Sotirios Pastakas | Vizi e sfizi da poeti

3–5 minuti

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traduzione di Maria Allo in collaborazione con Sotirios Pastakas
da Guida di sopravvivenza per giovani scrittori (Apópeira, 2018)

L’ANSIA DA PRESTAZIONE

Un amico poeta mi chiama per chiedermi cosa ne penso della poesia a pagina 6, se sono d’accordo con lo sviluppo del tema, le figure retoriche, se ho colto il riferimento nascosto a situazioni reali e a quale testo della letteratura mondiale strizza abilmente l’occhio. Le mie osservazioni, dichiara gentilmente, gli sono indispensabili, data la stima che nutre nei miei confronti.

Il suddetto poeta mi ha dato la sua ultima raccolta di poesie appena due giorni fa. Anzi, per essere precisi, me l’ha rifilata durante la presentazione pubblica di un terzo poeta, dove avevo l’onore di tenere il discorso introduttivo, attraversando sedie, tavolini – e senza menzionare affatto la bionda con la minigonna seduta in prima fila con una gamba accavallata – e, appena sceso dal palco, stringendomi calorosamente la mano tra un prolungato susseguirsi di «congratulazioni». Persino da lei mi ha separato per darmi il suo libro.

Questa “ansia da prestazione” che colpisce i “poeti”, i quali ignorano il tempo personale di lettura, il campo di studio in cui potremmo essere immersi, i nostri impegni sociali, ecc… No! L’amico poeta esige un giudizio immediato, una critica e un riconoscimento, come l’amante a letto che, appena hai finito, ti chiede: «Sono stata brava? Ti è piaciuto?»

COME FARSI NEMICI

La mia amicizia con il collega sembrava incrollabile. Voleva perfino lasciarmi in eredità i suoi beni. Passeggiate sul vicino monte Gkediki, cene nelle sue case sparse in diverse città… Così, preso dall’entusiasmo per il mio grande amico, scrissi una breve nota critica per una rivista letteraria ateniese con cui collaboravo all’epoca, per celebrare la sua ultima novella. E che l’abbia mai fatto! Appena uscì la recensione, il grande amico mi tolse perfino il saluto, perché – a suo dire – avevo commesso l’imperdonabile errore di menzionare la sua età. Lo trovò inaccettabile e mi rivolse di nuovo la parola solo quando era in punto di morte, come un’estrema assoluzione prima dell’ultimo addio.

Un amico editore mi diceva, quand’ero giovane, che il modo più facile per farsi dei nemici è occuparsi di critica. Allora non gli credevo, ma col tempo si è rivelato assolutamente vero: anche quando scrivi qualcosa di positivo su qualcuno, aleggia sempre il rischio che le tue parole e le tue intenzioni vengano fraintese. Se dunque vuoi farti dei nemici, giovane letterato, dedicati alla critica.

O meglio, rifletti su perché è impossibile occuparsi di critica in Grecia: mettiamo che scrivi contro qualcuno… dopo averlo incontrato una, due volte nei soliti ritrovi letterari, la terza volta tornerete amici e finirai per scrivere di nuovo qualcosa di positivo. Questa è la critica letteraria in Grecia: adulazioni e battaglie contro mulini a vento.

CONTROVERSIE LETTERARIE

La produzione poetica è inversamente proporzionale all’accettazione sociale del poeta. Più il ruolo sociale del poeta tende a scomparire, più si moltiplicano i libri, le presentazioni, i festival e… le controversie! Un tempo, la parola del poeta veniva ascoltata dalla maggioranza della gente. Per dirlo diversamente: il pubblico attendeva con ansia di sapere “cosa avrebbe detto il poeta”, per prendere posizione, per essere illuminato e per tracciare un percorso di vita.

Oggi, se un genitore sente il figlio unico dichiarare che vuole diventare “poeta”, prima scoppierà a ridere e poi toglierà la cintura per picchiarlo.

Man mano che il ruolo sociale del poeta si riduce – e ha già superato il livello dello scherno (lo sanno bene coloro che, per errore, hanno rivelato nel loro ambiente di lavoro la loro “segreta” identità di “poeta”) – e mentre subisce derisione e umiliazione personale, tanto più i poeti si consumano in dispute e litigi tra loro, per il nulla, per una camicia vuota, per un’Elena.

Discutono di questioni insignificanti a livello personale, ed è questo il lato sgradevole: per le mutande della ninfomane che tutti hanno avuto, per l’eventuale violazione dell’ “inviolabile” del loro posteriore, per le loro dichiarazioni fiscali e una possibile evasione. Per le loro idee politiche, per chi, insomma, ha sedotto più donne e chi ce l’ha più grande.

Controversie che non hanno lo splendore di un dibattito sulla poetica, che non guardano all’evoluzione letteraria, né all’ansia per il destino dell’Arte che servono, ma piuttosto agli interessi del bullo e del fanfarone, che finisce incatenato nelle aule di tribunale perché semplicemente insulta, minaccia ed estorce.

Le celebri dispute letterarie del tempo andato si sono ridotte, ai giorni nostri, a pratiche criminali di diffamazione e miserevole ricatto.


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