Kikì Dimulà | Addio mai. Poesie 1956-2016

a cura di

Giovanna Frene

2–3 minuti

|

Pubblichiamo oggi, per gentile concessione di Donzelli Editore, tre testi tratti dal selected poems di Kikì Dimulà “Addio mai. Poesie 1956-2016”, a cura di Paola Maria Minucci e Francesca Zaccone (Donzelli 2025).



Spostamenti #190

Rubrica di poesie, parole sulle poesie e parole sulle parole


Addio mai


Ultimi Saluti stasera

infiniti sono i miei che ti invio
e saluti saluti dell’impossibile
che mai la volontà divina ti darà.

Si accasciano sfinite le violette
che il tempo mite stringe
nel suo legittimo abbraccio
non le vede da un anno.

Salute a voi fiori puntuali
nel vostro regolare ritorno
salute a te puntualità del senza ritorno
hai rispettato alla lettera i morti.
Salute, abbraccio dell’oscurità
che legittimo accogli
non ti vede da prima che tu nascessi.
Salute, paura dell’aperto negli occhi
salute a te promessa piena di grazia dell’insperato
che troverà ancora il coraggio il tuo sguardo
di rivolgersi al mio spaventato.
Salute, paura dell’aperto negli occhi
– «lasciapassare» della memoria perché
possa vedere quando vuole
l’alba di un giorno perduto.

Quanto a te mondo
che accetti di vivere
fin quando la sorte avrà bisogno di te
perché colgano i frutti della tua
fertile resistenza le sventure,
che ti svilisci a vivere
perché un plenilunio ventriloquo
ti possa almeno augurare una buona serata
durante la traversata
cosa dirti
salute anche a te.



Una generazione va e una generazione viene


Sono un essere dilettante
come forgiare migliori lamentele?

Si è appannato. Giorno e notte lo fruga
con le sue minacce sporche il tempo. Va lucidato.
Immergilo nell’acido rarefatto dell’evocazione
e poi strofinalo con una soffice vocale di flanella.

Piccolo vaso di rame che somiglia a borraccia
(alza un po’ il volume della similitudine
non si ode affatto acqua).

Anfora ampolla fiala teca
di profumi od olio prima della gara
con cui gli atleti si ungono il corpo
non ne ho mai saputo il nome
aperto mi fu lasciato l’uso
prendilo è vecchio molto vecchio
estratto dal fondo del mare
dicesti a me ne facesti dono
la vigilia della tua partenza –
e io perché l’ho scambiato per giuramento?

Dal fondo della vigilia della tua partenza.
Lacrimatoio forse?

Nella gara – per corpi.

Corpi? Ripetilo. Corpi.
È appannato e non si sente. Chiedi al tatto
si ricorda ha mai pronunciato questa parola?
– con cura attizzalo, sai
il dubbio accora le morti.
Meglio scandagliare i sogni.
Loro sanno. Collaborarono alle rapine.

O piuttosto lascia fare
come piantare acqua su lacrime.



Il problema della dimora


Signore
smettila di levarci
le nostre perdite.

Non abbiamo altra dimora.





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