death is not her story. My father’s stroke is not
his story. I am not my mother’s story, not my
father’s story. But there is a meeting place that
is hidden, one that holds all the maps toward
indifference. Can pain be separated from
subject matter? Can subject matter take flight
and lose its way, peck on another tree? How do
you walk heavily with subject matter on your
back, without trampling all the meadows?



*

Ciò di cui si parla: muore sempre, ciò che rimane
è l’architettura, la forma, il suono, tutto in una
stanza, al buio, con alcune sedie non disposte.
La porta è chiusa dall’interno. Ma, nonostante
ciò, il tema irrompe e gli altri intorno si alzano.
La morte di mia madre non è la sua storia.
L’ictus di mio padre non è la sua storia. Io non
sono la storia di mia madre, né quella di mio
padre. Ma c’è un punto d’incontro nascosto,
che contiene tutte le mappe dell’indifferenza.
È possibile separare il dolore dal soggetto
trattato? Può la materia prendere il volo e
perdere la strada, becchettare un altro albero?
Come si fa a camminare pesantemente con ciò
di cui si parla sulle spalle, senza calpestare tutti
i prati?

***

Victoria Chang è titolare della cattedra Bourne di poesia presso il Georgia Tech. Ha ricevuto una borsa di studio Guggenheim e il Chowdhury Prize in Literature. Il suo ultimo libro di poesie, The Trees Witness Everything, è stato pubblicato da Copper Canyon Press e Corsair Books nel Regno Unito nel 2022 ed è stato nominato uno dei migliori libri del 2022 dal New Yorker e dal Guardian. Il suo libro di saggistica, Dear Memory (Milkweed Editions), è stato pubblicato nel 2021 ed è stato nominato uno dei libri di saggistica preferiti del 2021 da Electric Literature e Kirkus. OBIT (Copper Canyon Press, 2020) è stato nominato New York Times Notable Book, Time Must-Read Book e ha ricevuto il Los Angeles Times Book Prize, l’Anisfield-Wolf Book Award in Poetry e il PEN/Voelcker Award. È stato inoltre inserito nella longlist del National Book Award e finalista del National Book Critics Circle Award e del Griffin International Poetry Prize.



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