Joséphine Bacon | Innue. Poesie 2009-2018

a cura di

Giovanna Frene

6–8 minuti

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Interno Poesia ha portato in libreria la prima traduzione italiana delle poesie di Joséphine Bacon, la più amata tra le poete del Québec: INNUE. Poesie 2009-2018, traduzione, prefazione e note a cura di Francesca Maffioli (Interno Poesia 2025).


Spostamenti #181

Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole



“Nata nel 1947, Joséphine Bacon è originaria di Pessamit, riserva indiana all’imbocco del fiume Betsiamites, che si getta nell’estuario dell’immenso Saint Laurent. Da molti anni risiede a Montréal e questa doppia appartenenza è leggibile in tutta la sua opera, a partire dalle lingue in cui è redatta. Le sue raccolte infatti sono scritte in innu-aimun – lingua dell’oralità che la poeta si è impegnata negli anni a trascrivere e a promuovere con testo a fronte in francese quebbecchese. 

Jean-François Létourneau spiega che le lingue autoctone sono iscritte nella terra stessa, che nascono da essa e che l’innu-aimun è la lingua di questa espressione prima, originaria e dell’attaccamento al territorio d’origine; il francese costituisce invece la lingua della traduzione, la lingua seconda, ma anche il verbo colonizzatore. Quando nel 2016 Joséphine Bacon fu chiamata a partecipare alla conferenza tenutasi alla Concordia University di Montréal, in seno al progetto di ricerca “Traduire les humanités”, scelse di parlare della sua lingua madre. Spiegò allora come tale lingua, idioma del nomadismo, fosse “mutante” in ordine al contatto, suo e della lingua stessa, con la vita cittadina e sedentaria. Come insomma i cambiamenti interni alla lingua potessero essere letti nella prospettiva di un cambiamento antropologico, legato alle nuove abitudini e ai modi dell’esistere della Première Nation a cui ella stessa appartiene: «Con l’innu-aimun che uso in Tshissinuatshitakana-Bastoni messaggio parlo molto del nomadismo, del tempo in cui eravamo ancora cacciatori e raccoglitori. Quindi sono soprattutto le parole degli anziani che trasmetto, di quando ancora vagavano per la terra. Il vocabolario non è lo stesso dell’innu-aimun di oggi. Quando si vive sulla terra, si parla la lingua dei laghi, dei fiumi, dei licheni, del muschio e delle montagne. Quando si è nomadi, il vocabolario non è lo stesso di quando si è sedentari, perché l’ambiente non è lo stesso. Il vocabolario non sarà lo stesso, perché il modo in cui si soddisfano i propri bisogni è diverso. Quando si vive in una riserva, è come un altro innu-aimun. Non si parla più di fiumi, non si parla più di laghi, non si parla più di montagne; si parla del frigorifero, che magari è rotto, o della lavatrice… Poi, sempre più spesso, ci sono Internet e la televisione… Quindi la lingua è cambiata molto e si sente parlare anche molto francese, mentre ai tempi dei nomadi era una lingua che non si sentiva mai parlare».
La voce poetica di Joséphine Bacon sorge dal territorio attraversato dagli anziani, dalle anziane e talvolta ci racconta anche la città di Montréal grazie a versi che non si attendono nulla e che proteggono le memorie, gli antenati, i morti, i feriti e i vulnerabili e anche la tundra meravigliosa – grazie al genio della parola poetica. Di verbo-parola si tratta, nel suo fondamento di parola pronunciata, detta, nelle tante declinazioni dell’abbondanza che consente quell’oralità che appartiene al patrimonio del dire degli Innu. Questa Première Nation, che si situa geograficamente nel Grande Nord, così si chiama perché – come tutte le altre Prime Nazioni – è nata e ha prosperato sul continente americano prima della colonizzazione europea. La sua stessa definizione esplicita il carattere inevitabile della letteratura delle Prime Nazioni – letteratura di sopravvivenza e di resistenza, che si colloca in quell’insieme di opere che possono essere lette secondo una prospettiva decoloniale.” (dalla prefazione di Francesca Maffioli)




*

Mes soeurs
les quatre vents
caressent une terre
de lichens et de mousses
de rivières et de lacs,
là où les épinettes blanches
ont parlé à mon père.


Nimishat, nutin, / shatshitauat assinu / uapitsheushkamiku mak massekushkamiku. / Nimishat, nutin, shatshitauat / anite ka pimikaut shipu, / anite ka pimikaut shakaikan, / minaiku uitamuepan nutauia.



*

Le mie sorelle
i quattro venti
accarezzano una terra
di licheni e muschi
di fiumi e laghi,
là dove gli abeti bianchi
hanno parlato a mio padre.




*

Les anciens
marchaient sans cesse

ils tiraient leurs traîneaux
sur la neige
et quand elle fondait,
ils naviguaient.

J’ai perdu la trace
de leur passage
vers la terre dénudée

sans guide
pour m’orienter.

