Cinque poesie da Vanni Schiavoni, Gli atleti, prefazione di Valerio Grutt (Interno Poesia 2024). La foto è di Dino Ignani.
Spostamenti #170
Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole
*
Tu, carne nella lotta
quando torni a raschiarti
vincitore o vinto o solo stanco
lo sai che non servirà a questa esistenza
né a qualcosa l’indifferenza che c’è
nel colore del bronzo
ma solo la tua impresa
impressa nella stasi.
La sostanza resiste e morde i suoni
quando le epoche sgranano ruvide e pagane
si soppiantano imbriacate
come non bastassero.
Ma finisce qui il tuo letargo liquido:
hai avuto gli anni per rovistare i fondali
sentire dall’immenso il lanciare sovrastante
di bombe a tremolarne la scorza.
*
Ora stai
sulla terraferma
hai un tempio tutto tuo laddove
ti guarda mite pure la povera gente
e mentre ti lodano e tu mediti, rammenta:
quello che conquistiamo
è solo superficie
il possesso ossessivo
la dissoluzione della pietà
l’inflazione del malumore
l’autoassoluzione superba
per gli abusi e le atrocità commesse
come se fosse evoluzione
l’importarsi in quanto mercanzia
o avversari.
*
Mi governava sempre
un comportamento introverso
soppesavo un piede e ansioso il costato
mi rivolgevo in alto sbarrando ogni patire
dove si posava l’attenzione per trovare
l’estremo appiglio a una reminiscenza
e fitti si ammassavano i paradisi
di inviti a contemplare lo sbaglio.
Come se davvero un suicidio si decida
così il contrario dell’intenzione
a volte era ispirazione, altre
era sconvolgere la marmaglia ignorante
nelle scarne strade meridionali
la religione della miseria e dell’aspettare
col semplice chiaroscuro di un’effige.
*
Si chiede mai se abbiano regole
le ardenti visioni geopolitiche
giacimenti di petrolio o miniere
quando sia a fuoco l’idea?
Il mondo non lo prende
lo riprende vivendolo da un’altra ottica
lo fa più piccolo
lo mette come avanzo nel petto
ed è orgoglio condividergli un’era
ché le altre non saranno di alcuno
quanto la sua si apre alessandrina.
La virtù vera
è dire di passaggio ogni epoca
e pure noi.
*
Scuotersi in un gesto simile a polvere
e non potersi nemmeno assentare
da quella poca vita mentre il sole
gli si posava a strati sulla pelle
si poggiava sul polso il mezzodì
e attorno era il crudo paesaggio
e il passaggio crudele dei campioni.
Era lui che sudava e si allenava
si avviava lungo il pietrame nell'eco del suo lancio
e in acri inanimati indugiava semplicemente.
Era un cuneo che affondava e allargava
immaginava vie come cose effimere
come cose scavalcate se le lasciava dietro.
Come ponti.









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