Cinque poesie inedite di Alberto Biscaldi.
Spostamenti #163
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole
Logos
Guardare in alto: la prima forma
di rapporto. Poi: pensare,
di conseguenza, parlare.
Tutto ciò che faccio, lo faccio
per trovare funi, rocce
a cui aggrapparmi.
Sviluppare i sensi, la vista, il tatto
solo per riconoscerti, vedere
da chi dipendo; sopravvivere:
distinguere aria da fuoco, fuoco
che è aria che brucia.
Pianura
Lampi, nuvole scontrarsi in cielo,
ma non sentendo alcun tuono: troppo alti
sopra le nostre teste, strati di atmosfera
a separarci, tanto che penso
finiremo per non sentire
del tutto.
Mi dicevano da piccolo:
“Qui non accade nulla. Non preoccuparti delle nubi
e del vento umido che promette pioggia.” – Il peggio
è sapere che ogni lampo
qui ovattato e muto
altrove è una tempesta, una scusa
per tenersi stretti a letto, per dirsi
ti voglio bene, oppure
ho paura: una cosa qualsiasi
che ci leghi.
Getsemani
La verità: ho sperato
fosse solo colpa mia. Tutto questo
ho sperato fosse solo
un mio errore. Così
avrei potuto rimediarvi
da solo. Dormivo
con le braccia davanti al viso,
per non farti vedere
che dormivo. Sembravo
in preghiera.
Mi sono svegliato fra rumori di percosse,
ombre si allontanavano
dietro la collina. Gli altri
avevano dormito con me. Fummo, ognuno
di noi, colui che si svegliò per primo,
che osserva gli altri e vede
nell’alba
i traditori.
Abituarsi alle tenebre
I cuscini buttati sul letto nella fretta,
la casa lasciata in disordine, finestre
aperte a lasciar passare
ogni corpo estraneo volesse entrare
in nostra assenza. Ci vedevamo così, come
un relitto coperto di buchi al fondo
del mare, attraversato dai pesci
che ci consideravano
come uno scoglio, un pezzo
di fondale, in ogni caso qualcosa
di non animato. Nessuna luce
ci raggiungeva, non di ossigeno, ma di buio
si cibava il nostro organismo, sviluppando
un appetito per la notte.
Chi ci mandò a fondo?
Noi ci mandammo a fondo.
Chi ci allontanò, separandoci
con muri d’acqua dal cielo?
Noi ci allontanammo.
È nostra la colpa, nostro
il peccato, abituarsi alle tenebre
richiede uno sforzo enorme, tanto
che raggiunto l’obiettivo sembra sprecato
tornare su, tra le ombre che si muovono
dentro la luce.
DNA
La corteccia, parte
caratteristica dell’homo sapiens, è sede
del pensiero.
Il sistema limbico, lascito
del cervello di antichi mammiferi, è sede
di memoria affettiva: necessità
di ricordare un volto di madre
per sopravvivere.
Da ultimo
il paleoencefalo è un’eredità dei rettili: la fonte
di aggressività e paura. Pensare
di morire; temere
di perdere una madre; odiare
un genitore; dipendere da lui
intensamente; sapere
di non sopravvivere
senza il suo allattamento; essere
figli, avere figli, innamorarsi: esporsi
al rischio della perdita; in ogni caso
amare per temere,
o viceversa.
BIO
Alberto Biscaldi (Vigevano, 1999) vive tra Milano, Parigi e la provincia di Pavia. È dottorando in letteratura contemporanea presso l’Università Cattolica di Milano e la Sorbona di Parigi, e si è laureato in lingue e letterature moderne con doppio titolo presso gli stessi atenei ottenendo il Premio Agostino Gemelli – la più alta onorificenza dell’Università Cattolica – come miglior laureato dell’anno 2023. Sue poesie sono state pubblicate su varie riviste, tra cui la rivista internazionale Gradiva. International Journal of Italian Poetry (Olschki) e la rivista Atelier. Ha tradotto dall’inglese alcune poesie della poetessa premio Nobel Louise Glück.
A livello critico, si occupa soprattutto di Louis-Ferdinand Céline, fa parte della redazione di Atelier e scrive per diverse altre riviste letterarie, soprattutto in italiano e in francese. Inoltre, ha esperienza in ambito teatrale.









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