Emily Dickinson | Cinquantacinque poesie

a cura di

Giovanna Frene

4–5 minuti

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È appena stato pubblicato il volume Emily Dickinson, Cinquantacinque poesie (Crocetti 2025), scelte da Jorie Graham, a cura di Maria Borio, traduzione di Maria Borio e Jacob Blakesley.



Spostamenti #158

Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole



[…] La conoscenza per Dickinson può avvenire in due modi. Il primo richiede un’adesione della sensibilità e dell’intelletto a tutto quello di cui si fa esperienza. Potremmo chiamarla un’adesione “naturale” all’esperienza, se consideriamo natura ciò che contraddistingue gli aspetti genuini delle cose. “Il ‘Supernaturale’ altro non è che il Naturale disvelato” scrive a Higginson nel 1867 e, ancora, ‘non è ‘Rivelazione’ – questa – che ci attende, ma soltanto i nostri occhi spogli”. Sono affermazioni che legano il principio cristiano della verità rivelata alle capacità sensibili e intellettive della persona e al suo vissuto. Potremmo dire che la conoscenza per Dickinson avvenga nella forma di una lirica empirica, basata sull’osservazione della natura: le nostre risorse cognitive sono radicate nella necessità – e nell’etica – di prestare sinceramente attenzione ai fenomeni. Ma, accanto alla lirica, Dickinson usa moltissimo anche l’ironia, con un suo sagace wit in linea con l’umorismo anglosassone, che la caratterizza in quanto donna e intellettuale brillante al passo con i dibattiti culturali e politici del suo tempo, come testimonia la completa raccolta delle lettere, curata da Cristanne Miller e Domhnall Mitchell (2024). L’ironia diventa pungente quando è in contrasto con i momenti lirici, con un’alternanza di campi antitetici che, come aveva notato Brita Lindberg-Seyersted, è costante. […] Ma lirica e ironia non sono dissonanti. La prima, certo, descrive momenti d’estasi e ha un pathos che esalta il contatto tra la sensibilità individuale e l’esterno; la seconda fa emergere questo contatto in modo lucido, spoglio e, si potrebbe dire, quasi scientifico, come fosse un vetrino per vedere le cose con più attenzione. Però, sia la lirica sia l’ironia intensificano il modo in cui Dickinson interroga ciò che la circonda: innescano quella “compunzione” che – come confida alla cara amica Susan Gilbert, che diventerà poi l’amata del fratello Austin – la rende capace di “consumare una Visione”. Sappiamo, infatti, che la compunzione denota un dolore pungente, oppure una contrizione religiosa, ma per Dickinson diventa uno strumento conoscitivo: una specie di lente segreta ad uso dell’interiorità, che riesce a combinare l’intuito e la logica. Può essere orientata in modo lirico, con un effetto ad maiorem, o in modo ironico, con un effetto ad minorem, che corrispondono a due campiture tonali: a volte prevale la prima che accentua l’estasi, a volte la seconda che ridimensiona l’estasi grazie alla razionalità. […]” (dal saggio introduttivo di Maria Borio)


303

The Soul selects her own Society –
Then – shuts the Door –
To her divine Majority –
Present no more –

Unmoved – she notes the Chariots – pausing –
At her low Gate –
Unmoved – an Emperor be kneeling
Upon her Mat –

I’ve known her – from an ample nation –
Choose One –
Then – close the Valves of her attention –
Like Stone –


303

L’Anima sceglie i Suoi –
Poi – chiude la Porta –
Alla sua divina Maggioranza –
Nessun altro è presente –

Impassibile – nota le Carrozze – che sostano –
Al suo piccolo Cancello –
Impassibile – anche se un Imperatore si inginocchiasse
Sopra al suo Tappeto –

So che lei – da un’ampia nazione –
Sceglie Qualcuno –
Poi – chiude le Valvole dell’attenzione –
Come una Pietra –


341

After great pain, a formal feeling comes –
The Nerves sit ceremonious, like Tombs –
The stiff Heart questions was it He, that bore,
And Yesterday, or Centuries before?

The Feet, mechanical, go round –
Of Ground, or Air, or Ought –
A Wooden way
Regardless grown,
A Quartz contentment, like a stone –

This is the Hour of Lead –
Remembered, if outlived,
As Freezing persons, recollect the Snow –
First – Chill – then Stupor – then the letting go –

341

Dopo un gran male arriva un sentimento solenne –
Come Tombe, i Nervi siedono cerimoniosi –
Il Cuore rigido domanda “fu Lui, che soffrì”,
E “Ieri, o Secoli fa?”

I Piedi si muovono intorno, meccanici –
Una linea segue la linea successiva
Di Terra, Aria, o Altro –
Va avanti senza cura,
Un benessere di Quarzo, come una pietra –

Questa è l’Ora di Piombo –
Ricordata, se si sopravvive,
Come persone Assiderate che hanno memoria della Neve –
Prima – Freddo – poi Stupore – infine lasciarsi andare –


465

I heard a Fly buzz – when I died –
The Stillness in the Room
Was like the Stillness in the Air –
Between the Heaves of Storm –

The Eyes around – had wrung them dry –
And Breaths were gathering firm
For that last Onset – when the King
Be witnessed – in the Room –

I willed my Keepsakes – Signed away
What portion of me be
Assignable – and then it was
There interposed a Fly –

With Blue – uncertain – stumbling Buzz –
Between the light – and me –
And then the Windows failed – and then
I could not see to see –

465

Ho sentito una Mosca ronzare – stavo morendo –
L’immobilità nella Stanza
Era come l’Immobilità nell’Aria –
Fra le Raffiche della Tempesta –

Gli Occhi intorno – si contorcevano asciutti –
E i Respiri si raccoglievano fermi
Per quell’ultimo Assalto – quando il Re
Si manifesta – nella Stanza –

Feci testamento dei miei Ricordi – Rinunciai
Ad ogni parte di me che si potesse
Assegnare – e fu proprio allora
Che lì si interpose la Mosca –

Con un Azzurro – incerto – balbettante Ronzio –
Fra la luce – e me –
E poi le Finestre mancarono – e poi
Non potei vedere che non vedevo –










Risposta

  1. […] Emily Dickinson | Cinquantacinque poesie […]

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