Giorgiomaria Cornelio | Ufficio Delle Tenebre

a cura di

Giovanna Frene

4–6 minuti

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Giorgiomaria Cornelio, L’ufficio delle tenebre. Una favola di uomini, bestie e piante rampicanti (Tlon 2025), con una soglia di Aldo Nove e partiture visive di Giuditta Chiaraluce.

Spostamenti #182

Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole

*

Bestiario delle voci

Scantaocchio: un ribellatore

malagò: Il capo delle guardIe

mozzicafreddo: uno dei padroni

anSer: l’oca cenerIna

volpe: una BeStIaccIa

Segarello: un cane da guardIa

attar: l’ultImo delegato deglI uccellI

Ségur: un vecchIo aSIno

Belar: una lepre meSSaggera

edera: una pIanta rampIcante

Bruna: la mammana

le pIccole creature: quellI che reStano

lISa: coleI che perde la memorIa

Se vediamo ancora un maiale impiccato e strangolato per aver mangiato
un bambino (punizione che ci è assai familiare), è per incoraggiare
padri e madri, balie e servi a non lasciare incustoditi i loro figli.

Pierre Ayrault, Il processo ai cadaveri, alle ceneri, alla memoria,
alle bestie brute, alle cose inanimate e ai contumaci


C’è un giorno dell’anno in cui gli animali parlano,
predicono il futuro. Porta male stare ad ascoltarli […].

Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo

Scenario

In quest’ora ripida

Nel cortile di una grande fabbrica di mattoni, nei giorni del crollo dell’ultima ciminiera,
s’incontrano le vicende di bestie, operai, ribellatori, padroni e guardie al disarmo.

L’ora è ripida. La sirena lo annuncia: c’è un compito a cui ognuno sembra convocato; un
ufficio delle tenebre. A turno, mentre Scantaocchio sta preparando la sua rivolta, le bestie
prendono parola. Fanno il processo alla cronaca terrestre: agli uomini, alle rivoluzioni, ai
terrori e alle loro scottature. Fanno il processo sapendo che lo perderanno, come è già avvenuto.

Al centro, su un letto di ferro, giace Lisa, colei che continua a dimenticare; è un secolo addor
mentato nel proprio trapasso, con la placenta ancora gonfia di miserie.

Da qualche parte, intanto, l’Edera ha iniziato ad arrampicarsi sulla storia.

Primo movimento

glI uccellI SI Sono ScottatI nel volo

Nella fede morirono tutti costoro, senza aver ottenuto i beni promessi,
ma li videro e salutarono solo da lontano, dichiarando di essere stranieri
e pellegrini sulla terra. Chi parla così, mostra di essere alla ricerca di una patria.

Lettera agli Ebrei


Siamo rimasti senza ordine e senza rivoluzione,
magnanimi e caduchi, e sembra bello
aver sbagliato in molti, in tutti.

Emilio Villa, Comizio millenovecentocinquanta 3


Chi dona la sua vita, la salva.

Epigrafe sulla tomba di Margherita Cagol

I

«Ecco: c’è lo sconcerto.
E un⠀⠀⠀lungo lamento,
di giorno che baccana».

Questo⠀⠀ hanno detto,
prima ancora di iniziare.

Ero⠀⠀⠀⠀all’ingorgo.
Manodopera. Come a
scrivere:⠀⠀⠀⠀servo.

Nessuno conosceva
il motore del rialzo.⠀⠀⠀⠀Tirava un freddo
che smemorava la storia.

La gente, poi,⠀⠀⠀sapeva solo il pantano.
Tutta l’orrenda fatica. Con vento ghiaccio,
a sciabordate.⠀⠀⠀⠀Con molto azzardo
di fango.

Dicevano anche: «Guarisce la foglia più amara».
Oppure: «Da che mondo è mondo,
⠀⠀⠀⠀⠀⠀è sempre andata⠀⠀così».

Mi hanno assunto che ero ripido.
Tenevo appena⠀⠀⠀il conto delle
sassate.Badavo agli attrezzi del
collasso.
⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀Per le bocchefiglie,
⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀per le bocchegialle,
scaldavo sullo stesso fornello
pece e cannella.

Ebbene: sappiate che nel muro
è cresciutauna spina.

