Sotirios Pastakas | Alcuni fraintendimenti quotidiani tra poeti

3–5 minuti

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traduzione di Maria Allo in collaborazione con Sotirios Pastakas
da Guida di sopravvivenza per giovani scrittori (Apópeira, 2018)


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DICIAMO NO ALLE RACCOMANDATE

Nessuno ruba più libri. L’ultimo che rubava libri, il filosofo Kostis Papagiorgis è morto. Non solo non ruba più nessuno, ma anche se glieli regali, se glieli dai di persona, non sa che farsene. Abbiamo trovato libri con dediche al Monastiraki,(il meratino delle pulci) e in tutti i posti dove si vendono libri di seconda mano o “a peso”: di solito i destinatari delle dediche non si prendono nemmeno la briga di strappare la pagina con la dedica e li vendono al primo acquirente. È noto che M. F., quando teneva una rubrica di critica letteraria in un quotidiano, “spacciava” i libri che gli venivano inviati verso un famoso remainder di via Solonos.

Perché, dunque amici poeti e giovani scrittori, mi inviate i vostri libri come raccomandate delle poste greche o tramite corriere? Avete paura che vi rubino la celebre fatica creativa? Non tenete conto della mia fatica, quella del lettore: devo uscire con il caldo torrido, attraversare mezza Larissa per arrivare all’ufficio postale, aspettare in fila per mezz’ora in una sala senza aria condizionata e, se ho fortuna e non svengo, ritirare di persona la vostra ultima opera d’arte. Pensate anche al rischio cui mi esponete, uomo ormai anziano, di non ricordarmi la strada di casa dopo qualche bicchierino di ouzo, perché ho pensato di salutare due amici, già che ero uscito in centro. D’ora in poi, dunque, spedite pure i vostri libri per posta ordinaria — e se si perdono, in fondo, non sarà una gran tragedia.


SULLA SCRITTURA ALL’INVERSO E ALTRI ARTIFICI

Nulla invecchia più in fretta del nuovo. Quando Borges scriveva questo aforisma, aveva in mente le varie avanguardie che spuntavano come funghi agli inizi del Novecento, i vari piccoli -ismi. Egli stesso aveva militato nell’“ultraismo” di sua invenzione, e col tempo era giunto alla convinzione che, in letteratura, l’antico è più resistente del nuovo.

Nel nostro tempo, in cui non esistono più movimenti letterari, germogliano vari giochi lettristi. Poeti di ogni età insistono nel promuovere una falsa idea di novità, che consiste in diversi espedienti tipografici nella disposizione dei versi e soprattutto nei caratteri: cambiando font da un verso all’altro credono di conferire valore a ciò che, il più delle volte, è povero di contenuto. Ma anche se scrivi una poesia al contrario, non resterà se non ha qualcosa da dire. Il suo valore aggiunto non risiede nella forma della sua apparizione, e non si rinnova la letteratura in questo modo. Il vero rinnovamento si trova sempre nell’espressione del linguaggio, non nella sua rappresentazione tipografica.

Un amico narratore ha preferito ritirare la propria collaborazione da una rivista elettronica perché non gli avevano rispettato certi spazi intermedi nella pubblicazione del suo testo. Non sapeva che la novità della sua scrittura non risiedeva nella rappresentazione tipografica, ma in ciò che aveva scritto.


I POETI E DUPLANTIS

La sera di venerdì mi sono trovato invitato a una cena tra amici. Proprio di fronte a me si sono seduti due insegnanti di educazione fisica che, nel pomeriggio, arrotondano il reddito facendo gli allenatori: uno di ginnastica artistica e l’altro di atletica leggera. Quando mi hanno chiesto a loro volta di che cosa mi occupo e ho menzionato la letteratura, hanno dichiarato con un certo imbarazzo che nessuno dei due ha mai letto un libro in vita sua. Uno dei due mi ha confessato che legge solo un giornale sportivo una volta alla settimana, l’altro neppure quello. Entrambi mi hanno detto con orgoglio che un loro collega ha cominciato a leggere letteratura solo dopo essere andato in pensione, e poiché anche loro erano prossimi alla pensione, me lo hanno confidato come se non fossimo in una trattoria di periferia con musica popolare, ma su un austero podio accademico.

Ignoto, sempre, il momento in cui incontreremo la letteratura. Anche questa, dopotutto, è una disciplina di atletica. Ho detto loro, perché mi erano molto simpatici, che anche la letteratura ha a che fare con il loro lavoro: è una maratona, una corsa di lunga distanza e a ostacoli, non una gara di velocità. Che gli scrittori, e in particolare i poeti, non sono come Duplantis, che ogni volta che salta con l’asta stabilisce un nuovo record mondiale. I poeti non sono recordmen: una loro raccolta può essere inferiore alla precedente, perché ciò che conta è l’insieme dell’opera, non il primato. La poesia, dopotutto, è come il pentathlon.


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