Tshimushuminanat nekanat / nanitam aiatshipanat // pimutepanat / pimipitshipanat / utassiuat / pimishkapanat. // Kashikat / nunitauan nene umeshkanamuau / anite ka pimuteht mushuat // nipeikuteshin, / apu tshissenitaman / tshe ishi-tshituteian.


*

Gli anziani
camminavano senza tregua

tiravano le loro slitte
sulla neve
e quando si scioglieva,
navigavano.

Ho perso la traccia
del loro passaggio
verso la terra denudata

senza guida
per orientarmi.



*

On semble m’appeler
à monter dans le bois,
là-bas, à l’intérieur des terres,
notre terre.

Il y a si longtemps
que je n’ai vu l’Innu
passer en traîneau,
semble-t-il me dire.

Il y a si longtemps
que je n’ai entendu
le son du tambour,
semble-t-il me dire.

Où sont donc passés
les Innus ?


Nitepuatakaunatak / tshetshi kushpian / nete nutshimit / nitassinat. // Shashish / apu uapamak innu / e pimipitshit, / nitikutak. // Shashish / apu petuk teueikan, / nitikutak. // Tanite / eku nekanat Innuat ?


*

Sembra che mi chiamino
a salire nel bosco,
laggiù, nell’entroterra,
la nostra terra.

È così tanto tempo
che non ho visto l’Innu
passare in slitta,
sembra dirmi.

È così tanto tempo
che non ho sentito
il suono del tamburo,
sembra dirmi.

Dove sono finiti
gli Innu?



*

Si je fais ce que tu dis,
si je fais ce que tu demandes,
si je construis mon espoir,
me redonneras-tu
mon origine ?



Tutamani essishuein, / tutamani eshi-natuenitamin, / tutamani nin / nipakushuenitamun, / tshika min a kau nitinniun ?



*

Se faccio ciò che dici,
se faccio ciò che domandi,
se costruisco la mia speranza,
mi restituirai tu
la mia origine?




*

Toi qui m’as
appris à être,
toi qui m’as donné
le savoir,
toi qui m’as appris
à rester sur mon chemin,
dis-moi aujourd’hui
où je dois aller
afin de retrouver
le sentier
des anciens.

Toi qui m’as faite
gardienne de la langue,
toi qui m’as chargée
de poursuivre ta parole,
je sais que tu me vois.

J’implore ton aide.



Tshin ka minin / tshetshi taian, / tshin ka minin / tshetshi tshissenitaman, / tshin ka minin / tshetshi eka unishinian / uitamui kashikat / tanite tshe ituteian / tshetshi mishkaman / meshkanau anite ka mitimeht / nimushumat. // Tshin ka minin / tshetshi akua tutaman aimun, / tshin ka minin / tshetshi tutaman aimun / tshe patshitinaman, / nitshisseniten tshuapamin ute etaian. // Tshinatuenitamatin tshetshi uitshin.



*

Tu che mi hai
appreso ad essere,
tu che mi hai dato
il sapere,
tu che mi hai appreso
a restare sul mio cammino,
dimmelo oggi
dove devo andare
per ritrovare
il sentiero
degli anziani.

Tu che mi hai fatta
guardiana della lingua,
tu che mi hai incaricata
di proseguire la tua parola,
so che mi vedi.

Imploro il tuo aiuto.




BIO
Joséphine Bacon è una poeta innu di Pessamit (Québec), nata nel 1947. Considerata una delle principali autrici canadesi, è traduttrice e interprete della voce della Prima Nazione Innu – capace di fare riecheggiare la parola degli antenati, figlia della tradizione orale. C’è qualcosa di meraviglioso nell’uso di questa lingua e nella condivisione di questa tradizione orale millenaria, capace di far risuonare l’eco dei grandi spazi e il passo delle famiglie nomadi che hanno attraversato la tundra canadese. Nei versi essenziali di Joséphine Bacon l’orizzonte diventa una presenza confortante e, Nutshimit (la terra degli antenati) una casa aperta. La foresta boreale accoglie il cammino e i corsi d’acque guidano, attraverso un rincorrersi di tracce in cui i bagliori delle aurore boreali danzano al ritmo dei tamburi. Presso la casa editrice Mémoire d’encrier pubblica nel 2009 la sua prima raccolta, intitolata Bâtons à message – Tshissinuatshitakana seguita da Un thé dans la toundra – Nipishapui nete mushuat (2013, finalista al Governor General’s Award e finalista al Grand Prix du livre de Montréal) e Uiesh – Quelque part nel 2018. Recentissima è la raccolta Kau Minuat – Une fois de plus, pubblicato nel 2023, opera in cui Joséphine Bacon rinnova la sua relazione con il vivente, secondo una meditazione sul tempo e sul silenzio. Nel 2023 Joséphine Bacon ha ricevuto il prestigioso Molson Prize dal Canada Council for the Arts, per il suo inestimabile contributo.



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