Il crocifero non vuole più legno.
Dovranno saltare le teste.

È un proposito aspro,⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀il mio.

State a vedere:⠀⠀cambierà ogni cosa.

Saremo giusti.⠀⠀⠀⠀Dopo di noi, il
macellaio poserà il coltello.
L’ora tornerà più rotonda.

Questa,⠀⠀⠀lo giuro,
è l’ultima devastazione.

L’oca cenerina⠀⠀⠀⠀lo ha ripetuto
anche oggi: «Cento sono i millenni.
⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀Mille⠀⠀⠀⠀⠀i padroni».

Ma ora basta.
Basta così.


Succede un veleno.
Succede⠀⠀⠀⠀⠀⠀nel largo dei tronchi,
nella rimessa sbilenca,⠀⠀nella casa di
ghiaia,⠀⠀⠀⠀⠀nelle tubature indaffarate.

Cresce l’amianto.⠀⠀⠀⠀⠀⠀Chiucchiurla,
impiglia.⠀⠀⠀⠀⠀È furia di rabbia ruvida.

⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀Ce l’abbiamo dentro.

E tu, bestiaccia d’azzardo,⠀⠀⠀⠀volpe scura,
che mordi l’orecchio,⠀⠀che tanto squaderni,
che hai occhio e bendae non dai la zampa,
che metti al mondo
cose azzurre,⠀⠀⠀⠀cose affilate,
e fai lo screzio e la sbeccatura:

se solo sapessi⠀⠀⠀⠀⠀– se solo –
in che guaio si è ficcato l’umano!

Vedi: quello con l’accetta e la pala,
quello coi grovigli d’acciaio
– coi grovigli di vetro –,
quelloè l’Uomo,
senza rammendo,
per via⠀⠀⠀⠀dei Padroni.

Volpe: se solo.⠀⠀Allora
capiresti.

Ma tu non vuoi.
Ti ho sentita parlare⠀⠀davanti
all’oca.⠀⠀⠀⠀⠀Pestavi il muso.
Raccontavi:

«Otto secoli⠀⠀⠀⠀sono trascorsi⠀⠀da
quando processarono la prima scrofa.

Vestita di unto,⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀di giacca,
di brache alle zampe⠀⠀⠀⠀ di dietro,
di guanti alle zampe⠀⠀⠀⠀⠀⠀davanti.
Mozzato il grugno, tagliata la coscia,
messa la lugubre maschera,⠀⠀⠀⠀la
impiccarono per aver divorato
un lattante.

E non di lunedì,
e non di martedì,
e non un giorno qualunque,
ma il giorno di magro

– quando la bocca
risparmia la carne.

Anser: se questa è la loro giustizia,
⠀⠀⠀⠀⠀⠀se questo è il loro tribunale,
noi cosa c’entriamo?


Dovrebbe, il guaio, toccarli più
a fondo,spaurire e dare sera,
con macerie⠀⠀⠀in grandi tozzi.

Invece guarda: è di nuovo sicuro il
piede che calpesta. Come fossimo
cosa diversa,⠀⠀⠀⠀⠀⠀nata secca.


Potrebbero,⠀⠀⠀⠀allora, salvarci?


Rinunciano all’erpice, ma non al campo.
Lo pretendono. Temono ortiche e dardi,
l’impiastro senza nome,⠀⠀⠀⠀⠀⠀il punto
d’ incrocio,
di giuntura.⠀⠀⠀⠀Tutto in loro languisce,
s’incorsa,⠀⠀e va dritto in cima al malore.


È ancora troppo⠀⠀umana
questa umana rivoluzione».

Suvvia: parole fiacche,⠀⠀⠀⠀Volpe.
Domani⠀⠀⠀anche tu sarai con noi.


A riparare il vostro onore
penseremo poi.


Ora,⠀⠀⠀⠀⠀⠀lo sai, dobbiamo agire.


O non ci sarà più⠀⠀terra.

O non ci sarà più⠀⠀cielo.


«Poiché attorno era caduto
il divorzio, chi nasceva non
conosceva⠀⠀⠀il tepore».


Ricorda: bufera non fa caso
né di sorella né di fratello;
bufera non fa caso
né di amica né di amico.




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